DAL GOVERNO E DAL PARLAMENTO

DAL GOVERNO E DAL PARLAMENTO
IL QUESTION TIME DEL MINISTRO LOLLOBRIGIDA AL SENATO 

Il Question Time del ministro Lollobrigida al Senato (del 17.11.2022) sulla nuova denominazione del Ministero dell’agricoltura, sulla tutela della mozzarella di bufala campana DOP rispetto ai rischi derivanti da brucellosi e tubercolosi, sulla produzione di alimenti sintetici, sulle misure per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento idrico all’agricoltura, sulla operatività della CUN del grano duro e sui danni all’agricoltura causati da orsi e lupi in Trentino-Alto Adige. 

Interrogazione a risposta immediata sulla nuova denominazione del Ministero dell’agricoltura
Ringrazio per l’opportunità che mi viene data di illustrare in modo chiaro la scelta della nuova denominazione del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. Vorrei subito rassicurare alcuni parlamentari, che nei giorni scorsi si sono mostrati allarmati, del fatto che l’ananas non verrà messa fuori legge. Lo faccio prendendo a prestito le parole del consigliere delegato di Filiera Italia Luigi Scordamaglia: “Chi ironizza su frutta e ananas, oltre a una caduta di stile, dimostra di non aver compreso qual è la posta in gioco”. E aggiunge: “La sovranità alimentare non è autarchia: è difesa delle proprie produzioni e dei propri modelli in un mercato globale equo […]”. La sovranità alimentare ha una precisa storia e una grande valenza, spiegata bene dal fondatore di Slow Food Carlo Petrini, che ringrazio, secondo cui questo concetto “è la stella polare per affrontare la rigenerazione dell’agricoltura nel mondo. È un concetto per cui si battono da anni tanti movimenti […]”. Petrini afferma anche che, “se applicata correttamente, la sovranità alimentare crea una tensione positiva tra dimensione locale e globale, e permette ai popoli di essere davvero liberi nella scelta di ciò che vogliono produrre e consumare, mettendo al centro il benessere delle persone e del pianeta”. La Sovranità alimentare, inoltre, per quanto possa risultare innovativa e dirompente nel quadro della semantica istituzionale italiana, non è un concetto nuovo nemmeno al di fuori dei nostri confini nazionali. Non è un mistero, infatti, che già altre nazioni, prima di noi, hanno attribuito rilevanza a questo concetto, come avvenuto in Ecuador e Venezuela, inserendolo nel dettato costituzionale. In Francia da anni è stata adottata analoga denominazione: “Ministère de l’Agriculture et de la Souveraineté alimentaire”. Scelta utile, questa, e in linea con la con il Trattato del Quirinale. Questo principio ha precisi effetti nella vita quotidiana dei cittadini e pone l’accento sulla necessità di avviare una volta per tutte nuove pratiche virtuose: produrre secondo parametri di rispetto del mondo del lavoro, dell’ambiente e della qualità. Abbandonare l’idea che la priorità sia esclusivamente quella di sopperire al bisogno di mangiare e bere, qualsiasi sia il prodotto che le logiche di mercato mettono a disposizione, in maniera massiva, dei consumatori finali. Siamo convinti che la difesa di un modello di produzione che mette al centro i prodotti di qualità, la predisposizione di filiere sempre più corte, l’applicazione del principio di stagionalità, la centralità dell’imprenditore agricolo, siano tutti fattori che generano e garantiscono il diritto di un popolo di cibarsi di prodotti più sani e la produzione sia in grado di garantire una maggiore sostenibilità ambientale. I prodotti d’eccellenza e la qualità vanno infatti difesi valorizzando il lavoro degli imprenditori agricoli. E noi intendiamo farlo. Perché tutti i popoli hanno il diritto di definire le proprie politiche agricole e alimentari. Italiani compresi.

Interrogazione a risposta immediata sulla tutela della mozzarella di bufala campana DOP rispetto ai rischi derivanti da brucellosi e tubercolosi
Signor Presidente, onorevoli Senatori, la diffusione della brucellosi e della tubercolosi negli allevamenti di bufale è costantemente monitorata dai nostri Uffici. E’ noto che a valle del Consiglio regionale straordinario della Regione Campania del 7 novembre 2022 è stata approvata all’unanimità una risoluzione che impegna la Giunta regionale ad assumere misure più efficaci per il raggiungimento dell’obiettivo di eradicazione delle malattie infettive della specie bovina e bufalina rispetto a quelle già previste dal Piano di eradicazione approvato dalla stessa Regione nel 2022. Nel dibattito svoltosi è emerso, infatti, che si è ben lontani dall’obiettivo che si intendeva conseguire ovvero il dimezzamento rispetto all’anno precedente del numero dei capi affetti da brucellosi e tubercolosi (la percentuale pare essere non superiore al 18%). Il fenomeno è allarmante soprattutto nella provincia di Caserta ed è necessario intervenire rapidamente e con misure efficaci. A questo fine ho già scritto al Ministero della Salute, alle istituzioni locali e alle associazioni di categoria per confermare la volontà di implementare l’attività di raccordo operativo e coordinato finalizzata a definire gli strumenti per affrontare in modo efficace le problematiche in oggetto, nonché ad individuare le modalità accelerate di erogazione di misure di sostegno per il mancato reddito a favore delle aziende che hanno subito forti abbattimenti. Quello del ristoro alle aziende è, infatti, l’ulteriore versante – strettamente connesso a quello di eradicazione delle malattie – sul quale intendiamo impegnarci. Al riguardo, informo che il Ministero, a seguito dell’adozione del Regolamento Delegato (UE) 467/2022 (che prevedeva la concessione di un aiuto eccezionale di adattamento ai produttori più colpiti dalla crisi ucraina), è intervenuto in favore del settore bufalino attivando un aiuto complessivo di importo pari a 6,2 milioni di euro, che risulta interamente erogato. Segnalo, poi, che, nell’ambito del Piano Strategico della Politica agricola comune 2023-2027, in fase di adozione da parte della Commissione europea, sono stati previsti aiuti accoppiati destinati al settore pari a 3,2 milioni di euro annui, per l’intero periodo 2023-2027. Inoltre, nell’ambito del predetto Piano gli allevatori bufalini, attraverso gli eco-schemi, potranno accedere ad un aiuto specifico, finalizzato al miglioramento del benessere animale e alla riduzione dell’antimicrobico resistenza. Per quanto concerne le misure di promozione della “Mozzarella di bufala campana D.O.P.”, in Italia e nel mondo, al fine di supportare l’economia dell’intera filiera, è previsto un apposito capitolo di bilancio dedicato proprio alla valorizzazione dei prodotti DOP e IGP che vede uno stanziamento annuale pari a 700.000 euro, da cui sarà possibile attingere per interventi specifici individuati in accordo con le associazioni di categoria.

Interrogazione a risposta immediata sulla produzione di alimenti sintetici
Signor Presidente, onorevoli Senatori, ringrazio gli interroganti per aver sollevato un problema come quello della diffusione del cibo sintetico. Desidero sgombrare il campo da equivoci: il Governo è contrario al cibo artificiale, come dimostrato anche dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha espresso la sua contrarietà formalmente. Come Ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste è mia ferma intenzione quella di contrastare in ogni sede questo tipo di produzioni che rischia di spezzare il legame millenario tra agricoltura e cibo. Ritengo che il cibo sintetico rappresenti un mezzo pericoloso per distruggere ogni legame del cibo con la produzione agricola, con i diversi territori, cancellando ogni distinzione culturale, spesso millenaria, nell’alimentazione umana e proponendo un’unica dieta omologata, con gravissime ricadute sociali sui piccoli agricoltori. Il nostro Paese, culla della Dieta mediterranea patrimonio Unesco, sarà in prima linea per difendere il cibo naturale, che è uno dei punti di forza del Made in Italy. Quest’anno secondo le previsioni del Ministero raggiungeremo la soglia record di esportazioni di oltre 60 miliardi di euro. Un valore che dobbiamo proteggere e rafforzare da tutti i tentativi di omologazione, di cui il cibo sintetico rappresenta l’apice e la forma più estrema. La nostra contrarietà è dal punto di vista ambientale, tenuto conto degli impatti negativi e delle forti emissioni prodotte dai bioreattori; dal punto di vista sociale, visto che rischiamo la desertificazione produttiva dei nostri territori dove allevamenti e imprese agricole rappresentano la prima forma di presidio e di custodia del territorio anche rispetto al dissesto idrogeologico; dal punto di vista sanitario, visto che non esistono studi consolidati sugli effetti del cibo sintetico sulla salute. La minaccia è concreta e attuale, considerato che il bioreattore per il latte sintetico, come citato dagli interroganti, è in costruzione in Danimarca. Il nostro modello produttivo è totalmente diverso, puntiamo sulle filiere di qualità che siamo pronti a supportare ancora meglio. È nostra intenzione investire anche in ricerca, promuovendo attraverso il CREA lo studio delle nostre colture nazionali per proteggerle dai rischi climatici. La sostenibilità per noi è centrale e proprio per questo siamo coerenti nel rifiutare modelli artificiali che vogliano sostituire la natura. Colgo l’occasione per augurare all’Istituto tecnico agrario Garibaldi di Roma, il più antico istituto agrario di Italia, i migliori auguri per i 150 anni dalla sua istituzione. Garantisco che finchè saremo al Governo sulle tavole degli italiani non arriveranno cibi creati in laboratorio.

Interrogazione a risposta immediata sulle misure per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento idrico all’agricoltura
Signor Presidente, onorevoli Senatori, la carenza d’acqua sta mettendo a dura prova vaste aree del territorio italiano, con gravi disagi per cittadini e aziende. In particolare, in agricoltura tale carenza ha un diretto impatto su quantità e prezzi degli alimenti sul mercato. La siccità non è fenomeno nuovo; negli ultimi venti anni sono già stati registrati in diverse aree del nostro Paese ampi periodi di siccità (nel periodo 2011-2019 il Po ha registrato una riduzione della sua portata pari al 17% rispetto al periodo precedente, e lunghi periodi di siccità si sono già verificati nel 2003 e nel 2006); la dispersione idrica e la mancanza di approvvigionamenti per famiglie e imprese sono problemi endemici del nostro Paese. Al di là delle enunciazioni, interventi strategici non sono stati realizzati. È giunto il momento di affrontare questi problemi in un’ottica di medio-lungo termine, pianificando interventi strutturali e soluzioni di sistema e procedendo ad una significativa semplificazione amministrativa per alleggerire gli oneri burocratici che, ad ogni livello, rallentano ed impediscono le più efficaci iniziative dei privati. I recenti programmi di finanziamento (fondi europei e nazionali), hanno previsto ingenti risorse per gli interventi sulle infrastrutture irrigue collettive, per l’ammodernamento e l’efficientamento del servizio di irrigazione collettiva, per l’incremento delle disponibilità di acqua, per l’efficientamento delle reti e relativi sistemi di gestione e monitoraggio. Questi fondi sono diretti in particolare, a misure di intervento nella fase del trasporto dell’acqua irrigua e di efficientamento del servizio idrico di irrigazione collettiva. Alle risorse già stanziate si aggiungono 520 milioni di euro dell’investimento 4.3 della misura M2C4 del PNRR – “Riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione dell’acqua, compresa la digitalizzazione e il monitoraggio delle reti”. Con riferimento a tale ultimo investimento, in presenza di criticità segnalate dalle strutture deputate all’attuazione del PNRR, il Ministero si impegna a porre in essere tutte le iniziative affinché gli interventi selezionati e finanziati possano essere realizzati nella loro interezza. In conformità al Piano Strategico della PAC 2023-2027, per tutelare le colture, riteniamo utile inserire negli strumenti di pianificazione disposizioni che permettano la costruzione di nuove strutture – come i piccoli invasi interaziendali da realizzare ad opere di aziende agricole o da Enti irrigui in zone collinari – e prevedere la riqualificazione e il potenziamento di quelli esistenti in modo da disporre di una rete infrastrutturale più performante e idonea a ridurre gli sprechi di acqua. Per incrementare la produzione di acqua ad uso agricolo intendiamo lavorare sulla tecnologia degli impianti di desalinizzazione del mare e intervenire sugli sprechi di acqua presso gli invasi di collina e di pianura, tramite l’implementazione di impianti di irrigazione a goccia e di tutte le nuove tecnologie che permettono di razionalizzare il consumo di acqua. Il Ministero ha, inoltre, collaborato attivamente con il Ministero delle Infrastrutture alla redazione del Piano nazionale idrico (già Piano nazionale di interventi nel settore idrico-Sezione Invasi), contribuendo a definire le priorità di intervento. L’emergenza idrica in corso dimostra la necessità di ulteriori investimenti per i prossimi anni, con particolare attenzione al potenziamento delle infrastrutture di stoccaggio e valutando il ricorso a fonti idriche non convenzionali (es. riutilizzo di acque reflue).

Interrogazione a risposta immediata sulla operatività della CUN del grano duro
Signor Presidente, onorevoli Senatori, come noto, il nostro Paese è tra i maggiori esportatori di prodotti a base di grano, come la pasta e i prodotti da forno, particolarmente apprezzati dai consumatori di tutto il mondo. Le cause che stanno mettendo sotto pressione il mercato dell’intero comparto cerealicolo sono molteplici e affondano le loro radici in situazioni pregresse, aggravate oggi dalla pandemia e dalla crisi energetica. Per migliorare la fase di contrattazione del prezzo, il Ministero ha provveduto all’attivazione della Commissione sperimentale nazionale del grano duro (CSN grano duro) al fine di rendere più chiare e trasparenti le tendenze di mercato e di conseguenza avere una ricaduta positiva sulle contrattazioni. Il progetto si innesta nella più ampia sfera degli interventi di regolazione del mercato rappresentata dalle Commissioni Uniche Nazionali (CUN), in cui i prezzi indicativi sono concordati tra i rappresentanti delle associazioni di parte venditrice ed acquirente e costituiscono il riferimento per le contrattazioni tra le parti. L’attività della CSN è terminata in questi giorni e il bilancio è positivo. Per tali motivi, registrato il più ampio consenso della parte agricola alla prosecuzione dei lavori e l’unanime volontà di elevare la CSN a Commissione Unica Nazionale, valutiamo di proseguire questo percorso virtuoso di trasparenza e di regole certe per la formazione dei prezzi indicativi. Per quanto concerne il sostegno alla produzione primaria, segnalo che il Fondo grano duro (istituito dall’articolo 23-bis del decreto-legge n. 113/2016 ed attuato con Decreto interministeriale n. 5642 del 20/05/2020) stanzia annualmente, per le coltivazioni di grano che siano inserite in un Contratto di filiera privatistico tra produttore e trasformatore, 10 milioni di euro incrementati, per l’anno 2022, con ulteriori 10 milioni. Proporremo di incrementare le risorse destinate a tale fondo per gli anni dal 2023 al 2025 con disposizione da inserire nella legge di bilancio che sarà sottoposta all’approvazione del prossimo Consiglio dei Ministri. Occorre sostenere l’aggregazione e l’organizzazione economica dei coltivatori di grano duro e dell’intera filiera produttiva, valorizzare i contratti di filiera nel comparto cerealicolo come strumento di sviluppo del settore nonché migliorare la qualità del grano duro attraverso l’uso di sementi certificate. Rassicuro che il Governo intende tutelare fortemente il comparto cerealicolo; ne è dimostrazione l’impegno profuso dal Presidente del Consiglio On. Meloni durante il G20 di Bali per il negoziato sul grano. Per valorizzare e rafforzare la produzione è mia intenzione intervenire con un piano complessivo di sostegno al comparto cerealicolo nazionale, che promuova il progressivo miglioramento della filiera per una produzione di qualità sempre maggiore. In tal senso, sarà necessario rafforzare gli strumenti dei contratti di filiera, per contrastare le speculazioni, e dei distretti del cibo, fornendo incentivi per le aziende agroindustriali di prima e seconda trasformazione e per i produttori agricoli, anche tramite l’accesso ai fondi della PAC dell’Unione europea. Ciò al fine di favorire il miglioramento qualitativo del grano italiano, supportare le filiere di stoccaggio mediante ammodernamento delle strutture e sostenere la transizione verso tecniche di agricoltura di precisione.

Interrogazione a risposta immediata sui danni all’agricoltura causati da orsi e lupi in Trentino-Alto Adige
Signor Presidente, Onorevoli Senatori, la specie Lupo (Canis lupus) è tutelata dalla Direttiva 92/43/CEE (direttiva habitat), recepita con decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997. La questione dei grandi carnivori è stata trattata a livello UE dai Ministri dell’Agricoltura e della Pesca. In tale contesto l’Italia, oltre a rappresentare le grandi difficoltà degli allevatori a causa dell’aumento della popolazione di lupi, ha evidenziato la necessità di prevedere Piani di Gestione finanziati non solo dalla Politica agricola comune, come accaduto nella programmazione dei fondi FEASR 2014-2022 e come ribadito dal Piano Strategico della PAC 2023-2027, ma anche dalle altre politiche, in particolare da quelle ambientali. Il 10 novembre è stato approvato dalla Camera l’ordine del giorno presentato dall’on. Urzì, Ambrosi, Stegel e altri, e recepito ieri al Senato, in cui, preso atto della crescente incidenza dei danni causati da orsi e lupi nel territorio del Trentino Alto Adige, impegna il Governo ad adottare iniziative per sostenere il comparto agricolo. E’ mia convinzione che il problema debba essere affrontato dando attuazione alle indicazioni che provengono dal Parlamento e nel rispetto dei principi posti dalla direttiva Habitat. In quest’ottica, occorre considerare che l’eccessiva presenza di alcune specie animali su determinati territori crea squilibri causando rischi per la salute pubblica e per alcuni settori produttivi strategici, oltre a vanificare un’azione di protezione di altre specie. Va, inoltre, diffondendosi il fenomeno dell’ibridazione dei lupi con le specie canine domestiche, che – come evidenziato dagli esperti di conservazione della fauna – rappresentano un pericolo per la conservazione della specie dei lupi, oltre a determinare la nascita di animali particolarmente aggressivi nei confronti dell’uomo. Il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica ci ha informati di essere da anni impegnato per il superamento del Piano d’azione del Lupo attualmente vigente. I Piani finora presentati alla Conferenza Stato-Regioni non hanno conseguito la necessaria intesa di vedute tra le Regioni. Ravvisato il notevole miglioramento dello stato di conservazione della specie su tutto il territorio nazionale, il nuovo piano d’Azione Lupo dovrebbe prevedere un quadro complessivo di azioni di conservazione e contestualmente la possibilità di autorizzare le deroghe previste dalla direttiva habitat, così come avvenuto in Francia ove analogo piano rivolto ad arginare il fenomeno è già stato adottato. Per risolvere tali criticità e garantire il più ampio consenso di tutte le istituzioni coinvolte sulle modalità di intervento che meglio rispondano ad una relazione corretta tra la presenza dell’uomo, quella della fauna selvatica e la sostenibilità ambientale, solo pochi giorni fa ho incontrato il Presidente di Ispra e le istituzioni e le associazioni, che mi avevano rappresentato problematiche riguardati i loro territori o aree di interesse. Sulla base delle loro indicazioni e della comunità scientifica intendiamo infatti trarre tutte le indicazioni tecniche per approntare un piano di settore in linea con le disposizioni europee. Abbiamo la necessità e il dovere di affrontare problemi inevasi da tempo e che gravano sul bilancio dello Stato per milioni di euro, rischiando di depauperare le economie di interi territori attivi nei settori agricolo – turistico e dell’allevamento e determinando l’abbandono di intere aree oggi manutenute in maniera efficiente dagli allevatori. Assicuro il massimo impegno, sia politico sia tecnico, per condividere con il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, con cui è in atto un serrato confronto, soluzioni scientificamente supportate e coerenti con il quadro comunitario in materia, da attuare con il costante coinvolgimento del Parlamento.

video dell’intervento:
https://www.politicheagricole.it/questiontime_senato

IL MINISTRO LOLLOBRIGIDA: “COLLABORAZIONE MASAF-ISPRA SU GRANDI CARNIVORI” “Questa mattina ho incontrato il Prefetto Stefano Laporta, presidente di Ispra, per approfondire la possibilità di una collaborazione tra il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. L’obiettivo è quello di risolvere le criticità che riguardano gli ungulati e i grandi carnivori nell’ottica di una relazione corretta tra la presenza dell’uomo, quella della fauna selvatica e la sostenibilità ambientale. Su questo ho avuto modo di confrontarmi anche con il Sottosegretario all’Ambiente Claudio Barbaro, per promuovere un’azione comune in linea con le esigenze dei cittadini. L’eccessiva presenza di determinati animali su alcuni territori crea squilibri causando rischi per la salute pubblica e per alcuni settori produttivi strategici, oltre a vanificare un’azione di protezione di altre specie. Il confronto è stato puntuale e proficuo. Nei prossimi giorni si svolgeranno tavoli tecnici per portare avanti il lavoro già iniziato nel passato ma, soprattutto, per riuscire a trovare rapidamente le risposte in termini normativi. Abbiamo la necessità e il dovere di affrontare problemi inevasi da tempo e che gravano sul bilancio dello Stato per milioni di euro. Ho informato i presidenti delle Province autonome di Trento e Bolzano, che mi avevano rappresentato le criticità emergenti sui loro territori rispetto alla presenza dei grandi carnivori, delle azioni che abbiamo intrapreso in continuità con loro e le istituzioni scientifiche del settore. Da queste ultime intendiamo trarre tutte le indicazioni tecniche in linea con le disposizioni italiane ed europee. Il governo sarà pronto a dare seguito alle iniziative che gli saranno indicate dal Parlamento”.
Lo dichiara il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida.

FINANZIAMENTI ALLE IMPRESE AGRICOLE
Il MISE ha iniziato IL 23 maggio e continuerà sino al 23 giugno 2022 ad ammettere le  micro, piccole e medie imprese agricole alla possibilità di richiedere le agevolazioni previste dal Fondo per gli investimenti innovativi per le attività di trasformazione e commercializzazione dei prodotti , mettendo a disposizione di queste l’importo complessivo di 5 milioni di euro da destinarsi per :
contributo a fondo perduto per l’acquisto e l’installazione di nuovi beni strumentali, materiali e immateriali, da utilizzarsi nelle sedi o negli stabilimenti situati sul territorio nazionale.
Gli interessati devono leggere attentamente l’allegata documentazione con riferimento alle esclusioni e quali siano le spese non ammissibili alle agevolazioni .
La documentazione è stata inviata agli Associati

SOSTEGNO FILIERA AGRICOLA, AGROALIMENTARE E DELLA PESCA
Alla Camera dei Deputati il Ministro Stefano Patuanelli è intervenuto sulle iniziative avviarte dal Governo a sostegno della filiera agricola, agroalimentare e della pesca in relazione all’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime e agli sviluppi del conflitto tra Russia e Ucraina.

Di seguito il testo ed il video del suo intervento

“Onorevole Presidente, Onorevoli Deputati,

vi ringrazio per l’invito a questa informativa urgente, che pone al centro del dibattito un tema che ritengo strategico: la capacità del settore agroalimentare italiano di affrontare efficacemente le dinamiche innestate dai rapidi e improvvisi mutamenti dei contesti economici e politici, come quelli che stanno destabilizzando l’Europa in queste ultime settimane.

Prima di entrare nello specifico, consentitemi di rivolgere un pensiero di vicinanza e solidarietà al popolo ucraino, da oltre un mese oggetto di un attacco militare che sta comportando conseguenze sempre più tragiche.

La perdita di tante vite umane innocenti e l’abbandono della propria terra da parte di milioni di donne, bambini e uomini, alla ricerca della tranquillità perduta tra le macerie provocate dal conflitto, non può lasciarci indifferenti.

In quest’Aula, esattamente una settimana fa, abbiamo ascoltato assieme l’accorato e coraggioso intervento in videoconferenza del Presidente Zelensky.Le condizioni in cui versa il suo Paese non sono sostenibili ancora per molto.

Tutti ci auguriamo che il conflitto militare cessi immediatamente.

Il quadro di riferimento

Ho avuto più volte modo di dire che gli ultimi due anni, caratterizzati dai devastanti effetti sociali ed economici causati dalla pandemia da COVID-19, hanno rimesso al centro del dibattito politico la capacità di adattamento del nostro sistema agricolo e alimentare.Gli sforzi dei nostri produttori hanno costantemente assicurato cibo di qualità, a un prezzo equo, sulle tavole degli italiani, nonostante le enormi difficoltà legate all’emergenza sanitaria.

Il 2021 si è chiuso all’insegna di un cauto ottimismo, con il PIL italiano in aumento del 6,5% e con previsioni di un ulteriore incremento, per l’anno in corso, superiore al 4%.Le esportazioni agroalimentari hanno ampiamente superato i livelli del periodo pre-pandemia, raggiungendo la quota record di 52 miliardi di euro.

Sembravano esserci tutti gli elementi per guardare con fiducia ai prossimi mesi e anni, in un’ottica di crescita generalizzata dell’economia e dell’occupazione. 

Tuttavia, gli strascichi della crisi hanno continuato ad essere evidenti anche nei primi mesi di quest’anno, con un perdurante aumento generalizzato delle materie prime, dei prodotti energetici e dei suoi derivati in un quadro segnato da una crescita dell’inflazione (+5,7% su base annua nel mese di febbraio 2022) .

Purtroppo, la crisi tra Russia e Ucraina ha bruscamente allontanato le previsioni di un graduale ritorno alla normalità e, sovrapponendosi al protrarsi degli effetti della pandemia, ha improvvisamente introdotto nuovi e ulteriori fattori di instabilità, sociale ed economica.

In queste settimane il dibattito si è incentrato sul ruolo del mercato unico, sulle distorsioni del commercio internazionale e, soprattutto, sulla dipendenza dall’estero dell’Unione Europea e dell’Italia, per i prodotti energetici e per alcune materie prime agricole. 

La prima immediata conseguenza della crisi si è concretizzata in una nuova e ulteriore fiammata dei mercati dei prodotti energetici che ha spinto in forte aumento il prezzo del petrolio e soprattutto del gas naturale.

Tale fenomeno ha provocato un ulteriore generale peggioramento dei costi di trasporto e di riscaldamento, che già in precedenza gravavano su tutti i settori produttivi nazionali.Nel settore agroalimentare, si aggiungono, per la prima volta dopo molti anni, le difficoltà di approvvigionamento di alcune materie prime agricole dall’area centro orientale dell’Europa, la quale, tradizionalmente, rifornisce il mercato dei cereali e dei semi oleosi dell’Unione Europea e dell’Italia.

Oltre al venir meno dai mercati internazionali dei prodotti di Russia e Ucraina, grandi esportatori di commodity per l’alimentazione umana e animale, l’eventualità di un blocco del commercio con altri paesi europei delinea uno scenario più complesso e incerto.

Le minacce di restrizioni all’esportazioni di cereali dell’Ungheria, uno dei primi partner italiani in questo settore, avevano accresciuto le preoccupazioni del settore zootecnico nazionale. 

Per fortuna, tale ipotesi è stata scongiurata, e mi preme ringraziare il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, per il suo tempestivo intervento presso il primo Ministro Orban che ha consentito una rapida ripresa delle forniture.

Le preoccupazioni, tuttavia, permangono. 

Il potenziale proliferare di limitazioni al commercio internazionale da parte dei Paesi dell’area ex-sovietica e di alcuni dei Paesi membri della UE potrebbe, infatti, compromettere il mercato degli approvvigionamenti europei e la stessa natura del mercato unico, provocando uno shock generalizzato di ampia portata. 

Per il settore agricolo, l’incertezza dello scenario geopolitico ha ulteriormente accresciuto la volatilità delle quotazioni internazionali dei cereali e dei semi oleosi. I prezzi di frumento e mais, in Italia, hanno raggiunto i livelli più elevati degli ultimi anni.

A fronte di queste difficoltà, il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha immediatamente attivato, con il supporto degli Enti Vigilati, meccanismi di monitoraggio per valutare, con dati oggettivi e certi, gli impatti della crisi in atto sui sistemi produttivi agroalimentari e proporre le possibili misure a sostegno delle imprese. 

Il 10 marzo scorso ho tenuto una informativa in sede di Consiglio dei Ministri per illustrare al Presidente del Consiglio e ai colleghi Ministri le criticità del settore che rappresento, sollecitando il ricorso a una strumentazione di emergenza sia in ambito nazionale che europeo.

Sono inoltre quotidiani i confronti con le associazioni di categoria, che ringrazio per la collaborazione costante e proficua.

Nelle scorse settimane, il Sottosegretario Centinaio e il Sottosegretario Battistoni, ai quali va il mio personale ringraziamento, hanno convocato, rispettivamente, il tavolo di filiera del grano e il tavolo di consultazione permanente dell’acquacoltura e della pesca, al fine di approfondire le tematiche più urgenti e acquisire gli elementi utili a elaborare risposte efficaci e funzionali ai settori interessati.

L’interscambio commerciale con l’area di crisi: le esportazioni

Dopo questa necessaria premessa, ritengo indispensabile fornire qualche dato che dia conto della reale situazione in cui versa il nostro Paese, per quel che riguarda gli aspetti di pertinenza della mia amministrazione.

Le nostre analisi delineano un valore dell’interscambio commerciale agroalimentare dell’Italia con Russia e Ucraina contenuto, pari, nel complesso, a circa 1 miliardo di euro di esportazioni e a poco meno di 900 milioni di euro di importazioni.

Per le esportazioni italiane, il mercato russo era già stato seriamente compromesso nel 2014, quando Mosca ha imposto un embargo su gran parte delle eccellenze italiane (ortofrutta, carni fresche e trasformate e prodotti lattiero caseari), come ritorsione alle sanzioni della UE per l’avvio della crisi in Crimea.

Nel 2021, le esportazioni italiane in Russia ammontano a 661 milioni di euro, pari al 1,3% del totale delle vendite italiane, con i principali prodotti rappresentati da caffè torrefatto, vini in bottiglia e spumanti.

L’Italia è il primo fornitore di vino in Russia, ma il valore esportato (148 milioni di euro) è pari a circa il 2% del totale delle vendite all’estero del settore e la Federazione Russa detiene la 12° posizione tra i partner commerciali della filiera vitivinicola nazionale. 

Le esportazioni agroalimentari in Ucraina risultano più circoscritte, con un valore di 365 milioni di euro, che rappresenta lo 0,7% del totale delle vendite italiane.

Dal 1° gennaio 2022, prima del deflagrare del conflitto in Ucraina, anche la Bielorussia si è adeguata alle politiche commerciali della Russia, decretando il blocco delle importazioni di alcuni prodotti italiani ed europei, quali ortofrutta, carni fresche e trasformate, prodotti lattiero caseari e dolciumi.

D’altra parte, occorre precisare che con circa 40 milioni di euro di esportazioni e poco meno di 2 milioni di importazioni nel 2021, il peso di questo Paese sulla bilancia commerciale agroalimentare italiana può essere considerato molto limitato. 

Negli ultimi cinque anni, tuttavia, questi Paesi hanno registrato sensibili aumenti delle vendite italiane ed è pertanto necessario attuare tutte le misure utili a mantenere le nostre quote di mercato, allo scopo di non rallentare la fase di espansione delle aziende italiane (cito, a titolo esemplificativo, l’Asti spumante e il Prosecco).

Evidenzio che il recente blocco imposto dalla UE alle esportazioni di beni di lusso in Russia ha colpito, in maniera differenziata, alcune eccellenze del “Made in Italy”, con un impatto limitato per l’agroalimentare.

Tuttavia, il conflitto bellico e le conseguenti sanzioni hanno di fatto reso impraticabili questi mercati di sbocco, nei confronti dei quali tutti gli operatori hanno assunto un prudenziale atteggiamento di attesa, a causa del blocco delle intermediazioni bancarie e dell’instabilità del rublo.

L’approvvigionamento di materie prime agricole
L’Italia importa da Russia e Ucraina principalmente cereali (frumento tenero e mais), semi oleosi (girasole) e materie prime per l’alimentazione animale (panelli di estrazione di semi di girasole, polpe di barbabietola, piselli secchi). 

Nel 2021 gli acquisti dell’Italia dalla Russia sono stati pari a 252 milioni di euro (0,5% del totale dell’import agroalimentare italiano), mentre quelli dall’Ucraina ammontano complessivamente a 641 milioni di euro (1,4% del totale). 

Di conseguenza, il settore agroalimentare maggiormente danneggiato in Italia è quello dell’alimentazione zootecnica, mentre, in parte minore, è stato colpito il settore dell’alimentazione umana con il frumento tenero. 

Nel 2021 il primo fornitore dell’Italia di frumento tenero è stata l’Ungheria con una quota del 23%, seguita da Francia, Austria, Croazia e Germania. L’Ucraina si è collocata al 6° posto con una quota del 3%.

L’Ungheria è anche il primo partner dell’Italia per le quantità acquistate di mais (30%), seguita da Ucraina e Slovenia (entrambe con il 15%) e Croazia (10%).
L’Ucraina ha fornito all’Italia il 50% delle quantità di olio di girasole, mentre un’ulteriore quota del 40% è assicurata da Ungheria e Bulgaria. 

La Russia garantisce poco meno di un terzo dei nostri fabbisogni esteri di polpe di barbabietola e di panelli di estrazione di olio di girasole e circa due terzi delle quantità di piselli secchi per l’alimentazione animale. 

Il flusso degli approvvigionamenti nazionali è ulteriormente ostacolato dal blocco delle spedizioni via nave dal Mar Nero e dal mar d’Azov che, storicamente, sono il centro logistico della produzione agricola dell’area ex-sovietica e di parte del Medio Oriente. 

La diversificazione dei mercati di approvvigionamento è sicuramente attuabile e implica il ricorso ai Paesi limitrofi e agli altri Paesi membri produttori (con particolare riferimento a Francia e Germania), all’interno di una UE che, nel suo complesso, si conferma uno dei maggiori produttori mondiali di cereali. 

Il ricorso ai grandi esportatori del continente americano (USA, Canada, Argentina, Brasile) è in parte rallentato dal costo del trasporto via nave, dal momento che i prezzi della logistica internazionale non sono ancora ritornati ai livelli pre-pandemia. 

A tali criticità si aggiungono i problemi relativi alle caratteristiche qualitative del prodotto estero viste le disposizioni legislative unionali, che ne limitano la commercializzazione in Europa con particolare riferimento ai valori minimi dei residui di prodotti fitosanitari.

Russia e Ucraina, infine, sono tra i maggiori produttori ed esportatori di fertilizzanti e, complessivamente, forniscono all’Italia il 13% del quantitativo totale acquistato all’estero. 

Attualmente i partner su cui potenziare gli acquisti sono Egitto (primo fornitore per l’Italia), Belgio, Germania e Marocco ma è facile ipotizzare una impennata globale del mercato che si sommerà al precedente aumento di tutti i prodotti chimici di derivazione energetica.

Alla tensione dei mercati si associano i fenomeni speculativi in atto, che potrebbero spiegare una parte degli aumenti dei cereali che non sono frutto dalle attuali dinamiche di mercato.

Per contrastare queste patologie, è necessario aumentare l’informazione e la trasparenza del mercato.
Tuttavia, occorre, purtroppo, rilevare la mancanza a livello europeo, e anche nel nostro Paese, di una effettiva capacità di stima dei reali stock delle materie prime, che in queste settimane hanno subito i maggiori rincari.

È quanto mai necessario capire esattamente quale sia l’effettiva situazione delle disponibilità di prodotto sia a livello nazionale che europeo, come confermato proprio questa mattina dal Commissario Wojciechowski, per poter distinguere tra lievitazione di prezzi per carenza effettiva e per fenomeni speculativi. A tal proposito stiamo attivando, assieme agli enti vigilati preposti, opportune misure di monitoraggio.

Lo scenario

La pandemia ha generato una crisi simmetrica che ha colpito uniformemente tutti i paesi, le filiere e i settori. Con le politiche attuate a livello europeo e nazionale, il mercato stava superando l’emergenza, rendendo ancora più solide le filiere che erano già strutturate ed efficienti. 

I dati dell’anno scorso parlano chiaro. L’Italia, grazie anche alla forza del proprio settore agroalimentare, è sembrata in grado di superare le difficoltà prima e meglio degli altri partner europei.

Al contrario, la crisi provocata dalla “emergenza energetica”, acuita dallo scoppio del conflitto in Ucraina, si distribuisce in modo asimmetrico, colpendo in maniera differenziata Paesi e settori, incidendo direttamente sui costi di produzione e di approvvigionamento. L’Italia, in questo caso, è tra i Paesi più colpiti.

Il pericolo è che le imprese e interi comparti produttivi possano perdere la propria competitività, rischiando di non riuscire più a redistribuire gli aumenti lungo la filiera produttiva e di uscire progressivamente dal mercato.

In questo momento, infatti, i costi per le nostre aziende sono insostenibili. 

Il Crea, in una nota pubblicata il 21 marzo scorso, relativa agli effetti del conflitto in Ucraina sui profili economici delle aziende agricole italiane, ha stimato un impatto di oltre 15.700 euro di aumento medio dei costi delle imprese agricole.

Aumento dovuto al rincaro di fertilizzanti, mangimi, gasolio, sementi/piantine, prodotti fitosanitari (antiparassitari e diserbanti), oltre ai maggiori costi per i noleggi passivi, conseguenza diretta dell’incremento dei costi dei carburanti. 

L’impatto complessivo dell’impennata dei prezzi pagati dagli agricoltori sulla platea delle aziende, oltre 600 mila imprese agricole, rappresentate dall’indagine effettuata sulla base dei dati aziendali rilevati dalla rete RICA (Rete d’Informazione Contabile Agricola, la fonte ufficiale UE), supera i 9 miliardi di euro.

Gli agricoltori pagano due volte il costo degli aumenti. In maniera diretta, con la bolletta energetica, e in maniera indiretta, tramite gli aumenti dei prezzi dei semilavorati e delle materie prime, che sono, a loro volta, colpiti dalla crescita dei costi di produzione e di approvvigionamento. 

Senza gli adeguati strumenti di sostegno e senza un indirizzo strategico definito, sarà difficile recuperare le fasce di mercato perdute.

Cito, ad esempio, il caso del caro gasolio, che ha provocato nei giorni scorsi il blocco degli autotrasportatori e dei pescherecci, con gli operatori che hanno fatto grande difficoltà a contenere il progressivo aumento dei costi. Su questo specifico tema ho avuto anche, di recente, un confronto con i Ministri Franco e Cingolani.

Il Ministero è prontamente intervenuto per sostenere il settore della pesca. La scorsa settimana in Conferenza Stato-Regioni è stata raggiunta l’intesa sul decreto ministeriale che stanzia 15 milioni di euro per le imprese del settore marittimo, 3,5 milioni per l’acquacoltura e 1,5 milioni per il comparto operante nelle acque interne, per un totale di 20 milioni di euro.

Si tratta di un provvedimento fortemente atteso da tutta la filiera ittica e adottato in tempi rapidi, per fornire una concreta risposta alla crisi energetica che stanno vivendo le marinerie, che si aggiunge alla misura agevolativa che ho voluto inserire nel cd. dl “crisi Ucraina” e di cui parlerò tra poco.

Allo stesso modo, la filiera dei prodotti lattiero caseari sta pagando uno dei prezzi più alti per gli aumenti di energia e dei mangimi. 

Anche se l’accordo stipulato a novembre dal tavolo di filiera è ormai superato dall’attuale situazione del mercato, la ripresa del confronto, avviata nuovamente su mia iniziativa lo scorso febbraio, mira a condividere con tutti gli operatori gli interventi congiunturali e strutturali per consentire al settore di superare la crisi.

La necessità di una risposta comune da parte dell’Europa 

Il perdurare nel tempo di tale situazione di crisi lascia prevedere che l’effetto dell’aumento dei costi difficilmente potrà essere assorbito nel breve periodo.
Le conseguenze delle incertezze geopolitiche, la volatilità dei mercati energetici internazionali e le difficoltà del commercio globale, non possono essere affrontati efficacemente a livello di singolo Paese, ma necessitano di una risposta comune a livello europeo. 

Nel caso del caro energia, la proposta di mettere un tetto al prezzo del gas è un elemento cruciale per evitare la corsa al rialzo dei prodotti energetici. 
Allo stesso tempo, ho più volte sostenuto e ribadisco la necessità di una riflessione sul ricorso a un’ulteriore tranche di debito comune per l’adozione di un Energy Recovery Fund, allo scopo di compensare, a livello europeo, l’asimmetria della dipendenza dal gas e delle modalità di produzione dell’energia elettrica all’interno dei singoli Stati membri.

In questo scenario, non ritengo opportuno parlare di sovranità alimentare per il sistema agroalimentare italiano e colgo questa occasione per ribadire, ancora una volta, che a tutt’oggi non esistono allarmi alimentari per il nostro Paese.

Il nostro tessuto agricolo non può fisicamente garantire l’autosufficienza di tutte le materie prime necessarie per le produzioni nazionali destinate al consumo interno e all’esportazione (quest’ultima, peraltro, in costante crescita).

Ritengo, inoltre, sia necessario evitare atteggiamenti come quelli inizialmente tenuti dall’Ungheria, che potrebbero compromettere il funzionamento del mercato unico comune, minando alla base uno dei caposaldi dell’Unione Europea.

Al contrario, credo debba essere avviata una seria riflessione sulla capacità di autoapprovvigionamento alimentare del nostro continente. La sovranità alimentare europea è possibile ed auspicabile, occorre però rivedere le politiche che, nel corso degli anni, hanno portato in Europa all’abbandono di alcune coltivazioni. L’obiettivo deve essere quello di assicurare che i raccolti all’interno dell’Unione Europea garantiscano gli approvvigionamenti necessari ai nostri produttori, senza ricorrere a Paesi terzi.

Oggi, l’Italia importa oltre il 60% dei propri fabbisogni di frumento tenero e circa il 50% di mais e il mercato nazionale è largamente esposto alle turbative del mercato globale.

A livello europeo, occorre verificare i meccanismi di distribuzione delle produzioni interne e intervenire sull’aumento della capacità produttiva dei Paesi membri per le colture più necessarie.

A livello nazionale, è cruciale avviare una discussione per definire una quota minima di autoapprovvigionamento nazionale che consenta al settore agroalimentare di affrontare con maggiore tranquillità la sempre più frequente volatilità del mercato.

I primi interventi in ambito europeo 
Nel corso del Consiglio dei Ministri Agricoltura e Pesca della UE, tenutosi il 21 marzo a Bruxelles, ho avuto un confronto molto importante con i colleghi europei e con il Commissario Wojciechowski, sulla definizione delle misure di emergenza da adottare all’interno della Unione.

In quella occasione, abbiamo avuto modo di collegarci in videoconferenza con il Ministro dell’agricoltura ucraino, Roman Leshchenko, che ci ha illustrato le drammatiche condizioni in cui è costretta a vivere la popolazione ucraina – anche dal punto di vista dell’approvvigionamento alimentare – sollecitando aiuti concreti e tempestivi. 

A nome dei 27 Stati Membri e della stessa Unione europea, il Commissario Wojciechowski e il Ministro francese Denormandie hanno ribadito la vicinanza dell’intera Unione all’eroica difesa del popolo ucraino dei confini dell’Europa democratica, e assicurato assistenza e finanziamenti al fine di riattivare quanto prima il comparto primario del Paese e garantire, per quanto possibile, continuità alla stagione di semina.

Wojciechowski ha poi illustrato il pacchetto di interventi straordinari messi in campo dalla Commissione, anche a seguito delle indicazioni dei Capi di Stato e di Governo a Versailles, per affrontare la crisi dei mercati.

Innanzitutto, attraverso uno stanziamento di 500 milioni di euro di fondi europei, si intende attivare le misure di mitigazione delle turbative del mercato per sostenere i settori più colpiti dalla crisi, secondo quanto previsto dall’art. 219 del Regolamento (UE) n. 1308/2013 sull’OCM unica. 

Le risorse saranno reperite utilizzando 350 milioni di euro della riserva di crisi e 150 milioni di euro da entrate a destinazione specifica (“assigned revenue” per pagamenti diretti e mercati). 
Queste misure potranno essere cofinanziate dagli Stati Membri fino ad un massimo del 200%. 

La bozza di atto delegato, resa disponibile dalla Commissione, prevede per l’Italia un’assegnazione di 48 milioni di euro, che potranno essere integrati con un cofinanziamento, dunque, sino a 96 milioni di euro, di cui siamo chiamati a farci carico con un ulteriore sforzo finanziario. 

Per l’Italia significherebbe disporre di uno stanziamento complessivo di 144 milioni di euro, che è mia intenzione destinare ai settori maggiormente in difficoltà, zootecnico e lattiero-caseario in primis. 

Ma occorre far presto, le imprese hanno bisogno urgente di sostegno ed i tempi concessi dalla Commissione sono particolarmente ristretti.
Al fine di aumentare il potenziale produttivo europeo, inoltre, la Commissione ha proposto una deroga per il solo anno 2022 all’attuale norma della PAC che prevede di destinare almeno il 5% delle superfici agricole seminabili ad aree ecologiche. 

La Commissione predisporrà un atto delegato, per permettere la coltivazione su tali aree delle colture più necessarie (colture proteiche, cereali, girasole e altre colture) nonché l’eventuale pascolamento.

Sempre in tema di PAC, si prevede la possibilità per gli Stati Membri di erogare un livello più elevato di anticipi per i pagamenti diretti e le misure a superficie dello sviluppo rurale, a partire dal 16 ottobre 2022. 

Per porre freno ai fenomeni speculativi, la Commissione si è mostrata disponibile ad autorizzare importazioni temporanee di materie prime dai Paesi terzi anche in deroga ai limiti massimi di residui fitosanitari.

Nel corso della riunione ho espresso il mio sostegno al pacchetto proposto, ma ho fatto anche presente che tali misure non sono sufficienti a gestire una situazione di crisi di così ampia portata. 

In primo luogo, ho sottolineato l’opportunità di procedere con una proroga dell’attuale regime di aiuti di stato per la crisi COVID, in scadenza a fine giugno, evidenziando la complessità dell’adozione di un nuovo meccanismo, peraltro con plafond limitato a soli 35.000 euro per azienda agricola.

In merito ai piani strategici ho evidenziato l’opportunità di prestare particolare attenzione alle nuove priorità della sicurezza alimentare, richiamando in particolare l’attenzione sulla possibilità di una deroga temporanea di alcuni vincoli in modo da permettere di destinare tutte le superfici, a qualsiasi titolo ritirate dalla produzione, a colture proteiche, cereali o girasole. Ed ho proposto che dette deroghe siano previste non solo per il 2022, ma anche per il 2023, per ricomprendere anche le semine autunnali.

Ho infine invitato la Commissione a valutare la possibilità di aumentare il plafond da destinare agli aiuti accoppiati da destinare alle colture proteiche, cereali e semi oleosi.

Le proposte della Commissione rappresentano certamente un primo passo positivo ma appaiono ancora timide: mi aspetto dall’Unione Europea una risposta forte e coesa in termini di sostegno ai paesi che pagano il prezzo della crisi.

Il Commissario ha condiviso la necessità di rivedere i Piani Strategici alla luce delle mutate condizioni di mercato, pur ribadendo l’importanza di rispettare gli obiettivi sostenibilità della nuova PAC, ed ha anche confermato l’invio, previsto tra domani e il 31 marzo, delle singole lettere contenenti le osservazioni della Commissione sui Piani Strategici Nazionali, tra cui quello italiano.

Anche alla luce delle osservazioni della Commissione, proseguiremo nel lavoro di finalizzazione del nostro Piano Strategico, con la convinzione che lo strumento più potente per orientare le produzioni agricole è proprio la Politica Agricola Comune (PAC). A tal proposito nel corso del Consiglio del 21 marzo molti paesi membri hanno posto l’accento sulla necessità di adeguare i Piani Strategici Nazionali alle nuovo condizioni di mercato venutesi a creare.

Sono personalmente convinto che non si debba retrocedere dagli obiettivi sfidanti della nuova PAC e quindi che, invece di ragionare su una modifica strutturale dei Piani Strategici, si debba valutare una sospensione dell’entrata in vigore dei nuovi regolamenti. Di fatto la programmazione 2021-2027 è stata già segnata da un primo biennio di proroga dei regolamenti seppur applicati alla nuova struttura finanziaria (cd. “new money, old rules”), ciò potrebbe valere anche per il 2023.

Mi preme infine ricordare che il 23 marzo, come annunciato, è stata pubblicata la comunicazione della Commissione sulla sicurezza alimentare degli approvvigionamenti e la resilienza del settore agroalimentare europeo, per affrontare le criticità emerse dalla pandemia COVID-19 e dalla recente invasione dell’Ucraina. Evidenzio che tra le misure raccomandate, all’interno del documento della Commissione, compare anche il sostegno delle azioni volte ad assicurare cibo e assistenza materiale agli indigenti e ai profughi. 

Per quel che riguarda il settore della pesca, sono state portate all’attenzione del Commissario per l’ambiente, gli oceani e la pesca, Sinkevičius, le grandi difficoltà delle filiere della pesca e dell’acquacoltura a seguito del vertiginoso aumento dei costi del carburante e delle materie prime.

È stato, quindi, richiesto di ricorrere ad ogni provvedimento utile ad affrontare la situazione in atto – come già accaduto nel 2020, per fronteggiare l’emergenza COVID-19 – nonché l’attivazione della nuova misura prevista dall’articolo 26 del regolamento del Fondo Europeo per gli Affari Marittimi, la Pesca e l’Acquacoltura, riguardante le compensazioni per perdite di reddito o di costi aggiuntivi in caso di circostanze eccezionali. 

Il Commissario Sinkevičius ha comunicato che, nel prossimo collegio dei Commissari, proporrà l’attivazione di tali misure di emergenza con validità retroattiva, a decorrere dal 24 febbraio 2022.

L’azione del Governo italiano
All’azione dell’Unione Europea, devono essere affiancate misure di sostegno a livello nazionale.

Dobbiamo supportare le imprese in questo momento di difficoltà e garantire al settore agricolo di recuperare una parte consistente del valore aggiunto che si crea nella parte finale della filiera.

Con la legge di bilancio 2022 abbiamo già previsto misure a sostegno di alcune colture, rifinanziando il cd. “Fondo per la competitività” che, tra l’altro, prevede uno specifico sostegno per i produttori di mais e di proteine vegetali (legumi e soia).

Ulteriori risorse potranno essere utilizzate a valere sul cd. “Fondo filiere”, appositamente istituito per sostenere i comparti produttivi agricoli, della pesca e dell’acquacoltura.

Tuttavia, il nuovo scenario impone una ridefinizione dell’azione di Governo, che deve seguire principalmente due direttrici. Una serie di interventi di emergenza, per sostenere la liquidità e ridurre i costi delle aziende e una forte accelerazione sulla fase di attuazione del PNRR, per garantire la diversificazione energetica delle imprese e rafforzare l’efficienza delle filiere. 

Il decreto-legge per la crisi in Ucraina
Il pacchetto di misure inserite nel decreto-legge 21 marzo 2022, n. 21 (il cd. dl “Crisi Ucraina”), costituisce una prima concreta risposta, anche se non esaustiva, alle esigenze del settore.

La liquidità aziendale dipende fortemente dal peso degli oneri bancari. Per questo motivo ho voluto stanziare 20 milioni di euro per la rinegoziazione e ristrutturazione dei mutui agrari fino a 25 anni, che saranno assistiti gratuitamente dalle garanzie ISMEA

Si tratta di un intervento volto a favorire una sana gestione finanziaria delle imprese, che si somma a quelli adottati nel corso degli ultimi due anni, nei quali abbiamo stanziato circa 900 milioni di euro (per il periodo 2020-2025) per sostenere – tramite il sostegno allo strumento delle garanzie ISMEA – l’accesso al credito degli imprenditori del settore agricolo, della pesca e dell’acquacoltura. 

Abbiamo, inoltre, assegnato 35 milioni di euro per il rifinanziamento del già citato “Fondo filiere”, che verranno destinati, come detto, a quei settori maggiormente colpiti dalle conseguenze dell’emergenza ucraina.

Allo scopo di contenere i costi di gasolio e benzina per l’attività agricola e per la pesca, abbiamo introdotto un contributo, sotto forma di credito d’imposta, cedibile, per l’acquisto di carburanti. Il beneficio è pari al 20% della spesa sostenuta per l’acquisto del carburante nel primo trimestre solare dell’anno 2022, qualora il costo sia risultato superiore del 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. 

Inoltre, per compensare la minore disponibilità di fertilizzanti a seguito della crisi russo-ucraina, stiamo lavorando affinché gli agricoltori possano utilizzare in campo il digestato proveniente dagli impianti di produzione di energia alimentati a biomasse, equiparandolo ai tradizionali prodotti di origine chimica. La matrice di ingresso degli impianti dovrà ovviamente essere di produzione o scarto agricolo e non da frazione organica dei rifiuti urbani.

Queste misure si sommano a quelle di carattere generale, finalizzate a contenere l’aumento dei prezzi dell’energia e dei carburanti, sostenendo cittadini e imprese, e a rafforzare l’accoglienza umanitaria delle persone in difficoltà.

Lo stanziamento complessivo del provvedimento è di 4,4 miliardi di euro, finanziato in gran parte dalla tassazione di una quota dei grandi profitti di cui le aziende energetiche stanno beneficiando grazie all’aumento dei costi delle materie prime. 

Ricordo che, dalla scorsa estate a oggi, il Governo ha stanziato circa 20 miliardi di euro per consentire agli italiani di fronteggiare l’incremento dei costi dell’energia.
Si tratta di interventi finanziariamente ingenti. Ma credo, come ho già detto, che si possa fare ancora di più e meglio, e garantisco il mio massimo impegno, in ambito nazionale ed europeo, per definire ogni possibile misura volta ad attenuare le criticità che gravano sul tessuto produttivo e occupazionale agricolo, della pesca e dell’acquacoltura.

PNRR

Le risorse del PNRR già in precedenza costituivano un elemento cruciale per lo sviluppo del settore, ma oggi, alla luce del nuovo scenario, assumono un diverso rilievo e una rinnovata attualità che impongono una forte spinta all’accelerazione della fase esecutiva.

Anche in questo campo, occorrerà valutare attentamente la possibilità di rimodulare criteri e tempistiche del Piano di Ripresa e Resilienza. 
In ogni caso, l’elemento centrale è la diversificazione energetica. 

Come noto, ho firmato venerdì scorso il decreto sulla misura PNRR del Parco Agrisolare, che avvia la redazione degli specifici bandi e che proprio in queste ore è in corso di notifica a Bruxelles. 

Si tratta di una delle misure più importanti, con uno stanziamento da 1,5 miliardi di euro destinato a sostenere l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti e sulle coperture dei fabbricati agricoli, che consentirà alle imprese italiane di alleggerire il costo della bolletta e di divenire sempre più autosufficienti in campo energetico. 

Il target da raggiungere è l’installazione di pannelli per una potenza complessiva di 375.000 kW, contribuendo così a supportare il processo di diversificazione energetica, ora quanto mai necessario per tutto il sistema produttivo nazionale.

Aggiungo che il 15 febbraio scorso, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto a mia firma che disciplina i criteri, le modalità e le procedure per l’attuazione dei contratti di filiera e di distretto, che dispone di risorse per un totale pari a 1,2 miliardi di euro. 

Questo provvedimento permetterà ora di implementare concretamente la misura, definendo nel dettaglio l’iter istruttorio, la procedura di valutazione per la selezione dei progetti e le modalità di finanziamento.

L’obiettivo è garantire velocemente nuove risorse alle imprese e sostenere i progetti per il miglioramento dell’efficienza e della capacità di risposta delle filiere ai momenti di crisi.

Segnalo anche le possibilità offerte dai progetti legati allo sviluppo della logistica (800 milioni di euro), che possono sostenere gli investimenti per migliorare la strutturale carenza del settore di un moderno sistema di stoccaggio e movimentazione dei cereali e dei mangimi.

Mi preme anche ricordare che le nostre disponibilità di materie prime sono direttamente legate agli effetti dei cambiamenti climatici. 

Anche quest’anno, infatti, si ripropone in maniera allarmante l’emergenza siccità. Le piogge scarse e disomogenee registrate in questi primi tre mesi del 2022, contribuiscono a mettere a repentaglio la tenuta produttiva di alcuni dei nostri più rilevanti settori.

Fondamentali sono, pertanto, le misure del PNRR volte ad assicurare una maggiore efficienza dei sistemi irrigui del nostro Paese. Il MIPAAF ha destinato 880 milioni di euro a questo tipo di interventi, che riteniamo strategici, anche per sostenere la capacità produttiva delle aziende agricole, che operano in condizioni climatiche sempre più difficili e altalenanti. 

Abbiamo dato la massima priorità all’intervento del PNRR sull’agrosistema irriguo, per il quale sono in fase di verifica i singoli progetti presentati.
Sull’efficientamento dei sistemi irrigui il MIPAAF ha investito molto, anche utilizzando risorse derivanti da altri strumenti di programmazione. 

Grazie al Fondo Sviluppo e Coesione, alla PAC e ai fondi messi a disposizione a livello nazionale, nel triennio 2019-2020 sono stati ammessi a finanziamento 115 progetti per un valore di oltre 1 miliardo di euro. 

Oltre alle risorse del PNRR, abbiamo oggi a disposizione ulteriori 440 milioni di euro, derivanti dalla Legge di Bilancio 2021, per sostenere nuovi progetti finalizzati a garantire un uso efficiente della risorsa idrica. 

Il tema della gestione delle risorse idriche è sempre più strategico, con conseguenze economiche sempre rilevanti per le aziende del settore primario. 
Stiamo dunque operando anche per rafforzare gli strumenti di gestione del rischio in agricoltura, che considera non solo i rischi connessi alla siccità, ma anche ad altri eventi meteorologici avversi come le gelate e le alluvioni. 

Con l’ultima Legge di Bilancio il Governo ha stanziato circa 900 milioni di euro sulla gestione del rischio. Tali risorse, integrando i fondi della PAC, andranno a costituire un pacchetto di oltre 700 milioni di euro l’anno, finalizzato a garantire una rete di sicurezza a oltre 700.000 agricoltori. 

Il Piano di gestione dei rischi in agricoltura per l’anno 2022, che definisce l’implementazione dei vari strumenti di gestione del rischio ad oggi disponibili, è stato approvato dalla Conferenza Stato-Regioni il 16 marzo 2022. 

Conclusioni

So che c’è molto lavoro da fare. Resto, però, ottimista sugli esiti di queste nuove e impreviste sfide che l’Europa e il nostro Paese stanno affrontando. Da febbraio 2020 siamo alle prese con difficoltà inimmaginabili fino ad allora.

Grazie ad una ritrovata coesione nazionale, sollecitata dal presidente della Repubblica, siamo riusciti a restare uniti e a preservare la tenuta sociale ed economica dell’Italia. Abbiamo rinnovato la consapevolezza della forza e della strategicità del settore agroalimentare italiano. I nostri imprenditori, i nostri agricoltori, i nostri braccianti hanno dimostrato capacità di reazione fuori dall’ordinario.

Permettetemi di aggiungere che anche i Governi che si sono succeduti in questo periodo hanno fatto il possibile per sostenerli. Pensavamo di poter affrontare con maggiore serenità l’anno in corso, ma i drammatici avvenimenti di queste settimane ci pongono dinnanzi a scenari più complessi di quelli immaginati. È nostro compito approntare tutte le misure necessarie a superare il momento di difficoltà.

Ribadisco, soprattutto, la volontà di impegnarci in campo europeo per riuscire a orientare in modo più efficace e funzionale le politiche dell’Unione europea.

Il nostro Paese e l’Europa non sono più quelli che abbiamo conosciuto fino a due anni fa. Le sfide che ci attendono necessitano di politiche e strumenti adeguati alla nuova realtà.
Concludo questo intervento rivolgendo nuovamente il mio pensiero al popolo ucraino, che ha consegnato alla comunità internazionale l’immagine di un Paese fiero ed indomito, teso a difendere, in una condizione di debolezza militare, i propri confini e la propria libertà.
Grazie.”

INCREMENTO ATTIVITA’ PROFESSIONALE
Il Sen. Puglia, unitamente ad altri firmatari, ha presentato un emendamento al D.L.2505 che riconosce nuove competenze alla Categoria, che stato accolto e che, per l’opportuna conoscenza, si riporta nella versione integrale.
“Proposta di modifica n. 26.0.66 (testo 2) al DDL n. 2505
Approvato
            1. All’articolo 1, comma 195, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, nel quarto periodo č aggiunta in fine la seguente parola: “laureato”.
        2. All’articolo 1, comma 1062, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, dopo il secondo periodo č inserito il seguente: “Relativamente al settore agricolo la perizia tecnica di cui al precedente periodo puň  essere rilasciata anche da un dottore agronomo o forestale, da un agrotecnico laureato o da un perito agrario laureato.”
Un grazie a TUTTI COLORO CHE  si interessano per i giusti riconoscimenti alla Categoria.

IL DECRETO MILLEPROROGHE
E’ stato pubblicato in GU il c.d. decreto legge del 1° marzo 2022 n. 17 recante misure urgenti per il contenimento dei costi dell’energia elettrica e del gas naturale, per lo sviluppo delle energie rinnovabili e per il rilancio delle politiche industriali, noto come Decreto Energia e, per quanto interessa la attività professionale, all’art. 29 conferma la riapertura dei termini per la rideterminazione dei valori di acquisto dei terreni e delle partecipazioni valutabile con una perizia di stima sull’intero costo con possibilità di affrancazione in tutto o in parte le plusvalenze conseguite, ex art 67 co. 1 lett. c) – c-bis) del TUIR.
E’ prevista l’applicazione dell’imposta sostitutiva con aliquota unica del 14% ( rispetto a quella dell’11%  precedentemente in vigore) la rideterminazione del costo fiscale dei terreni  (agricoli o edificabili) applicata sull’intero valore di perizia.
La documentazione è stata inviata agli Associati


D.L. ARRESTO DIFFUSIONE DELLA PESTE SUINA AFRICANA
E’ stato approvato in Consiglio dei Ministri, su proposta dei Ministri Patuanelli Speranza, il decreto legge per arrestare la diffusione sul territorio nazionale della peste suina africana.
Il provvedimento d’ urgenza si è reso necessario al fine della eradicazione dalla PSA nei cinghiali e per prevenirne il contagio nei suini da allevamento.  
Scopo del decreto è quello di assicurare la salvaguardia della sanità animale, la tutela del patrimonio suinicolo nazionale e dell’Unione europea e non ultimo salvaguardare le esportazioni, il sistema produttivo nazionale e la relativa filiera. 
Il decreto si rende necessario perché, a partire da gennaio del 2022, è stata accertata la presenza della peste suina africana nelle popolazioni di cinghiali nei territori delle Regioni Piemonte e Liguria. La Peste Suina Africana (PSA) è una malattia virale, non trasmissibile all’uomo, altamente contagiosa, che colpisce i suini domestici e selvatici per i quali è spesso letale. 
Il provvedimento, che non avrà ricadute sulla finanza pubblica, prevede l’attuazione, entro 30 giorni dalla sua entrata in vigore, dei Piani Regionali di interventi urgenti per la gestione, il controllo e l’eradicazione della peste suina africana, con la ricognizione della consistenza della specie all’interno del territorio di competenza suddiviso per provincia, l’indicazione dei metodi ecologici, le aree di intervento diretto, le modalità, i tempi e gli obiettivi annuali del prelievo, esclusivamente connessi ai fini del contenimento della PSA. 
Viene nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della Salute, del Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali e del Ministro degli Affari Regionali, un Commissario straordinario con compiti di coordinamento e monitoraggio delle azioni e delle misure messe in atto per prevenire e contenere la diffusione della malattia virale, il quale si avvarrà degli enti del Servizio sanitario nazionale e dei competenti uffici di Ministeri, Regioni, Province, Città metropolitane, Comuni e Forze di polizia. 
E’ infine previsto l’obbligo, per chi rinviene esemplari di cinghiali feriti o deceduti nell’ambito delle attività di attuazione dei Piani regionali o nello svolgimento di attività venatoria o boschiva, di coltivazione di fondi agricoli o coinvolto in un sinistro con cinghiali, di segnalare il rinvenimento immediatamente al servizio veterinario della ASL competente per territorio.

Fonte Mipaaf

LEGGE DI BILANCIO

Oltre 2 miliardi di euro destinati a sostenere e rilanciare il settore agricolo, valorizzare la competitività delle filiere e favorire gli agricoltori under 40. Rinnovato il Bonus Verde per i prossimi tre anni: questi i numeri della Legge di Bilancio trasmessa oggi al Senato. 
 
Come fortemente voluto dal Ministro Stefano Patuanelli, per il settore agroalimentare le misure e le cifre sono ampiamente superiori rispetto al passato. I provvedimenti più importanti riguardano l’istituzione del Fondo mutualistico nazionale a copertura dei rischi catastrofali per sostenere più efficacemente la gestione del rischio da parte delle aziende agricole, la proroga dell’esenzione IRPEF dei redditi dominicali e agrari, il sostegno alla competitività delle filiere, la decontribuzione per gli imprenditori agricoli e coltivatori diretti under 40, il rinnovo del Bonus Verde, a cui si aggiungono interventi per la zootecnia e importanti stanziamenti per proseguire l’attuazione della Strategia nazionale forestale.   
In particolare sono stati previsti i seguenti stanziamenti:  – oltre 690 milionidi euro fino al 2027 per l’Istituzione di un Fondo mutualistico nazionale a copertura dei rischi catastrofali, una significativa innovazione tra gli strumenti di gestione del rischio in agricoltura; 
– 237 milionidi euro a valere sul 2023 per l’esenzione IRPEF dei redditi dominicali e agrari relativi ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola;
– 250 milioni di euro per le Assicurazioni agevolate;
– 8,3 milioni di euro per la proroga della decontribuzione degli imprenditori agricoli e gli agricoltori diretti under 40 (54,30 i milioni di euro previsti per il triennio);
– 160 milioni di euro fino al 2023 per il Fondo per lo sviluppo e il sostegno delle filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura;
– 10 milioni di euro per la dotazione del Fondo per la competitività delle filiere agricole;
– 10 milioni di euro per il rafforzamento della filiera grano-pasta;
– 120 milioni di euro per il sostegno ai Distretti del cibo;
– 74,5 milioni di euro per il sostegno alla zootecnia mediante la conferma anche nel 2022 delle percentuali di compensazioni IVA applicabili alle cessioni di bovini e suini vivi;
– 16 milioni di euro nel biennio per il piano triennale della pesca (8 milioni) e per il fondo di solidarietà nazionale della pesca (8 milioni). Inoltre, a decorrere dal 2022, sono destinati 4 milioni di euro annui per le Capitanerie di Porto per l’esercizio delle attività svolte nell’ambito della dipendenza funzionale dal MIPAAF. Rinnovata inoltre l’indennità per il fermo pesca ed estesa la CISOA ai pescatori;
– 80,5 milioni di euro destinati alle attività di Ismea per la concessione di finanziamenti, operazioni di finanza strutturata e concessione di garanzie a fronte di prestiti a favore degli imprenditori agricoli e della pesca, e misure per l’imprenditoria femminile e giovanile;
– 30 milioni di euro per il finanziamento della Strategia forestale nazionale (420 milioni fino al 2032);
– Prorogato per i prossimi tre anni il Bonus Verde che prevede la detrazione ai fini Irpef nella misura del 36% delle spese sostenute per la sistemazione a verde;
– Sono stati, inoltre, stanziati 50 milioni di euro da destinare alle Regioni per coprire gli anticipi a valere sul credito di soccorso. 

CONTRASTO ALLA XYLELLA E IL SOSTEGNO AL SETTORE DELLA ZOOTECNIA

(04.11.2021) Interrogazione a risposta immediata Sen. STEFANO

“Signor Presidente, Onorevoli colleghi,

il Piano straordinario per la rigenerazione olivicola della Puglia, con una dotazione di 300 milioni di euro, è stato approvato con Decreto interministeriale 6 marzo 2020, n. 2484.Per la gestione del Piano sono stati istituiti:

1) un “Tavolo di coordinamento emergenza Xylella”, con il compito di valutare l’attuazione dell’intero Piano e decidere l’allocazione delle risorse tra le diverse misure, in base allo stato di attuazione;

2) un Comitato di sorveglianza, istituito con decreto ministeriale dell’aprile 2020, con il compito di esaminare i singoli provvedimenti attuativi, che si riunisce ogni volta che se ne evidenzia l’esigenza.

Occorre rilevare che, a differenza del Tavolo di coordinamento che non si è riunito per carenza di informazioni, il Comitato di sorveglianza, oltre a riunirsi il 30 aprile 2020, il 22 maggio 2020 e 18 febbraio 2021, è stato consultato con procedura scritta in data 19 giugno 2020.

Ciò detto, segnalo che tra le diverse misure previste dal Piano Xylella, le più importanti sono: 

– il Sostegno al reddito delle imprese agricole danneggiate dalla diffusione del batterio, cui sono destinati 120 milioni di euro, interamente erogati dal Ministero alla Regione Puglia. Riguardo lo stato di attuazione, non disponiamo delle informazioni relative alle risorse effettivamente trasferite alle imprese danneggiate; – il Reimpianto olivi zona infetta: si tratta di un intervento fondamentale, perché finalizzato alla ripresa economica e produttiva della zona colpita. La misura ha una dotazione di 40 milioni di euro. Per quanto concerne lo stato di attuazione, dalla relazione inviata dalla Regione Puglia in data 25 ottobre 2021, risulta che sono state presentate complessivamente 8.133 domande, con richiesta di espianto di circa 3,8 milioni di alberi, insistenti su 31.900 ettari di terreno ed il contestuale impianto di nuovi alberi di olivo su 29.720 ettari, per un fabbisogno finanziario complessivo di circa 222 milioni di euro; 

– la riconversione verso altre colture, che ha una dotazione di 25 milioni di euro, non è ancora partita in quanto si attendeva l’autorizzazione delle specie resistenti a Xylella. Tale lista è stata da poco approvata dal Comitato fitosanitario nazionale ed il relativo provvedimento è in fase di adozione.

Tutto ciò premesso, tenuto conto del diverso livello di attuazione delle varie misure del Piano e delle esigenze manifestate dal territorio, è stata programmata una riunione del

Tavolo di coordinamento per il giorno 11 novembre prossimo, in modo da rimodulare le risorse disponibili in favore delle misure il cui fabbisogno è risultato superiore alle disponibilità.

Per quanto concerne, infine, le ulteriori iniziative che questo Ministero intende intraprendere per la salvaguardia dell’economia agricola pugliese colpita da Xylella, si fa presente che in data 1° ottobre 2021 è stato richiesto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le politiche di Coesione, il rifinanziamento del Piano Xylella, a valere sulle risorse del Fondo di Sviluppo e Coesione per il periodo 2021-2027, per un importo di 500 milioni di euro”.


Interrogazione a risposta immediata Sen. BERGESIO

“Per risolvere le criticità e sostenere il settore zootecnico, stiamo costruendo nella nuova PAC e nel Piano Strategico nazionale degli eco-schemi dedicati, in particolare due: 
Uno schema su cui potranno volontariamente aderire gli allevatori attraverso due livelli di impegno, di cui il primo prevede un pagamento finalizzato al raggiungimento di obiettivi di riduzione dei consumi di antimicrobici negli allevamenti e che sarà verificato attraverso il sistema Classyfarm.

Un secondo livello, di impegno più alto, prevede un pagamento per l’attività di pascolo unitamente all’adesione al Sistema di qualità nazionale benessere animale, anche visto il percorso che ha fatto la zootecnia, per far vedere quanto di buono quella filiera ha fatto, affidando all’organismo di certificazione la verifica del rispetto dell’impegno di pascolamento.

Nella Legge di Bilancio abbiamo riproposto la norma sulla compensazione IVA che vale 74,5 miliardi sul settore della zootecnia. 

Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza cerchiamo di accompagnare la resistenza di reddito della zootecnia attraverso misure complementari come ad esempio il passaggio del Biogas e del Biometano che è molto importante per il settore zootecnico o come la misura Agrisolare che consentirà un’indipendenza energetica a quelle aziende. 
Risorse sia nel PNRR che nella Legge di Bilancio, ma soprattutto Governo, Parlamento e tutta la filiera fortemente a difesa dei sistemi produttivi italiani e dell’agricoltura italiana.”

AL SENATO INFORMATIVA DEL MINISTRO PATUANELLI SULLA TUTELA DELLA DENOMINAZIONE DI ORIGINE CONTROLLATA DEL “PROSECCO”

“Onorevoli Colleghi,

le eccellenze del patrimonio agroalimentare italiano sono una componente fondamentale dell’affermazione del Made in Italy sui mercati globali e il sistema europeo delle Indicazioni Geografiche (DOP e IGP) ne rappresenta un potente strumento di promozione e tutela.  Grazie alla distintività delle nostre produzioni, l’Italia è prima in Europa per numero di marchi riconosciuti (838 DOP e IGP). L’Italia non produce cibo. L’Italia produce distintività e tradizione. 

Il settore interessa 285 Consorzi di Tutela e oltre 180.000 addetti, per un valore della produzione pari a circa il 20% del totale agroalimentare nazionale.

Oggi, la ripresa del settore agricolo e della trasformazione industriale dipende in larga parte dalla crescita del mercato estero e i primi dati di quest’anno indicano che nel 2021 potrebbe essere superata la soglia storica di 50 miliardi di euro di esportazioni agroalimentari. 

È necessario, pertanto, potenziare il sostegno ai prodotti DOP e IGP che costituiscono la componente di maggiore penetrazione e successo nei mercati più dinamici e remunerativi.
Una tutela che passa anche attraverso la lotta alla contraffazione e al c.d. Italian Sounding, ambito in cui l’attenzione del Ministero è stata sempre elevata grazie alla costante ed efficace azione di controllo dell’Ispettorato e del Comando carabinieri per la tutela agroalimentare.

All’interno dei marchi a dominazione, il Prosecco rappresenta una tipicità esclusivamente italiana nonché il caso di maggiore successo commerciale degli ultimi anni: nel 2020 sono state prodotte 500 milioni di bottiglie per 2,4 miliardi di euro di fatturato al consumo [dati 2020, Consorzio Prosecco]. 

Nell’arco di poco più di un decennio dalla sua costituzione (2009), il Prosecco è diventata la prima DOP italiana nel comparto del vino: negli ultimi 5 anni, sia le esportazioni che il valore della produzione sono aumentate di circa il 30%, arrivando a sfiorare una quota del 25% sul valore totale nazionale delle DOP vino

[dati 2020, Istat- Ismea]

. Nello stesso periodo di tempo il Prosecco ha svolto un ruolo determinante nella crescita delle esportazioni di vino italiano fino a raggiungere, nel 2020, una quota di oltre il 16% del totale [dati Istat, aggiornati a giugno 2021]. Oggi, oltre i tre quarti delle bottiglie prodotte sono collocati all’estero (specie nel Regno Unito, in USA e in Germania). Tale effetto trainante si riflette anche nei risultati dell’export di vino del primo semestre 2021, che cresce del 15,2% rispetto al primo semestre 2020, a fronte di una crescita del 12,2% del settore agroalimentare nel suo complesso [dati Istat, aggiornati a giugno 2021]. 

È anche per tali ragioni che la vicenda oggetto dell’informativa odierna, che vado a ricostruire, è oggetto della massima attenzione da parte mia e del Ministero, al fine di tutelare il mercato agroalimentare italiano e una delle nostre eccellenze vitivinicole.

Ebbene, nel mese di giugno la Commissione europea ha posto all’attenzione degli Stati membri un documento di lavoro relativo alla pubblicazione, nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, della domanda di protezione della Menzione Tradizionale “Prosek” nel settore vitivinicolo, presentata dalla Croazia ai sensi dell’articolo 113 del Regolamento (UE) n. 1308/2013. 

Sin da subito, nel corso del Comitato di Gestione europeo del 29 giugno, abbiamo espresso la netta contrarietà alla proposta, in quanto non solo la traduzione di detta Menzione corrisponde al nome della DOC “Prosecco” e delle DOCG “Conegliano Valdobbiadene-Prosecco” e “Colli Asolani-Prosecco”, protette come DOP e come tali iscritte nel relativo registro della Commissione; ma anche perché l’eventuale autorizzazione all’uso del Prosek croato avrebbe creato un pericoloso precedente di istituzionalizzazione dell’Italian Sounding. Ciò non di meno, la Commissione ha ritenuto che non sussistessero ragioni ostative alla pubblicazione della domanda.

Pur mantenendo altissima l’attenzione sulla vicenda, ci tengo comunque a rassicurarvi sul fatto che, ad oggi, non è ancora stata presa, nel merito, una decisione definitiva sulla registrazione del Prosek, dal momento che la normativa europea ci consente, in sede di opposizione, di far valere le nostre ragioni.

Lo stesso Commissario UE all’Agricoltura, Janusz Wojciechowski, chiamato in causa dal sottoscritto e dai rappresentanti delle Regioni nel corso del recente G20 dell’Agricoltura, nell’asserire che la questione del Prosecco è assai specifica e che il punto di vista dell’Italia sarà preso in seria considerazione, ha dichiarato che la questione è tutt’altro che conclusa. 

Come previsto dalla normativa europea, dunque, nei 60 giorni decorrenti dalla pubblicazione della richiesta di registrazione in Gazzetta Ufficiale – pubblicazione, ad oggi, non ancora intervenuta – faremo opposizione formale nei confronti della domanda croata. E lo faremo in modo adeguato e compatto, sia con l’ausilio delle strutture tecniche del Ministero sia con la pressione, l’azione e l’interlocuzione politica che eserciteremo nei confronti di Bruxelles. 

È stato già attivato, infatti, un tavolo tecnico per predisporre una dichiarazione debitamente motivata, relativa alle condizioni di ammissibilità, al fine di opporci a quanto proposto dalla Croazia. Permettetemi, a tale riguardo, un ringraziamento al Sottosegretario Sen. Centinaio – sin da subito attivo sul dossier anche in ragione della delega conferitagli sul vitivinicolo – cui ho personalmente chiesto di agire assicurando il coordinamento necessario a rendere proficua ed efficace l’azione ministeriale nel suo complesso.  

Ci sono molti argomenti a sostegno delle nostre ragioni, che mi fanno ben sperare sul lieto fine della vicenda, posto che, in ogni caso, non essendo ancora intervenuta la pubblicazione della domanda di parte croata, gli elementi informativi di cui disponiamo sono necessariamente limitati.

Rilevo infatti che un eventuale riconoscimento della Menzione Tradizionale Prosek si pone in contrasto con l’articolo 33, paragrafo 2, del Regolamento UE n. 33/2019, che ammette la coesistenza tra Menzioni Tradizionali, DOP e IGP soltanto per le Menzioni Tradizionali protette anteriormente al 1° agosto 2009. 

A tal riguardo, ricordo che già dai negoziati per l’adesione all’Unione europea da parte della Croazia fu avanzata da questo Paese una richiesta in tal senso e, su opposizione dell’Italia, tale richiesta venne respinta: infatti, la Menzione Tradizionale Prosek non venne iscritta nel registro della Commissione UE. 

Ci appelleremo, inoltre, a quanto statuito dalla Corte di giustizia dell’Unione europea lo scorso 9 settembre, nell’ambito della causa C-783/19 “Comitè Interprofesional du Vin de Champagne contro GB” (nota anche come “sentenza Champanillo”), vale a dire che sussiste evocazione abusiva quando “l’uso di una denominazione produce, nella mente di un consumatore europeo medio, normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto, un nesso sufficientemente diretto e univoco tra tale denominazione e la DOP.

L’esistenza di un tale nesso può risultare da diversi elementi, in particolare, dall’incorporazione parziale della denominazione protetta, dall’affinità fonetica e visiva tra le due denominazioni e dalla somiglianza che ne deriva, e anche in assenza di tali elementi, dalla vicinanza concettuale tra la DOP e la denominazione di cui trattasi o ancora da una somiglianza tra i prodotti protetti da tale medesima DOP e i prodotti o servizi contrassegnati da tale medesima denominazione”. Ebbene, non spetta a me dirlo, ma appare indubitabile come il termine “Prosek”, per la sua affinità fonetica e visiva, evochi nella mente del consumatore medio europeo proprio il Prosecco italiano. 

Pertanto, ritengo che non ci siano le condizioni giuridiche affinché esso possa essere registrato; se ciò avvenisse, infatti, verrebbe palesemente smentito un autorevole principio giuridico affermato dalla Corte di Giustizia europea e recentissimamente ribadito.
Ho già sottolineato quanto sia grande, forte e importante la produzione di Prosecco per il nostro sistema agroalimentare e vitivinicolo.

A questo settore io ribadisco il mio impegno: metteremo in campo tutte le nostre forze e le nostre energie per bloccare questa errata ed assurda decisione, che mortifica la storia e l’identità dei nostri territori e penalizza produttori e consumatori.

Auspico vivamente – ma non ho dubbi al riguardo – di avere il supporto di tutti Voi, oltre che dell’intero Governo, per quella che, necessariamente, non può che essere una battaglia di tutto il nostro Sistema Paese a favore di una delle sue più importanti e distintive eccellenze.

Grazie”

IMPORTANTE
AUDIZIONE DEL MINISTRO PATUANELLI nella Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati (06-07-21) 

Ringrazio il Sen. Gianclaudio Bressa, Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati, per l’invito a intervenire in audizione sul tema del lavoro nero e del caporalato in agricoltura.  Saluto tutti i colleghi senatori presenti.  

Il lavoro nero e il caporalato sono piaghe che affliggono diversi settori produttivi, e si manifestano, con particolare virulenza, anche in agricoltura. 

Tali complessi ed allarmanti fenomeni coinvolgono migliaia di lavoratori, sia italiani che stranieri, con diffusione in tutte le aree del Paese e in filiere agricole molto diverse dal punto di vista della redditività.

Non vi sono dati ufficiali particolarmente dettagliati sull’estensione del fenomeno del caporalato, certamente alimentato negli ultimi anni – non solo nelle regioni meridionali – dal costante e crescente flusso migratorio, fonte di manodopera a basso o bassissimo costo. 

Secondo l’ISTAT (report del 19 ottobre 2019 riferito al triennio 2014-2017), il lavoro irregolare in agricoltura, cui è associato di sovente il caporalato, si attesta su un valore di circa il 18,4%, quindi superiore al tasso medio di irregolarità del 15,5 % riferito al totale dei settori economici nazionali. 

I mezzi di comunicazione continuano a restituire, con triste frequenza, le storie di uomini e donne, spesso stranieri, soggetti a sfruttamento e talvolta a vere e proprie forme di violenza.  

Ma anche la fatica e le privazioni possono raggiungere tale gravità da condurre alcuni lavoratori persino alla morte. 

Meno di un paio di settimane fa si è registrato l’ennesimo, tragico, episodio che ha visto per protagonista Camara Fantamadi, un giovane bracciante di 27 anni, originario del Mali, stroncato da un malore dopo aver lavorato nei campi, in una giornata torrida, nelle campagne di Tuturano a pochi chilometri da Brindisi.

Il ragazzo si è sentito male al termine del suo turno di lavoro e non si è più ripreso.


Sono storie terribili, che non possono lasciarci indifferenti e che richiedono un impegno sempre maggiore da parte di tutti noi, attori istituzionali, associativi e del mondo delle imprese, finalizzato a individuare misure che assicurino la tutela della salute, della dignità e dei diritti dei soggetti esposti a condizioni di vita spesso insostenibili.

Il particolare, il lavoro congiunto delle Amministrazioni nazionali e locali e delle forze dell’ordine, deve declinarsi nei termini di prevenzione e repressione dell’illegalità ma anche nello sviluppo di iniziative virtuose.  

Come sapete, anche il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali è, ormai da tempo, fortemente impegnato nel contrasto al caporalato e al lavoro nero, in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che ha competenza primaria in materia, e con il Ministero dell’Interno, nell’ambito di un rapporto sinergico che coinvolge anche molti altri soggetti, pubblici e privati, a livello nazionale e locale.  


La legge sul caporalato del 2016
L’impegno nella lotta al caporalato ha registrato un momento di svolta grazie all’approvazione, da parte del Parlamento, della legge 29 ottobre 2016, n. 199, recante “Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo”. 

Essa ha introdotto significative modifiche al quadro normativo penale, prevedendo specifiche misure di supporto dei lavoratori stagionali in agricoltura e garantendo una maggiore efficacia all’azione di contrasto del caporalato, 

I principali filoni di intervento del provvedimento riguardano:
* la riscrittura del reato di caporalato (intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro), che introduce la sanzionabilità anche del datore di lavoro;
* l’applicazione di un’attenuante in caso di collaborazione con le autorità;
* l’arresto obbligatorio in flagranza di reato;
* il rafforzamento dell’istituto della confisca;
* l’adozione di misure cautelari relative all’azienda agricola in cui è commesso il reato;
* l’estensione alle persone giuridiche della responsabilità per il reato di caporalato;
* l’estensione alle vittime del caporalato delle provvidenze del Fondo antitratta;
* il potenziamento della Rete del lavoro agricolo di qualità, in funzione di strumento di controllo e prevenzione del lavoro nero in agricoltura;
* il graduale riallineamento delle retribuzioni nel settore agricolo.

Il Tavolo caporalato 
Al fine di dare piena attuazione alla legge n.199 del 2016, soprattutto sul lato della prevenzione del fenomeno del caporalato in agricoltura, con decreto-legge n. 119/2018 (convertito dalla legge 17 dicembre 2018 n. 136), è stato istituito il “Tavolo operativo per la definizione di una nuova strategia di contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo in agricoltura”.

Il Tavolo, insediatosi il 16 ottobre 2019, ha approvato il Piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato 2020 – 2022 in occasione della seconda riunione del 20 febbraio 2020. 

Si è poi tornato a riunire il 22 luglio 2020 e, più recentemente, il 30 marzo 2021, per verificare lo svolgimento delle attività avviate, anche alla luce del mutato contesto caratterizzato dall’emergenza epidemiologica COVID-19. La prossima riunione si svolgerà entro la fine del mese di luglio e ci consentirà di aggiornare il quadro delle azioni intraprese finora e di definire quelle da intraprendere.

Attualmente è in corso la redazione della relazione del primo anno di attività del Tavolo e che sarà a breve presentato al Parlamento dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. 

Il Tavolo è articolato in 8 Gruppi di Lavoro, incaricati di attuare le 10 azioni prioritarie previste dal Piano e monitorarne lo stato di avanzamento. 

Il Ministero Agricoltura, oltre a partecipare attivamente a tutti i gruppi di lavoro, coordina il gruppo dedicato al tema della “Filiera produttiva agroalimentare, prezzi dei prodotti agricoli”, la cui prossima riunione è stata convocata per il 14 luglio. 

In tale occasione saranno illustrate le iniziative avviate e in corso di realizzazione sotto la responsabilità del Ministero Agricoltura e di cui desidero ora darvi un quadro di sintesi. 

Mappatura dei fabbisogni di lavoro agricolo 

Nell’ambito dell”azione prioritaria 1 il Mipaaf si sta facendo carico di realizzare, in collaborazione con il CREA, il calendario delle colture e un’analisi dei fabbisogni di manodopera agricola a livello provinciale. 

Si tratta di un’attività di strategica importanza per l’efficacia del Piano triennale e dell’azione di contrasto al caporalato. 

Solo una precisa conoscenza dei fabbisogni di manodopera può, infatti, consentire alle Autorità di fare emergere il nero, attraverso un confronto con i dati di manodopera dichiarati dalle imprese per i fini amministrativi. 

Tale analisi è caratterizzata da un’elevata complessità e sarà oggetto di uno studio che il CREA porterà avanti fino al 2022, grazie a uno specifico progetto finanziato dal Ministero che rappresento. 

Il fine dell’iniziativa è realizzare una piattaforma che possa restituire, in tempo reale, la mappatura dei fabbisogni di manodopera, su base mensile e con dettaglio a livello provinciale. 

La metodologia è già stata messa a punto, così come un primo modello di funzionamento della piattaforma, che è stato già sperimentato su un ambito territoriale limitato.  

Recepimento della Direttiva europea sul commercio sleale n. 633 del 2019

L’Azione prioritaria 2 del Piano prevede la realizzazione di “interventi strutturali, investimenti in innovazione e valorizzazione dei prodotti migliorano il funzionamento e l’efficienza del mercato dei prodotti agricoli”.  

In questo ambito, la prima linea di intervento indicata dal Piano è il recepimento della direttiva europea contro le pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare. 

La piena consapevolezza delle criticità presenti nel mercato del lavoro agricolo sul piano delle tutele delle lavoratrici e dei lavoratori, non può, infatti, prescindere da una lettura complessiva delle peculiarità di funzionamento della filiera agroalimentare caratterizzata, come noto, da un notevole divario nei rapporti di forza tra gli operatori. 

Vietare le pratiche sleali è uno dei passaggi più rilevanti nel contrasto allo sfruttamento di manodopera agricola; una filiera dove il valore si distribuisce in maniera inefficiente e difforme condiziona anche i produttori più attenti al rispetto delle regole con il rischio di una corsa al ribasso del prezzo che danneggia la qualità del prodotto ma anche e soprattutto la qualità dei processi produttivi incentivando forme di abuso e pratiche non sostenibili che hanno dirette conseguenze sui costi di produzione, in primis il costo del lavoro.

Su questo fronte, siamo in fase avanzata dei lavori e saremo in grado, in tempi strettissimi, di proporre un testo solido per consentire l’adozione nei termini di legge.  
L’articolo 7 della Legge di delegazione europea 2019-2020, approvato dal Parlamento nel mese di aprile, fornisce importanti principi di riferimento, che permettono di indirizzare il quadro giuridico esistente verso una maggiore tutela degli operatori delle filiere agricole e alimentari rispetto alla problematica delle pratiche sleali. 

Tra gli aspetti più rilevanti previsti dalla  Legge risultano di fondamentale importanza, oltre alla previsione di ben 16 pratiche configurate come sleali e quindi sanzionate, quali il mancato rispetto dei tempi di pagamento e il divieto di modifiche unilaterali dei contratti,  il divieto delle aste on line al doppio ribasso, la limitazione delle vendite sottocosto e la designazione del nostro Dipartimento di controllo, l’ICQRF, quale responsabile dell’attività di controllo.

Il decreto di recepimento introdurrà anche meccanismi di risoluzione alternativa delle controversie tra le parti, valorizzando il ruolo delle organizzazioni di rappresentanza attraverso la definizione di accordi quadro nazionali.

Contratti di filiera 
L’Azione prioritaria 2 prevede, quale secondo ambito d’intervento, l’ampliamento e la messa a sistema degli incentivi per i contratti di filiera pluriennali che possono essere un veicolo di promozione di investimenti sostenibili e di innovazione tecnologica come pure di rafforzamento della responsabilità solidale delle imprese della filiera e l’aggregazione dei produttori, in collaborazione con le organizzazioni di categoria. 

I contratti di filiera, istituiti con la legge finanziaria del 2003, articolo 66 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, sono uno dei principali strumenti di sostegno alle politiche agroindustriali gestiti dal Mipaaf

Sono stipulati tra i soggetti della filiera agroalimentare e il Ministero per rilanciare gli interventi nel settore agroalimentare al fine di realizzare programmi d’investimento integrati a carattere interprofessionale e aventi rilevanza nazionale. 

Considerato il carattere strategico di questa misura nel miglioramento dei rapporti di filiera, il Mipaaf ha inserito tra le proposte del PNRR un corposo progetto incentrato sui contratti di filiera, finanziato con 1,2 miliardi nel Fondo complementare. 

I contratti di filiera e di distretto possono essere una leva di fondamentale importanza per promuovere programmi di investimento privato che prevedono interventi materiali e immateriali volti alla transizione verde e circolare delle aziende, alla crescita dell’occupazione e del tasso di innovazione per questi settori produttivi. 

Per quel che riguarda il tema della legalità i contratti di filiera sono preziosi strumenti che possono contribuire a: 
* rafforzare la regolarità contributiva;
* incrementare la solidità economica delle imprese e la capacità di investimento; 
* produrre effetti positivi sulla trasparenza nelle relazioni contrattuali aiutando la lotta alle pratiche sleali. 

Transizione 4.0
Non dobbiamo dimenticare che caporalato e lavoro nero trovano terreno particolarmente fertile nelle aree caratterizzate da un sistema agricolo arretrato.

Per tale ragione, il Piano triennale ha previsto, tra i propri obiettivi, di garantire l’accesso delle imprese agricole agli investimenti previsti dal credito all’innovazione e alle altre misure previste nel Piano nazionale impresa 4.0, ora denominato Transizione 4.0, tra cui quelle relative alla formazione professionale. 

Rispetto a questo obiettivo, sono particolarmente soddisfatto di quanto ottenuto negli ultimi anni, grazie al lavoro svolto sia al Ministero dello Sviluppo Economico che al Ministero delle Politiche Agricole. 

Già con la legge di Bilancio 2020, infatti, sono stati estesi, anche alle aziende agricole, i vantaggi fiscali previsti dalla Misura Transizione 4.0, con la formula del credito di imposta in luogo dell’effettuazione del super/iper ammortamento per l’acquisto di beni strumentali. 

Con la Legge di Bilancio 2021 la misura è stata poi ulteriormente rafforzata con maggiorazione dei tetti e delle aliquote ed estensione dei crediti fino al 31 dicembre 2022.

Possono attualmente accedere al credito d’imposta tutte le imprese agricole anche in regime forfettario. 

Grazie alle risorse del Fondo Next Generation UE il Piano Nazionale Transizione 4.0 può ora contare su una dotazione complessiva di 24 miliardi di euro. 

Ricordo che nell’ambito del Piano Nazionale Transizione 4.0 è previsto anche il credito d’imposta per la formazione, cosiddetto Bonus formazione 4.0, il cui fine è favorire lo sviluppo di competenze dei lavoratori, utili per assicurare un efficace utilizzo delle nuove tecnologie applicate ai processi produttivi e ai singoli modelli di business aziendali.

Progetto FI.LE. (Filiera legale) 
Nell’ambito del tema dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro agricolo, il Ministero Agricoltura ha collaborato alla realizzazione del progetto FI.LE., finanziato dal Ministero dell’Interno e con capofila la Borsa merci telematica italiana. 

Il progetto ha permesso di costruire una piattaforma evoluta di intermediazione legale del lavoro nella filiera del pomodoro e nell’area di Foggia. 

Sono coinvolte nell’iniziativa le organizzazioni agricole, sindacali, industriali della filiera che hanno contribuito a testare il software co le aziende. 

La piattaforma consente alle aziende agricole una gestione trasparente della manodopera, agevolando la contrattualizzazione e il trasporto dei lavoratori e rappresenta uno strumento utile per le indagini svolte dalle forze dell’ordine per il contrasto del caporalato.

Pianificazione dei flussi di manodopera e miglioramento dei servizi per l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro agricolo

L’Azione prioritaria 4 del Piano per il contrasto al caporalato prevede la pianificazione dei flussi di manodopera e il miglioramento dell’efficacia, della trasparenza e della gamma dei servizi per l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro agricolo prevengono il ricorso al caporalato e ad altre forme d’intermediazione illecita.

Su questi aspetti il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali è da sempre presente in collaborazione continua con il Ministero del Lavoro.  

Il Mipaaf, tra l’altro, ha contribuito allo sblocco del DPCM flussi 2020 e sta partecipando alla definizione del DPCM flussi 2021. 

Nel 2020 il decreto flussi ha garantito, da un lato, la conversione dei contratti stagionali già in essere, dall’altro l’utilizzo delle 18 mila quote di ingressi stagionali riservate ad agricoltura e turismo. 

Per la prima volta si è provveduto, su proposta del Mipaaf, a sperimentare il coinvolgimento delle organizzazioni agricole con una quota riservata di 6mila unità per favorire un aumento delle conversioni degli ingressi in contratti di lavoro sottoscritti.

Una novità risultata estremamente positiva e che, pertanto, sarà riconfermata anche quest’anno. 

Infatti, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, illustrando il documento, denominato “Analisi decreto flussi 2020”, ha evidenziato che “tra le quote destinate ai lavoratori stagionali, quelle riservate alla gestione delle domande da parte delle associazioni datoriali in agricoltura – introdotta in via sperimentale nel decreto 2020 per contrastare l’impiego illegale di manodopera straniera – ha dato buon esito, in quanto la quota riservata è stata interamente utilizzata”


Conclusioni 
Possiamo dire che dal 2016, anno di approvazione della legge 199, molta strada è stata fatta. 

Il tema dei diritti dei lavoratori è diventato un elemento centrale nella definizione delle politiche agricole. 

Il recente accordo sulla riforma della PAC rappresenta un traguardo storico da questo punto di vista. 

Accanto alla sostenibilità economica ed ambientale, si inserisce, finalmente, a pieno titolo, anche il tema della condizionalità sociale. 

Si sancisce, in modo chiaro, che solo le aziende che rispettano le norme sul lavoro hanno diritto di ricevere i finanziamenti europei. 

Mi sono battuto nell’ambito del contesto europeo per raggiungere questo prezioso obiettivo. Sono, infatti, convinto che l”agricoltura del futuro è un’agricoltura competitiva sul mercato, solida dal punto di vista finanziario, rispettosa dell’ambiente, ma anche equa e solidale. 

La necessità di competere sul mercato non deve mai far perdere di vista il bene primario che è la dignità degli uomini e delle donne, che ogni giorno lavorano nel settore agroalimentare. 

Da Ministro dell’agricoltura ho voluto testimoniare un’attenzione particolare anche alla categoria più fragile, quella dei braccianti stagionali, anello debole della filiera e, quindi, più soggetto a potenziali soprusi. 

Ritengo il bonus braccianti, introdotto con il decreto Sostegni bis, una misura di grande importanza, che si va ad aggiungere alle altre misure di sostegno già messe in campo per accompagnare le imprese e i lavoratori del mondo agricolo in questa lunga fase di emergenza sanitaria ed economica.

Dobbiamo continuare a sostenere con convinzione il rilancio e lo sviluppo del settore agroalimentare, di cui proprio la pandemia ha messo in luce la centralità per l’economia e per la società del nostro Paese. 

Molto c’è ancora da fare sul fronte del contrasto al fenomeno del lavoro nero e del caporalato, ma sono convinto che la strada intrapresa va nella giusta direzione.  

L’opera di monitoraggio deve essere ancora più puntuale e mirata, l’azione repressiva ancora più decisa. 

Il Protocollo d’Intesa per il contrasto e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura e del caporalato, che firmerò il 14 luglio assieme ai Ministri dell’Interno e del Lavoro e delle politiche sociali e al presidente dell’Anci, rappresenta un altro segnale tangibile della determinazione della nostra battaglia politica.

La Cabina di regia contro la tratta e il grave sfruttamento degli esseri umani, coordinata dalla Presidenza del Consiglio e alla quale anche il Ministero Agricoltura partecipa attivamente, è un altro luogo privilegiato di confronto per definire azioni incisive di contrasto dell’illegalità, sia in ambito nazionale che internazionale. 

Sono convinto, inoltre, della necessità di rafforzare la Rete del lavoro agricolo di qualità, uno strumento che ritengo estremamente valido per diffondere i principi della legalità e della trasparenza ma che ancora vede una partecipazione delle aziende non soddisfacente. 

Dobbiamo, quindi, incentivare l’adesione alla Rete anche attraverso meccanismi incentivanti nell’accesso ai bandi pubblici, e rafforzare le strutture provinciali che possono svolgere un ruolo prezioso sul territorio. 

Possiamo, inoltre, garantire una migliore circolazione delle informazioni disponibili presso le diverse amministrazioni, anche attraverso l’interoperabilità dei sistemi informatici che può rappresentare un formidabile strumento di conoscenza delle criticità, e delle potenzialità, del sistema.

Sono tutti aspetti che saranno approfonditi in occasione della prossima riunione del Gruppo di lavoro coordinato dal Ministero delle Politiche Agricole nell’ambito del Tavolo per il contrasto al caporalato. 

In tale occasione, oltre a fare il punto su quanto già fatto, si potrà riflettere con le altre amministrazioni e soggetti coinvolti sulle future iniziative da intraprendere.  

Prima di concludere voglio ricordare che per rendere davvero vincente la lotta contro lo sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori abbiamo bisogno del continuo e  indispensabile supporto delle organizzazioni sindacali, con le quali il confronto è sempre aperto e improntato al massimo ascolto e alla collaborazione reciproca.

E abbiamo bisogno del supporto e della condivisione di intenti delle associazioni agricole, che si stanno caratterizzando per una sensibilità sempre più marcata dal punto di vista della tutela delle condizioni di lavoro delle donne e degli uomini impegnate nelle attività agricole. Sono convinto che assieme possiamo fare molta strada.

In questo percorso siamo pronti a recepire ogni utile indicazione che il Parlamento e, in particolare, la vostra Commissione vorrà farci pervenire. Grazie.

IMPORTANTE PER I COLLEGI
SILENZIO ASSENSO DELLA P.A

L’articolo 62 del decreto legge Dl 77/2021 c.d. “Semplificazioni” prevede che, in materia di silenzio assenso,  su richiesta dell’interessato, le pubbliche amministrazioni devono attestare che i termini per rispondere all’interpello ricevuto sono scaduti e che questo silenzio equivale all’accettazione della domanda presentata.
In caso di attestazione non resa il richedente potrà autocertificare l’inoperosità della pubblica amministrazione e far valere quell’atto come legittimo ed operativo negli effetti.

ART. 62 – (Modifiche alla disciplina del silenzio assenso)
  1. All’articolo 20 della legge 7 agosto 1990, n. 241, dopo il comma 2, e’ inserito il seguente: “2-bis.  Nei  casi  in  cui  il  silenzio dell’amministrazione equivale  a  provvedimento  di  accoglimento  ai sensi del comma 1, fermi restando gli  effetti  comunque  intervenuti del silenzio assenso, l’amministrazione e’ tenuta, su  richiesta  del privato, a rilasciare, in via telematica,  un’attestazione  circa  il decorso dei termini  del  procedimento  e  pertanto  dell’intervenuto accoglimento della domanda ai sensi del  presente  articolo.  Decorsi inutilmente  dieci  giorni   dalla   richiesta,   l’attestazione   e’ sostituita da una dichiarazione del privato ai sensi dell’art. 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.”.

IL QUESTION TIME DEL MINISTRO PATUANELLI AL SENATO
INTERROGAZIONE SUL SOSTEGNO ALLE PRATICHE DI ALLEVAMENTO CHE FAVORISCONO IL BENESSERE ANIMALE

Senatori UNTERBERGER, DE PETRIS, RIZZOTTI 


Signor Presidente, ringrazio i senatori interroganti.

Credo che all’espressione «benessere animale» non debbano corrispondere soltanto parole vuote, ma vi debba essere un concreto obiettivo primario di ogni singolo Paese. Ben vengano, pertanto, tutte le iniziative, anche congiunte, con gli altri Ministeri e Ministri degli altri Paesi europei per addivenire a pratiche che tutelino veramente in profondità il benessere animale nel reparto zootecnico.

Nel nostro Paese c’è una preminente competenza del Ministero della salute. Risponderò, per quanto di mia competenza, dicendo che il benessere animale rappresenta il presupposto fondamentale per la produzione zootecnica sempre più sostenibile a cui concorrono una serie di fattori da presidiare contemporaneamente attraverso un approccio integrato come lo stato sanitario degli animali, gli spazi vitali a disposizione, la biosicurezza, il miglioramento genetico, le emissioni nell’ambiente e una corretta gestione dei farmaci veterinari.

Il tema del benessere animale è talmente importante che entrerà a pieno titolo nella programmazione della Politica agricola comune, la nuova PAC post 2020. Infatti, nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, permangono ancora numerosi elementi di criticità da affrontare con decisione, sia attraverso sanzioni appropriate – a fronte di comportamenti non in linea con i più elementari principi del benessere definiti a livello internazionale – sia attraverso politiche incentivanti dei processi produttivi più rispettosi dell’etologia degli animali e di interesse zootecnico.

Per migliorare in modo concreto e duraturo le condizioni di benessere degli animali è necessario definire standard minimi significativamente superiori ai requisiti minimi stabiliti dalla legge, basati su criteri oggettivi e misurabili, in modo da indirizzare il comportamento dei vari operatori che avranno la possibilità di ottenere produzioni in grado di distinguersi sul mercato.

È proprio sull’integrazione degli aspetti sanitari e zootecnici che occorre intervenire per valutare, quindi migliorare la sostenibilità delle produzioni zootecniche in linea anche con gli obiettivi della strategia farm to fork.

Quanto ai casi specifici sollevati dagli onorevoli interroganti, si precisa che il Ministero sostiene ogni metodologia innovativa volta a permettere il sessaggio delle uova da cova in modo da destinare al ciclo riproduttivo solo i soggetti femmine precocemente individuati.

La metodologia oggi disponibile messa a punto da una joint venture tra l’Università di Lipsia e una catena di supermercati tedesca, oltre ad essere molto costosa, ha, però, bisogno di essere ulteriormente testata prima di essere applicata su vasta scala. Per quanto concerne, invece, la pratica della castrazione dei suinetti, sono in fase di definizione disciplinari produttivi contenenti impegni concreti, come comunicatoci dal Ministero della salute, al fine di superare definitivamente il problema sollevato dagli onorevoli interroganti.

Il sistema unitario di certificazione del benessere animale a cui stiamo lavorando accelererà la fase di transizione del sistema produttivo. In ogni caso, assicuro che sarà seguita con la massima attenzione l’evoluzione della sperimentazione, anche al fine di definire specifici strumenti di supporto da mettere a disposizione del sistema produttivo. Stiamo inoltre valutando di inserire – nei vari incentivi per il settore zootecnico erogati dal Ministero – delle premialità per le imprese che operano nel rispetto del benessere animale.

INTERROGAZIONE SUI CRITERI DI RIPARTO DEL FONDO EUROPEO AGRICOLO PER LO SVILUPPO RURALE (FEASR) PER GLI ANNI 2021 E 2022

Sen. Carbone 

Signor Presidente, ringrazio l’onorevole interrogante perché mi dà modo di chiarire alcuni aspetti che non sono esattamente nella misura in cui sono stati esposti anche nella domanda dell’interrogante. Alla proposta che abbiamo fatto a marzo ha fatto seguito poi una proposta del 21 aprile, che recava un’ulteriore rimodulazione rispetto al rapporto tra criteri oggettivi, nuovi criteri e criteri storici.

Posto questo, vorrei fare alcune considerazioni sia di metodo che di merito, partendo dal 16 gennaio 2014 quando, dopo una discussione accesa (parliamo di sette anni fa), le Regioni avevano concordemente definito il settennato 2014-2020 come l’ultimo di applicazione dei criteri cosiddetti storici, per poi arrivare nel 2021 alla definizione di nuovi criteri. Il dibattito è nato alla fine dell’anno scorso e non ha portato a una condivisione da parte delle Regioni. C’è un blocco di sei Regioni del Centro-Sud (perché l’Umbria non è certamente del Sud, non c’è una divisione Nord-Sud in questo senso) che ripropone per il biennio 2021-2022 i criteri storici, mentre le altre 13 Regioni e due Province autonome hanno individuato in cinque criteri cosiddetti oggettivi i nuovi parametri di distribuzione del fondo FEASR.

La Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome ha decretato la mancata intesa ventinove giorni fa, quindi ci sarà un percorso in Consiglio dei ministri in cui bisognerà sciogliere il nodo. L’intesa non c’è stata. La proposta fatta dal Ministero a marzo e poi quella riproposta nel rinnovo ad aprile intendeva stimolare alla ricerca di un’intesa tra le varie Regioni, perché ovviamente il Ministero deve guardare all’interesse di tutte le Regioni del territorio nazionale.

Sul merito posso dire che sono girate cifre assolutamente errate rispetto all’incidenza del passaggio dalla suddivisione tra 90 per cento dei criteri storici e 10 per cento dei criteri oggettivi per il 2021 e il 70 per cento dei criteri storici e 30 per cento di quelli oggettivi per il 2022, che complessivamente ha un impatto sulla spesa pubblica di circa 6 miliardi di euro nel biennio, pari a 105 milioni per il complesso di tutte le Regioni (per l’esattezza 105.282.527 euro nel biennio). Tuttavia, se guardiamo limitatamente alla parte non cofinanziata del fondo FEASR di 3.472 milioni di euro, lo spostamento complessivo è di 61.212.930 euro, di cui 45.553.000 euro per le sei Regioni coinvolte. Pertanto parliamo di 45 milioni in sei Regioni in totale in un biennio, su un importo complessivo del fondo di 3,5 miliardi. Credo quindi che occorra anche dare il giusto peso alle cifre.

Ovviamente è evidente che il FEASR è uno strumento molto importante per l’agricoltura italiana, in particolare per le aree in via di sviluppo agricolo, che hanno bisogno di sviluppo agricolo, ma non è l’unico strumento. Dobbiamo lavorare sulle percentuali di cofinanziamento, dobbiamo lavorare fortemente sul primo pilastro con il percorso di convergenza interna; dobbiamo dare anche molti altri strumenti a quelle Regioni per sviluppare l’agricoltura nelle aree rurali e credo che complessivamente gli strumenti che mettiamo a disposizione, anche e soprattutto delle Regioni del Sud, saranno sufficienti ad approcciare anche la sfida della nuova politica agricola comune (PAC), dove peraltro lo spostamento degli ecoschemi sulla parte del primo pilastro consentirà di liberare risorse, ad esempio, sul biologico dal secondo pilastro; rilevo che si tratta di risorse molto importanti in una scala da 1 a 10 rispetto a quelle di cui stiamo parlando oggi.

INTERROGAZIONE SULLE MISURE PER FAVORIRE LA COMPENSAZIONE E L’ASSICURAZIONE CONTRO I DANNI ATMOSFERICI ALL’AGRICOLTURA
Senatori COLLINA, MALPEZZI, TARICCO 

Grazie presidente, grazie senatori interroganti,

Nel testo e nell’esposizione della interrogazione viene colto il segno del problema. Per altro credo che nessun produttore voglia buttare via il raccolto e avere un rimborso. Bisogna quindi stimolare la capacità di protezione ex-ante, posto che i cambiamenti climatici avranno impatto ancor per qualche anno a venire in agricoltura, anche se avranno effetto le misure che abbiamo preso in termini di transizione ecologica. E’ chiaro che la questione assicurativa è centrale, nel senso che è come un cane che si morde la coda. Poche aziende si assicurano, i prodotti delle compagnie, sono quindi più rischiosi e meno attrattivi, con premi più alti, sono fatti in campagne assicurative nei periodi sbagliati dell’anno. Il prodotto non è quindi eccezionale e le aziende continuano a non assicurarsi.

In tutto questo si inserisce poi la deroga al decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102, che in qualche modo dà quella garanzia di ristoro; forse bisognerebbe trovare il modo per interrompere questo circuito vizioso.

Stiamo lavorando per aumentare il prelievo dall’1 al 3 per cento per la gestione del rischio, come abbiamo proposto in sede europea a tutti gli altri Stati membri. Speriamo di ottenere un risultato proprio per aumentare la dotazione del fondo di mutualizzazione così da poter garantire la copertura delle spese assicurative in modo più proficuo per l’azienda, anche se i limiti di percentuale oggi non ci consentono di arrivare, come proposto dagli interroganti, all’80 per cento, essendo al limite massimo del 70 per cento.

Per quanto riguarda la possibilità di incrementare lo stanziamento di risorse del Fondo di solidarietà nazionale, utilizzando anche le risorse della Politica agricola comune (PAC) relativa al prossimo periodo di programmazione, rammento che i nuovi fondi unionali relativi entrambi ai pilastri della PAC saranno gestiti in modo integrato attraverso un unico piano strategico nazionale e questo sarà anche un vantaggio. L’obiettivo è di perseguire un maggiore coordinamento tra i diversi tipi di interventi che concorrono alla fase di prevenzione e mitigazione dei rischi, al fine di minimizzare la probabilità del verificarsi di eventi che possano determinare la necessità di successivi interventi per ripristino ad indennizzo ex post.

Per quanto concerne la necessità di rafforzare e promuovere i fondi mutualistici in grado di compensare finanziariamente gli agricoltori e gli allevatori per le perdite, come ad esempio inquinamento, contaminazione, malattie e qualità dell’ambiente connessa ad un determinato evento di portata geografica limitata, evidenzio che nel corrente periodo di programmazione è stata data priorità ai soli fondi per rischi climatici e sanitari, escludendo nella fase iniziale di attivazione i fondi per le emergenze ambientali. Al riguardo sono già stati riconosciuti ufficialmente quattro fondi di mutualità contro le fitopatie, le infestazioni parassitarie e, al contempo, per agevolare la fase di riconoscimento, sono state emanate apposite linee guida dedicate a possibili proponenti e fondi di mutualità.

Entro l’anno è prevista l’adozione del preavviso pubblico per la corresponsione del sostegno nell’ambito della sottomisura 17.2 del Programma di sviluppo rurale nazionale. Pertanto, anche nel nuovo periodo di programmazione, è stato confermato il sostegno ai fondi di mutualizzazione. Inoltre si fa anche un lavoro di informazione presso le aziende agricole, proprio per stimolare le assicurazioni.

Concludo dicendo che nel disegno di legge che abbiamo approvato pochi minuti fa è previsto il finanziamento in base al decreto legislativo n. 102 per 105 milioni di euro, un importo oggettivamente importante, uno dei più grandi importi che siano mai stati incardinati in un provvedimento in un’unica tranche.

RECOVERY PLAN – BANDO PER L’ASSUNZIONE DI 2.800 TECNICI AL SUD
Come è noto il Dipartimento della funzione pubblica ha iniziato la procedura per l’assunzione a tempo determinato di 2.800 unità di personale di Area III – F1 o categorie equiparate nelle amministrazioni pubbliche degli organismi intermedi e nei soggetti beneficiari delle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia la cui domanda di partecipazione  potrà essere presentata per ogni profilo professionale previsto nel bando.
Per inoltrare la richiesta di partecipazione, che dovrà avvenire entro il il 21 aprile 2021, il candidato deve essere in possesso di un indirizzo (PEC) a lui direttamente intestato.
Il documento è stato inviato agli Associati

DL SOSTEGNI
L’approvazione in  Consiglio dei ministri del Decreto Legge c.d. “Dl Sostegni”  è stata rapida  e il provvedimento, che in buon parte coinvolge l’agricoltura, è già stato bollinato .
Importante da leggere con attenzione è l’art.19 ove viene previsto l’Esonero contributivo previdenziale e assistenziale per le filiere agricole della pesca e dell’acquacoltura  con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL, per la quota a carico dei datori di lavoro per la mensilità relativa a dicembre 2020, per le aziende appartenenti alle filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura, è esteso al periodo retributivo relativo al mese di gennaio 2021. 

Anche i liberi professionisti sono compresi in alcuni provvedimenti ma è bene stendere un velo in attesa di tempi migliori in quanto oggi, per ottenere il bonus una tantum (assegno medio di 3.700 euro) bisogna dimostrare di aver perso nel 2020 almeno il 30% dei ricavi rispetto al 2019.
Il documento è stato inviato agli Associati

Le linee programmatiche del Ministro Patuanelli presentate alla Commissione Agricoltura al Senato

(09.03.2021)

1. INTRODUZIONE

Onorevole Presidente, Colleghe e Colleghi

questo Governo, come ha illustrato il Presidente Draghi nel discorso programmatico tenuto al Senato, mette al centro della sua azione l’integrazione delle politiche ambientali, produttive e sociali, con un approccio nuovo, che vede l’agricoltura protagonista: l’ecosistema in cui si sviluppano tutte le azioni umane è, nel nostro Paese, per la gran parte un ecosistema rurale. 
Un ecosistema che la Pandemia ha colpito, ferito, ma non abbattuto, anzi, che si è dimostrato tra i più resilienti della Nazione. 
Mi preme quindi, in apertura, tributare un sentito ringraziamento, da cittadino prima ancora che da Ministro, alle donne e agli uomini della filiera agroalimentare che anche in piena emergenza hanno sempre garantito al Paese cibo sicuro e di qualità, la manutenzione del territorio, il presidio nelle aree rurali. Grazie!
Le scelte di politica agricola, alimentare e forestale devono dunque essere integrate tra loro, per interpretare in chiave innovativa, ecologica e inclusiva le principali necessità di sostegno che la transizione ecologica richiede. Vorrei condividere con voi i principali obiettivi che la sfida della nuova crescita post pandemica deve porsi: 

1. potenziare la competitività del sistema in ottica sostenibile, favorendo l’organizzazione delle filiere e rafforzando le connessioni fra produttori e consumatori, investendo sulla protezione dei redditi degli imprenditori agricoli e sull’integrazione dei settori verso un’economia realmente circolare, sfruttandone anche le opportunità per ampliare il perimetro operativo delle filiere più tradizionalmente agricole a nuovi ambiti economici;

2. migliorare le performance climatiche e ambientali dei sistemi produttivi, assistendo gli operatori del settore verso una gestione sostenibile del capitale naturale, recuperando o salvaguardando i paesaggi agrari secondo un equilibrio ecologico e tutelando gli habitat naturali e gli agroecosistemi;

3. rafforzare la resilienza e la vitalità dei territori rurali, generando occasioni di nuova imprenditoria basate sul consolidamento del patrimonio naturale e sociale, creando le condizioni per migliorare l’attrattività e l’inclusività delle zone marginali;

4. promuovere il lavoro agricolo e forestale di qualità e tutelare i diritti dei lavoratori, fornendo gli strumenti per garantire l’equità nei contratti e la sicurezza sui posti di lavoro, creando le condizioni per l’emersione e la regolarizzazione del lavoro “nero”;

5. rafforzare la capacità di attivare scambi di conoscenza e innovazioni, accrescendo la consapevolezza collettiva e istituzionale sulle implicazioni legate alla sostenibilità dei sistemi agroalimentari e favorendo la partecipazione attiva degli operatori e dei cittadini;

6. efficientare il sistema di governance, rafforzare le strutture di gestione amministrativa a livello nazionale e regionale, costruire un quadro normativo allo stesso tempo semplice e adeguato alle nuove sfide e alle nuove esigenze. 

Occorre inoltre contribuire, in maniera decisa, alla lotta alle perdite e agli sprechi alimentari, puntando sull’ottimizzazione e razionalizzazione delle filiere, con un approccio al tema che si integri con gli obiettivi dell’economia circolare e della bioeconomia, prevedendo l’utilizzo di risorse biologiche rinnovabili e dei flussi di sottoprodotti e scarti di lavorazione in valore aggiunto (cibo, mangimi, prodotti bio-based e bio-carburanti).
In tale contesto, i concetti e le parole chiave che devono indirizzare l’azione di Governo sono: equa distribuzione del valore lungo tutta la filiera produttiva; transizione ecologica; innovazione e trasparenza: si tratta di valori che si traducono in motori di competitività, tenuto conto della vocazione del nostro Paese ad essere, già oggi, uno dei leader mondiali nella sostenibilità dell’agroalimentare. 
Il settore primario è per l’Italia una risorsa insostituibile. In termini economici, il valore dei prodotti agroalimentari nel mercato finale al consumo, come media negli ultimi anni, ammonta a oltre 220 miliardi di Euro, pari a circa il 13% del PIL del nostro Paese.
Sottolineo la parola “agroalimentare” perché è compito del MIPAAF quello di guardare all’intero sistema produttivo, alla filiera intesa come catena di anelli che vanno dalle imprese agricole, inclusi i lavoratori, fino al consumatore. 
L’ormai nota espressione “From Farm to Fork” per il Ministero è sempre stata una linea di azione chiara e decisa, a testimoniare che in questo ambito non è più possibile ragionare per segmenti isolati: il destino delle nostre grandi industrie di trasformazione alimentari non può che essere quello di rafforzare i rapporti con gli agricoltori, gli allevatori e i pescatori italiani. È questo che ci rende forti nel mondo, la nostra distintività. 
Lo stato di emergenza conseguente alla pandemia causata dal COVID-19 ha evidenziato la centralità del settore agroalimentare, anche da un punto di vista strategico e, permettetemi di dirlo, geopolitico: la filiera del cibo ha saputo dimostrare una straordinaria capacità di resilienza, non solo resistendo alla crisi ma contribuendo in maniera significativa al rilancio e alla ripresa necessari per il Paese.
Anche in un anno drammatico come il 2020 l’export agroalimentare “Made in Italy” ha infatti registrato una crescita, nonostante la chiusura dei ristoranti e di tutto il canale c.d. Horeca, che, da solo, rappresenta il 30% di sbocco dei prodotti agricoli e agroalimentari italiani.
La pandemia oggi ci impone di pensare contemporaneamente a interventi di brevissimo periodo per mantenere le aziende in vita e al medio-lungo periodo, programmando un miglioramento complessivo della sostenibilità e della capacità produttiva del sistema.
Vorrei ora entrare nello specifico su alcuni dei principali ambiti di attività di Governo che il MIPAAF dovrà affrontare nei prossimi mesi.

2. PNRR, GREEN DEAL E PRINCIPALI INIZIATIVE EUROPEE

Anche alla luce della perdurante emergenza COVID-19 le scelte da fare nei prossimi mesi saranno determinanti per lo sviluppo del nostro Paese e per il futuro delle nuove generazioni. Abbiamo infatti a disposizione un pacchetto di risorse mai avuto in passato e non ci si può permettere di sbagliare alcuna mossa.
Il settore agricolo, che è chiamato ad offrire un contributo determinante al processo di transizione verde dell’intera economia, può contare su circa 50 miliardi di Euro per i prossimi sette anni, tra fondi della Politica agricola comune post 2020 e relativo cofinanziamento nazionale e risorse a valere sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che, come noto, dedica ampio spazio ai temi della transizione ecologica, dell’economia circolare, della competitività, del contrasto ai cambiamenti climatici e al dissesto idrogeologico; il Piano stanzia oltre 3 miliardi di Euro in favore di progetti riguardanti il settore agricolo e agroalimentare e la gestione delle risorse irrigue. La linea d’azione “agricoltura sostenibile” ha una dotazione di 2,5 miliardi di Euro e si articola nei tre grandi progetti relativi a: contratti di filiera, parchi agrisolari, logistica. 
Il PNRR e le nuove strategie dell’Unione europea legate al Green Deal quali “From Farm to Fork”, sono due occasioni imperdibili per rilanciare il settore, ma solo se affronteremo la transizione ecologica come un’opportunità di filiera in grado di coniugare sostenibilità e competitività del modello agricolo nazionale. A tal fine è indispensabile il sostegno allo sviluppo dell’agricoltura di precisione, posto che le nuove tecnologie digitali consentono alle aziende di aumentare la resa e la qualità delle produzioni utilizzando meno input quali energia, acqua e fitosanitari. Il beneficio dell’adozione di specifiche innovazioni nelle diverse tecniche colturali è prezioso per mitigare l’impatto che le stesse hanno sulle matrici ambientali; in questo senso il processo di innovazione tecnologica è di straordinaria rilevanza per le aziende agricole. 
E proprio con questo obiettivo e in linea con le Raccomandazioni della Commissione europea, che sono stati messi a punto i progetti MIPAAF nell’ambito del PNRR, inquadrati in una logica di intervento fortemente orientata alla transizione verde e digitale, attraverso il sostegno a investimenti finalizzati a migliorare la sostenibilità della produzione primaria e delle filiere agroalimentari e forestali, l’efficientamento energetico, la produzione di energia rinnovabile, la digitalizzazione e l’innovazione dell’agricoltura e delle aree rurali. 
In tale contesto, la proposta progettuale relativa al rafforzamento dei contratti di filiera e di distretto per i settori agroalimentari, florovivaistico, forestale e della pesca e acquacoltura contribuisce a gran parte degli obiettivi anzidetti. 
Si tratta di uno dei principali strumenti di sostegno alle politiche agroindustriali stipulati con i soggetti della filiera agroalimentare al fine di realizzare programmi d’investimento integrati a carattere interprofessionale e aventi rilevanza nazionale; partendo dalla produzione agricola, i contratti si sviluppano nei diversi segmenti della filiera agroalimentare, intesa come insieme delle fasi di produzione, trasformazione, commercializzazione e distribuzione dei prodotti agricoli e agroalimentari. 
Potenziare questo strumento significa certamente contribuire alla competitività dei settori nell’ottica della sostenibilità ambientale ed economica: si rileva che per ogni Euro pubblico investito si attivano investimenti privati per almeno il doppio, con l’effetto leva di poter attivare fino a 6 miliardi di Euro di investimenti; i contratti di filiera pluriennali possono garantire la stabilità dei prezzi, favorire una più equa distribuzione del valore e migliorare i rapporti tra la parte produttiva agricola e il resto della filiera.
In questo quadro si inserisce anche il Piano per la logistica e l’innovazione per i settori agroalimentare, florovivaistico, della pesca e dell’acquacoltura, con investimenti che puntano a rendere più moderna e green la logistica, attraverso interventi energetici, il miglioramento dell’approvvigionamento delle materie prime, l’innovazione e la semplificazione del trasporto e della movimentazione delle stesse. 
La proposta persegue l’obiettivo di efficientamento organizzativo e strutturale, con ricadute di carattere ambientale a livello di risparmio energetico, di riduzione delle emissioni e miglioramento della qualità dell’aria, con particolare riferimento alle zone urbane. L’efficientamento dell’intero sistema logistico è altresì determinante per ridurre gli sprechi, in particolare nel settore agroalimentare, e potenziare le opportunità di export per le PMI. 
Sempre in tema di logistica, è previsto lo sviluppo dei progetti volti al miglioramento della capacità di immagazzinamento e stoccaggio per quei settori agroalimentari strategici per il Made in Italy anche al fine di agevolare e favorire il recupero di competitività.
Per quanto riguarda, invece, gli investimenti innovativi, l’agricoltura di precisione 4.0, la tracciabilità attraverso la tecnologia blockchain e le nuove tecnologie emergenti, occorrerebbe garantire maggiori risorse per incrementare le occasioni di sviluppo e di nuova occupazione, anche nelle aree interne. Sotto questo profilo il MIPAAF utilizzerà le risorse nazionali a disposizione, ma un potenziamento anche con fondi da PNRR consentirebbe, senza dubbio, una maggiore diffusione dell’innovazione sul territorio. 
Una delle questioni chiave per la sostenibilità è, senza dubbio, la mitigazione dei cambiamenti climatici e, a tal fine, è evidente la necessità di ulteriori sforzi per ridurre le emissioni derivanti da attività agricole. Il settore zootecnico, soprattutto nelle aree più intensive del Nord Italia, è particolarmente importante in questo senso, in quanto le emissioni da fermentazione enterica e la gestione del letame sono le principali fonti di emissioni totali. 
La produzione di energia rinnovabile dal settore agricolo e forestale può essere migliorata, poiché l’Italia è al di sotto della media dell’Unione europea nonostante un potenziale significativo di produzione di biomassa, energia solare ed eolica. Lo sviluppo della funzione energetica dell’agricoltura è in grado di trainare il settore agricolo in un ciclo virtuoso, collegando le vantaggiose ricadute sociali, ecologiche ed agronomiche – connesse alle coltivazioni energetiche – alle nuove opportunità economiche derivanti dalla valorizzazione dei sottoprodotti e residui organici; in questo modo si perseguirà la diversificazione e l’integrazione delle fonti di reddito del settore agricolo, affidandogli una nuova importante missione: quella di fornitore di servizi energetici e agro-ambientali per la società. Si dovrà anche tutelare il patrimonio boschivo nazionale, con una corretta valorizzazione energetica delle biomasse da filiera corta e promuovere uno sviluppo del fotovoltaico sui tetti delle strutture agricole e dell’agro fotovoltaico, che consente di non sottrarre terreno alla produzione food e feed.
Le proposte del MIPAAF si sostanziano in una combinazione di progetti che si integrano tra loro, con lo sviluppo del biometano, secondo criteri di promozione dell’economia circolare (la proposta è stata presentata congiuntamente con il Ministero dello sviluppo economico), che consentirà di migliorare la gestione del letame e di ottenere un sottoprodotto, il digestato, da utilizzare come ammendante in sostituzione degli input chimici; il sostegno alla diffusione di macchinari di nuova generazione idonei allo spandimento sul terreno del sottoprodotto viene assicurato dal progetto “Innovazione nella meccanizzazione”. 
La decarbonizzazione dell’economia dell’Unione europea richiederà anche un intervento immediato per evitare le emissioni di metano, oltre che quelle di CO2. Le fonti antropiche rappresentano il 50-60% di tutte le emissioni di metano e comprendono inevitabilmente anche l’agricoltura. Le emissioni di questo gas, se intercettate e inserite nei processi di valorizzazione, possono diventare un volano fondamentale per la produzione di energia rinnovabile e per la riduzione dei gas climalteranti. 
Il progetto Parco AgriSolare rappresenta un’attuazione concreta di quanto previsto nella strategia From Farm to Fork che esplicitamente sottolinea come “Le case rurali e i capannoni sono spesso ideali per il collocamento di pannelli solari”. Tenuto conto dell’estensione dei fabbricati rurali e della loro distribuzione su tutto il territorio nazionale, l’azione contribuisce al raggiungimento degli obiettivi energetici nazionali, senza comportare alcun consumo di suolo. Inoltre, l’approvvigionamento energetico rappresenta per le aziende agricole circa il 20%/30% dei costi variabili: il progetto non solo consente di migliorarne la competitività ma contribuisce anche a migliorare il benessere degli animali riducendo l’uso dei farmaci veterinari e degli antibiotici.
Migliorare l’adattamento ai cambiamenti climatici è una priorità trasversale, in quanto le azioni correlate possono portare molteplici benefici, sia dal lato ambientale che economico: l’Italia è altamente vulnerabile ai rischi idrogeologici e ai rischi di erosione del suolo da parte dell’acqua, con crescenti danni causati da eventi climatici estremi e relative sfide, come incendi boschivi, specie invasive e attacchi biotici alle foreste. 
In quest’ottica, il progetto del MIPAAF per contrastare e prevenire il dissesto idrogeologico, sia con interventi sul sistema irriguo sia con interventi di gestione forestale sostenibile, mira a ridurre i rischi idrogeologici e l’erosione del suolo, incentivando al contempo l’uso a cascata dei prodotti forestali in un’ottica di bioeconomia. Come evidenziato nelle Raccomandazioni dell’Unione europea infatti, la gestione sostenibile delle foreste ha un grande potenziale: nonostante la significativa copertura forestale, gran parte delle foreste italiane non è gestita attivamente, il che potrebbe ostacolare il ruolo delle foreste come pozzi di carbonio, la loro resilienza a condizioni meteorologiche estreme e la fornitura di altri ecosistemi beni e servizi. A tale fine è necessario rafforzare anche il servizio fitosanitario nazionale.
Sempre con riferimento agli aspetti relativi alla sostenibilità e anche in considerazione dell’ambizioso traguardo posto dalla Commissione europea di portare i suoli coltivati a biologico al 25% a livello europeo, ricordo che l’Italia è più avanti di molti altri Paesi. I numeri del report Ismea Bio fotografano un settore in crescita sul fronte delle superfici ora a oltre 2 milioni di ettari, degli operatori (oltre 80.000), del valore della produzione (5,6 miliardi) e dei consumi che, sotto la spinta della svolta green degli italiani, favorita dall’emergenza COVID-19 hanno raggiunto la cifra record di 3,3 miliardi. 
La leadership dell’Italia sulle produzioni bio è indiscussa, ma è necessario oggi più che mai continuare a rafforzare i controlli sul prodotto estero, favorire lo sviluppo dei distretti biologici, incrementare il numero delle imprese e potenziare la ricerca. 
A tale fine il MIPAAF intende intervenire per agevolare l’approvazione della proposta di legge attualmente in discussione al Senato; semplificare, efficientare e rafforzare anche attraverso la digitalizzazione, il sistema dei controlli e delle certificazioni; sostenere progetti volti a promuovere e valorizzare ricerca, innovazione e formazione, nonché le filiere del biologico Made in Italy. 
Vorrei spendere qualche parola in più sulla ricerca, leva di sviluppo decisiva per il successo delle politiche sopra delineate. Il potenziamento delle strutture di ricerca agricole, a cominciare dal CREA – il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, è fondamentale per assicurare competitività al sistema agroalimentare. Una ricerca pubblica forte, proiettata in una dimensione internazionale e strutturata verso obiettivi di eccellenza è garanzia di indipendenza e sviluppo per l’Italia, specie in un momento in cui grandi temi quali il Genoma editing e le New Breeding Techniques vedono attori che hanno potenzialità di investimenti miliardari in altre aree del mondo.
Allo scopo di promuovere la conoscenza, l’innovazione e la digitalizzazione nell’agricoltura e nelle aree rurali, tenuto conto che la Commissione europea ha più volte sottolineato l’importanza di migliorare il sistema amministrativo e burocratico, anche aumentandone il livello di digitalizzazione e coordinando politiche diverse e complementari, è stata elaborata la proposta finalizzata alla digitalizzazione del SIAN, che rappresenta un passo fondamentale da compiere per supportare in modo efficiente ed equo sia gli agricoltori sul territorio nazionale che le persone che vivono nelle aree rurali italiane.

3. POLITICA AGRICOLA COMUNE POST 2020

Nella consapevolezza che la Politica Agricola Comune resta un asse portante e imprescindibile delle politiche europee di sviluppo, è necessario accelerare i lavori per la predisposizione del Piano strategico nazionale da presentare alla Commissione europea entro fine 2021 in modo da consentire l’avvio degli interventi nel 2023; non meno importante è il lavoro da fare per gestire l’attuale fase transitoria: le risorse disponibili a valere sul 2021 e 2022 vanno impegnate al più presto. 
Per questo ho già preso contatto con l’Assessore Pentassuglia, coordinatore della Commissione politiche agricole della Conferenza Stato-Regioni, per cercare di sbloccare il negoziato tra le Regioni sul riparto dei fondi FEASR destinati allo sviluppo rurale per il periodo 2021-2027, in corso da oltre tre mesi, e ho già avviato un primo confronto con gli assessori all’agricoltura di tutte le Regioni.
Come noto alcune decisioni fondamentali di competenza degli Stati membri andavano prese entro lo scorso 19 febbraio; non si è potuta onorare tale scadenza per l’impossibilità materiale di organizzare le dovute interlocuzioni, ma saremo certamente pronti per compiere, entro il prossimo mese di luglio, le scelte relative all’anno di domanda 2022 su alcuni questioni di estrema rilevanza quali la convergenza interna e gli aiuti accoppiati. 
La predisposizione del Piano Strategico Nazionale richiede la più ampia partecipazione da parte di tutti i soggetti interessati, dalle Organizzazioni professionali ai rappresentanti della società civile, nonché delle Istituzioni sia nazionali che regionali, perché l’attività agricola riguarda tutti i cittadini, e ha un impatto diretto sui territori e i loro abitanti e non solo come fattore necessario all’approvvigionamento ma anche per le evidenti ricadute ambientali e culturali. L’obiettivo è la definizione di una Strategia nazionale per un sistema agricolo, alimentare e forestale sostenibile ed inclusivo.
Il nuovo modello di attuazione, che sposta l’attenzione delle politiche dalla conformità ai risultati riequilibrando le responsabilità tra l’Unione europea e gli Stati membri con una maggior sussidiarietà, impone ampia condivisione nella definizione della strategia ed un modello di governance in grado assicurare efficienza nella gestione delle risorse. L’insediamento del Tavolo di partenariato nazionale è previsto per questo mese di marzo. 
La Strategia deve rappresentare anche un’occasione di rilettura e di rilancio dei territori rurali in linea con l’iniziativa comunitaria “Long term vision for rural areas”.
L’emergenza COVID-19 ha messo in evidenza problemi e potenzialità dei contesti territoriali rurali. Queste aree si sono dovute confrontare con la carenza dei servizi e delle infrastrutture, in particolare con i ritardi accumulati circa la connettività e le nuove tecnologie, nonché con la fragilità di numerose realtà produttive; nello stesso tempo, sono emerse le potenzialità delle aree rurali soprattutto in termini di qualità della vita come opportunità per un ripensamento e un rilancio dello sviluppo. In questo senso, non è un caso che nel 2020 le vendite al dettaglio di prodotti alimentari abbiano fatto registrare una crescita più elevata nelle aree meno urbanizzate e nei piccoli centri rispetto alle grandi città (fonte Ismea-Nielsen). Diventa, quindi, fondamentale cavalcare questo apparente cambio socio-demografico e immaginare nuovi percorsi che portino in maniera inclusiva alla crescita e rigenerazione dei territori rurali, che da troppo tempo soffrono di un progressivo spopolamento.
Un’attenzione sempre crescente deve essere posta al tema della digitalizzazione per il settore agricolo, agroalimentare e per le aree rurali, al fine di colmarne il gap rispetto al resto dell’economia, garantendo le cosiddette transizioni “gemelle” quella ecologica e quella digitale. In quest’ottica, oltre al PNRR, rappresenta una grande opportunità il coordinamento tra le attività di programmazione del Piano Strategico Nazionale con la prosecuzione dei lavori nell’ambito della c.d. Space Economy. Si tratta di un passaggio chiave, sia per gli aspetti amministrativi legati all’attuazione delle politiche agricole comunitarie e nazionali, sia per i servizi restituibili al mondo produttivo e, non meno importante, per gli aspetti di ricerca e sviluppo.

4. MADE IN ITALY E ATTIVITÀ ANTI-FRODE E DI PREVENZIONE E CONTRASTO DELLE PRATICHE SLEALI

Nell’ambito dei prodotti di eccellenza ricordo che il Made in Italy agroalimentare è protagonista anche nel mercato dei prodotti di qualità certificati a indicazione geografica e biologico, dove vantiamo il primato mondiale dei riconoscimenti.
Considerando anche il settore vinicolo IG, nel 2019 il valore della produzione a denominazione rappresenta il 19% del totale agro-alimentare, raggiungendo quasi i 17 miliardi di Euro (+4,2% rispetto al 2018, che aveva segnato a sua volta un incremento del 6% su base annua) e confermando un trend di crescita ininterrotto negli ultimi dieci anni. Solo l’agro-alimentare, ad esclusione dei vini, si attesta sui 7,7 miliardi di Euro (+5,7% rispetto al 2018) ma se si considera il risultato raggiunto nel lungo periodo, la crescita è stata del 54% nell’ultimo decennio. Le DOP e IGP pesano il 21% sul fatturato all’estero dell’intero agro-alimentare, con un valore pari a 9,5 miliardi di Euro (+5,1% rispetto al 2018). Il contributo maggiore è fornito dal comparto dei vini (5,6 miliardi di Euro), ma il segmento alimentare, che si attesta sui 3,8 miliardi di Euro, cresce ancora più velocemente (+7,2%).
Le strutture di controllo su cui il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali può contare, Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agro-alimentari (ICQRF) e Carabinieri del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari, sono un’eccellenza a livello mondiale.
Il ruolo dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari è fondamentale per la tutela delle nostre produzioni di qualità nei mercati nazionali ed internazionali. 
La difesa delle produzioni agroalimentari, la tutela della qualità e della salubrità degli alimenti, il contrasto alle pratiche sleali, l’intenso lavoro di vigilanza sulle attività di controllo delle produzioni a indicazione geografica, le attività analitiche dei laboratori a tutela della qualità – l’Ispettorato è infatti una delle pochissime strutture di controllo dotate di propri laboratori accreditati secondo standard analitici internazionali – sono elementi centrali nelle attività svolte.
Ricordo il grande lavoro fatto dall’Ispettorato repressione frodi in Europa come “autorità ex-officio”, a livello globale e sul web per eliminare dal commercio il falso agroalimentare italiano. Aver siglato accordi con le grandi piattaforme del commercio su internet consente all’Italia di garantire alle nostre denominazioni d’origine la stessa protezione contro la contraffazione prevista per i marchi privati. È un valore straordinario, che si basa proprio sulla tutela della reputazione dei siti, così come dei nostri produttori. 
L’ICQRF è l’unica autorità antifrode europea sul food ad avere accordi di cooperazione con ALIBABA ed eBay, con migliaia di interventi sul web a tutela delle produzioni a indicazione geografica, con percentuale di successo elevatissima; l’esperienza dell’Ispettorato è considerata dall’Unione europea una best practice in Europa. Anche con AMAZON è in itinere una attività per bloccare le inserzioni irregolari.
Nonostante, le difficoltà dovute alla crisi pandemica in atto, l’Ispettorato è riuscito ad assicurare un numero di controlli in evoluzione positiva rispetto agli anni precedenti
È intenzione del Ministero continuare in tale percorso, migliorando e rafforzando la capacità dell’ICQRF, anche in termini di risorse umane, nell’espletamento dei controlli per la qualità delle nostre produzioni e per la tutela dei nostri prodotti nel mercato nazionale e sulle piazze internazionali, dove occorre incentivare la cooperazione operativa con le omologhe strutture: al momento sono già in atto accordi con Stati Uniti (Food and Drug Administration), Cina, Turchia, Moldavia, Germania, Regno Unito, solo per citare alcuni esempi. 
In materia di commercio elettronico, con grande attenzione il Ministero continuerà a seguire la questione relativa alla liberalizzazione dei domini internet di primo e secondo livello, affinché si escluda qualsiasi soluzione che non tuteli le indicazioni geografiche e i marchi anche attraverso accordi internazionali per la protezione delle denominazioni. 
Un’altra priorità ritengo di apicale importanza riguarda il recepimento della Direttiva (UE) n. 2019/633 sulle pratiche sleali, per tutelare di più e meglio i nostri agricoltori, assicurando effettività ai controlli lungo la filiera e prevedendo il ruolo di Autorità di contrasto in capo alla nostra Amministrazione. Le vendite sotto i costi medi di produzione non sono ammissibili, così come vanno vietate le aste al doppio ribasso praticate da alcune insegne della grande distribuzione. Sono pratiche che danneggiano tanto i produttori quanto i consumatori, perché favoriscono una spinta verso il basso e verso la mortificazione della qualità. Il Ministero avrà una responsabilità diretta fondamentale, essendo stata individuata l’autorità di contrasto nazionale nell’Ispettorato repressione frodi del MIPAAF.
In ultimo, per migliorare l’attività di contrasto occorre senza dubbio operare una drastica e incisiva semplificazione. In particolare, vi è la necessità di una revisione del quadro di regole sulle sanzioni in modo da renderle più efficaci, maggiormente proporzionate agli illeciti nonché più organiche a livello settoriale. Infatti, occorre riformare il quadro penale dei reati agroalimentari, oggi fermo alle norme del codice del 1930 ed alla legge sull’igiene degli alimenti del 1962. 
Nella stessa ottica bisogna lavorare per rendere sempre più trasparenti le contrattazioni sui prodotti agricoli, anche attraverso lo sviluppo e il potenziamento delle commissioni uniche nazionali, che oggi sono attive per la filiera suinicola, cunicola e delle uova. 
Non meno rilevante è l’attività di controllo e tutela svolta dal Comando Carabinieri per la tutela dell’agroalimentare: assai prezioso è il lavoro dei Carabinieri del CUFAA nel garantire costantemente la legalità lungo tutta la filiera agroalimentare, contrastando con efficacia fenomeni sempre più definibili come agromafie ed agropiraterie, ma allo stesso tempo offrendo al Paese, nel solco della tradizione del Corpo forestale dello Stato, un servizio di tutela della natura e degli ecosistemi che trova pochi paragoni a livello mondiale.

5. ETICHETTATURA

La trasparenza sull’indicazione dell’ origine in etichetta è un diritto da garantire ai cittadini. L’Italia è un’avanguardia in Europa sotto questo profilo e proprio per questo nei prossimi mesi sarà rafforzata l’azione a livello di Unione europea con l’obiettivo di favorire un’evoluzione della normativa comunitaria attraverso la revisione del Regolamento (UE) n. 2011/1169.
A livello nazionale è necessario proseguire con quanto già introdotto in via sperimentale rinnovando i decreti attualmente in essere riguardanti latte, formaggi, pasta, riso, carni suine trasformate e derivati del pomodoro.
Fermo e deciso è il rifiuto del Nutriscore e dei modelli di etichettatura nutrizionale che distorcono le informazioni al consumatore. Non è ammissibile che una bibita gasata senza zucchero abbia il bollino verde e invece prodotti che sono dei capisaldi della dieta mediterranea come olio d’oliva o parmigiano reggiano vengano penalizzati. L’Italia ha proposto un modello alternativa con il cosiddetto “schema a batteria”, nella convinzione che possa essere utile al consumatore. In ogni caso crediamo che tali schemi debbano restare volontari e non obbligatori, e che vadano comunque esentate da una eventuale applicazione obbligatoria le produzioni a indicazioni geografica. 
Quando si parla di origine e qualità va ricordato che la Dieta Mediterranea è stata riconosciuta dall’UNESCO, nel novembre 2010, come patrimonio culturale immateriale dell’umanità; non sono pertanto immaginabili modelli di etichettatura che non ne evidenzino contenuti ed elementi in virtù di modelli culturali e alimentari non nostri. Considerato che la maggior parte degli attuali sistemi agroalimentari mediterranei non sono sostenibili a causa della perdita di biodiversità, del degrado delle risorse naturali, dei cambiamenti climatici, dell’elevato apporto energetico sono necessarie misure urgenti per promuovere e diffondere la Dieta mediterranea come modello di dieta sostenibile soprattutto nei Paesi del Mediterraneo, volano per la promozione della qualità dei prodotti agroalimentari, per la salvaguardia della biodiversità e per il sostegno di politiche a tutela del lavoro agricolo.

6. PESCA E ACQUACOLTURA

La pesca e l’acquacoltura hanno un grande valore non soltanto economico, ma anche politico nella misura in cui, attraverso spazi e risorse condivise, permettono un collegamento diretto con altre realtà economiche e politiche del Mediterraneo .
In questa ottica la pesca marittima può assumere un ruolo centrale grazie al suo maggior potenziale come strumento politico di coesione. Operare sullo stesso mare, sugli stessi mercati, con un forte scambio di risorse e capacità umane, è una occasione politica di grande portata; stato delle risorse e debolezze dei mercati domandano coesione e cooperazione. In tal senso la pesca può e deve assumere un ruolo pilota, che può concretizzarsi attraverso buone pratiche di condivisione di spazi naturali, in parte comuni e comunque continui.
Come negli altri settori la pandemia ha mostrato da un lato l’importanza delle attività di pesca e acquacoltura nel garantire l’approvvigionamento e dall’altro ha evidenziato le gravi debolezze e le tante criticità che ne mettono in pericolo la sopravvivenza; è noto infatti che il processo di trasformazione del settore della pesca italiana – da realtà inefficiente e assistita a realtà competitiva di mercato e di sostegno ai territori – non si è mai completato. 
La pesca marittima e l’acquacoltura possono e devono invece trasformarsi in valore aggiunto per l’economia di un Paese che vanta oltre otto mila chilometri di costa. 
Il salto di qualità per un settore ittico moderno e competitivo non può prescindere tuttavia da una vera e propria rivoluzione culturale; è noto infatti che la pesca e l’acquacoltura hanno una governance multilivello con una forte componente internazionale che ne determina orientamenti e indicazioni che è spesso complicato declinare in ambito locale. A fronte di tale sistema è fondamentale sostenere e rafforzare gli strumenti a disposizione dell’Italia per promuovere il proprio interesse nazionale sia in ambito UE, nella partecipazione alla determinazione della politica comune, sia in ambito FAO dove nel più ampio contesto della governance dei mari e degli oceani il percorso intrapreso è quello della cosiddetta ” economia e crescita blu” a sottolineare la necessità di un’economia sostenibile e innovativa nei bacini marittimi e negli oceani. 
Perché anche e soprattutto nel settore ittico la sfida più difficile è coniugare sostenibilità, a fronte della necessità di ridurre lo sforzo di pesca, con l’aspetto economico-imprenditoriale e sociale, posto che molte comunità costiere dipendono dalle attività legate alla piccola pesca.
Sostenibilità dei processi produttivi, innovazione tecnologica e organizzativa, nonché crescita culturale degli operatori mediante la realizzazione di percorsi formativi, saranno i pilastri su cui si poggerà la strategia 2021-2027 per attuare il salto di qualità verso la crescita blu. 
Nell’obiettivo di rendere competitive sui mercati le imprese di pesca marittima e di acquacoltura, garantendo il buono stato delle risorse marine viventi, e di incentivare la “crescita blu” come approccio di sistema all’economia del mare occorre In tale contesto, l’azione di governo si concentrerà sui seguenti interventi: 

– responsabilizzazione imprenditoriale delle imprese di pesca; 
– semplificazione della governance per il settore dell’acquacoltura; 
– supporto alla pesca locale, se ad alto valore aggiunto e inserita in un cluster di economia marittima;
– promozione di contratti di filiera che valorizzino la produzione in un’ottica di crescita imprenditoriale ed economica; 
– migliore definizione del ruolo dei mercati; 
– valorizzazione del prodotto tramite certificazione, tracciabilità, identificazione e, più in generale, informazione al consumatore; 
– promozione del prodotto, anche per un migliore conoscenza da parte del consumatore;
– ricerca e lo sviluppo, specialmente nelle nuove tecnologie, nella digitalizzazione e nei processi organizzativi.

Solo una riforma decisa del settore in termini di maggiore concorrenza e imprenditorialità, con la revisione del sistema lavoristico e previdenziale, potrà renderlo interessante per le giovani generazioni. La crescita blu e la sicurezza alimentare si basano su diverse componenti, sia economiche che politiche. La chiave per avere successo è la sinergia tra tutte.

7. ALTRE ATTIVITÀ RILEVANTI

Nell’ambito degli orientamenti e degli interventi di carattere più generale molte altre azioni sono al centro dell’azione di Governo: mi riferisco al lavoro mirato che dovrà essere svolto per le singole esigenze settoriali in ragione delle peculiarità di ciascuno.
I tavoli di filiera, come ad esempio quelli grano/pasta, olio, agrumi, zootecnico, brassicolo, canapa, frutta in guscio, vino, ortofrutta, per citarne solo alcuni, rappresentano senza dubbio gli strumenti più adatti per la programmazione di interventi in grado di apportare valore aggiunto a tutti i soggetti coinvolti e di operare scelte condivise e calibrate alle diverse realtà. 
A tale proposito, come non dedicare un cenno alla “vendita diretta”: attività insostituibile e voce ogni giorno più importante per le imprese agricole, sempre più attente ad avere un rapporto diretto e di fiducia con i consumatori; si deve intervenire per semplificare le procedure, attraverso un miglioramento delle normative già oggi in essere e con nuove risorse per stimolare la nascita dei farmers market. 
Ulteriore tematica sulla quale mi preme richiamare la vostra attenzione è il tavolo di filiera della canapa industriale, la cui prima riunione di insediamento si è svolta lo scorso mese di febbraio. Le potenzialità di questa pianta, sia come coltivazione innovativa atta a consentire le rotazioni agronomiche e a favorire la bonifica dei terreni dai metalli pesanti, sia per i molteplici usi industriali ai quali si presta, sono straordinarie ed è nostra priorità sviluppare un piano di settore in grado di incentivarne la produzione e la trasformazione attraverso una adeguata strategia di filiera e con l’indispensabile apporto della ricerca e dell’innovazione tecnologica. Al tavolo hanno partecipato oltre 48 “componenti” in rappresentanza, tra l’altro, delle Istituzioni, delle organizzazioni professionali agricole e  del mondo delle ricerca, a testimonianza del grande interesse e della necessità di valorizzare ed incentivare il settore canapicolo nazionale: si tratta di un percorso avviato che intendiamo proseguire celermente, assicurando ai diversi stakeholders tutto il nostro supporto. 
Vengo ora ad un ambito più strettamente riguardante la dimensione lavorativa: garantire il pieno rispetto dei diritti dei lavoratori agricoli e della pesca e proteggere le imprese dalla concorrenza sleale di chi sfrutta sono due capisaldi dell’azione di contrasto al lavoro e al caporalato che il MIPAAF sta portando avanti in collaborazione con gli altri ministeri competenti. In quest’ottica si lavora per la piena attuazione della legge n. 199/2016, e in particolare proseguendo nelle linee di azione del Piano triennale di contrasto già individuate nel 2020. Dalla digitalizzazione possono derivare soluzioni a criticità apparentemente poco rilevanti ma che invece comportano dispendio di tempo e di risorse per le aziende: mi riferisco al potenziamento della banca dati unica per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro agricolo. 
Un altro tema di grande rilievo è la lotta agli spechi alimentari. Ogni anno in Italia si gettano cibi per un valore di 12 miliardi di Euro. Uno spreco inaccettabile tanto più oggi che più di 5 milioni di persone soffrono di povertà alimentare e hanno necessità di assistenza. In quest’ottica è necessario, oltre a rendere più sostenibile la produzione agroalimentare con progetti di economia circolare: 
– potenziare le attività del Tavolo per la lotta agli sprechi alimentari e l’assistenza alimentare come strumento innovativo di partenariato pubblico privato; 
– attuare le linee guida della Commissione europea per la lotta agli sprechi alimentari; 
– migliorare gli strumenti normativi per consentire il recupero delle eccedenze ai fini umani che si possono verificare in casi di crisi di mercato;
Di fondamentale importanza è anche la tematica legata al credito quale fattore di maggior impatto nel settore primario, essendo questo ad alta intensità di capitale; l’accesso al credito, e in generale un buon rapporto tra banche e imprese, costituiscono elementi indispensabili alla realizzazione degli obiettivi, specie quelli di politica agraria. Nessuna iniziativa progettuale può prescindere da un quadro finanziario adeguato alle peculiarità delle aziende agricole e della pesca; il servizio del credito assicura inoltre alle risorse pubbliche erogate uno straordinario effetto leva oltre a garantire una miglior valutazione di merito delle iniziative. 
Come già anticipato nel corso del Question Time della scorsa settimana, il settore olivicolo oleario merita un’attenzione particolare in quanto colpito da una emergenza non meno grave e contagiosa della pandemia da COVID-19; ancorché causata da un batterio, la malattia che ormai da anni affligge le piante di ulivo nel territorio del Salento, e non solo, ha causato ingentissimi danni economici ad un prodotto che è il simbolo principe dell’Italia mediterranea. Occorre, quindi, proseguire con gli interventi previsti dal Piano Straordinario per la rigenerazione olivicola della Puglia e per la revisione ed attuazione di Piano olivicolo nazionale che sia cornice di coordinamento per azioni mirate ed integrate a vantaggio di tutti gli attori della filiera.
Con riferimento ad un’altra importantissima competenza di questo Ministero, vale a dire l’ippica, la pandemia ha messo in evidenza le criticità del sistema delle corse dei cavalli ed è avvertita l’esigenza di riforma del settore; è necessario un progetto credibile di risanamento e di rilancio che veda la separazione tra le attività di promozione dell’allevamento e di valorizzazione delle razze equine e quelle agonistiche legate al cavallo, dalla programmazione e organizzazione delle corse fino alla erogazione, in tempi ragionevoli, dei pagamenti spettanti agli operatori, per i quali spesso i premi rappresentano l’unica fonte di reddito. Un progetto che metta al centro non soltanto il gioco ma una serie di interventi volti a migliorare la competitività, la legalità e lo spettacolo anche alla luce della necessità di restituire all’ippica la dignità di un’attività che, in virtù del millenario rapporto tra uomo e cavallo, costituisce un insieme complesso dalle forti componenti socio culturali oltre che economiche.
Meritano, per la loro straordinarietà e per il forte impatto, un cenno conclusivo le azioni da ultimo intraprese nel contrasto della crisi COVID-19. 
Il Ministero è pienamente impegnato nella gestione e nella liquidazione degli aiuti diretti al mondo agroalimentare. Da questo punto di vista proprio nell’ultima settimana di febbraio si sono sbloccati i pagamenti di oltre 60 milioni di Euro agli allevatori sul Fondo zootecnia in crisi e sono stati pagati oltre 80 milioni di Euro a 12.500 beneficiari del Fondo ristorazione. Uno sforzo amministrativo che deve proseguire arrivando a una pronta e positiva conclusione dei pagamenti che porteranno liquidità nel sistema per oltre 400 milioni di Euro. 
Allo stesso modo il Ministero segue i provvedimenti di nuovi ristori, tenendo conto che le misure imposte al settore della ristorazione continuano ad avere gravi, immediate e prolungate ripercussioni su tutte le produzioni agroalimentari, a partire dal settore delle carni, ed è mia intenzione continuare a garantire i necessari ristori alle imprese del settore agroalimentare italiano. 

8. CONCLUSIONI

Colleghe e Colleghi, abbiamo davanti a noi grandi responsabilità, ma anche immense opportunità. Il sistema agroalimentare ha retto la sfida drammatica dei momenti più duri, è ora di ripartire con convinzione, determinazione ed entusiasmo. Sono certo che potremo contare sulla piena e convinta collaborazione con il Parlamento, per dare un concreto e immediato sostegno al settore, ma anche una speranza di sviluppo e crescita per le nuove generazioni.

Grazie ancora per la vostra attenzione.

NUOVO DPCM DEL 2 MARZO 2021
Ecco il testo del nuovo DPCM del 02.03.2021, firmato da Draghi, e pubblicato in GU n. 52 del 02.03.2021, contenente le misure urgenti anti COVID-19-

DECRETO MILLEPROROGHE
In G.U. 51, è stata pubblicata la Legge del 26 febbraio 2021 n. 21di conversione del Decreto legge del 30.12.2021 n. 183 (Decreto Milleproroghe) recante “Disposizioni urgenti in materia di termini legislativi, di realizzazione di collegamenti digitali, di esecuzione della decisione (UE, EURATOM) 2020/2053 del Consiglio, del 14 dicembre 2020, nonche’ in materia di recesso del Regno Unito dall’Unione europea. Proroga del termine per la conclusione dei lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti accaduti presso la comunita’ “Il Forteto” che, tra le altre, contiene disposizioni che interessano direttamente l’agricoltura .
I documenti sono stati iviati agli Associati

IL NUOVO GOVERNO
Ieri ha prestato giuramento il  nuovo Governo Draghi così composto:
Ministro per i Rapporti con il Parlamento-Federico D’Incà
Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale-Vittorio Colao
Ministro per la Pubblica Amministrazione-Renato Brunetta
Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie-Mariastella Gelmini
Ministro per il Sud e la Coesione territoriale-Maria Rosaria Carfagna
Ministro per le Politiche giovanili-Fabiana Dadone
Ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia-Elena Bonetti
Ministro per le disabilità-Erika Stefani
Ministro per il coordinamento di iniziative nel settore del turismo (con portafoglio)-Massimo Garavaglia

Ministero della Giustizia-Marta Cartabia
Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (ministro per la transizione ecologica)-Roberto Cingolani
Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali-Stefano Patuanelli

Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale-Luigi Di Maio
Ministero dell’Interno-Luciana Lamorgese
Ministero della Difesa-Lorenzo Guerini
Ministero dell’Economia e delle Finanze-Daniele Franco
Ministero dello Sviluppo Economico-Giancarlo Giorgetti
Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti-Enrico Giovannini
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali-Andrea Orlando
Ministero dell’Istruzione-Patrizio Bianchi
Ministero dell’Università e della Ricerca-Maria Cristina Messa
Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo-Dario Franceschini
Ministero della Salute-Roberto Speranza
Confidiamo nella competenza e capacità del Presidente Draghi che, però, negli incontri di programmazione sulle possibilità operative e organizzazione delle prossime azoni d governo ha avuto contatti con tutto il mondo produttivo e imprenditoriale ma non con quello delle professioni .
Ci proporremo come forza attiva e fondamentale alle azion i che coinvolgeranno  l’agricoltura, il territorio e l’ambientalismo.
As.Per.A.

LAUREA PER L’ISCRIZIONE ALL’ALBO PROFESSIONALE
Il Consiglio dei Ministri, su proposta di una nuova legge da parte del Prof. Gaetano Manfredi, ministro dell’Università, ha approvato il principio che non sarà più necessario l’esame di abilitazione per l’iscrizione ad alcuni ordini e collegi consentendo l’iscrizione  diretta a coloro che hanno frequentato, per quanto qui interessa,  le lauree professionalizzanti per le professioni tecniche agrarie denominate P02.
Il nuovo Perito Agrario laureato potrà così iscriversi  all’albo professionale  ed accedere all’esercizio della professione  senza dover sostenere l’esame di abilitazione grazie anche all’impegno dimostrato nell’argomento da alcuni Collegi territoriali dei Periti Agrari e dei Periti Agrari Laureati che si sono adoperati fattivamente  per il raggiungimento del risultato.
Mauro Finiguerra

LEGGE SEMPLIFICAZIONI
Sulla Gazzetta Ufficiale del 29 settembre 2020, è stato ripubblicato il testo del Decreto Legge 76/2020 coordinato con la legge di conversione 120/2020 (cd. Decreto Semplificazioni) coordinato con la legge di conversione 11 settembre 2020, n° 120, recante Misure urgenti per la semplificazione e l’innovazione digitale, corredato dalle relative note ove sono coordinate le informazioni professionali importanti e afferenti l’obbligo si ossesso della PEC e le sanzioni in caso di non adeguamento alle norme da parte del professionista..
Il documento è stato inviato agli associati

AUDIZIONE MINISTRA BELLANOVA
 IN COMMISSIONE AGRICOLTURA CAMERA DEL 22.09.2020

Gentile Presidente, Onorevoli colleghi,
vi ringrazio per l’opportunità che mi viene offerta e che mi permette di illustrare sinteticamente il lavoro svolto nelle ultime settimane, finalizzato alla definizione delle priorità agricole del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e che ha impegnato l’intero Ministero, coadiuvato dalle strutture tecniche del CREA e dell’ISMEA.
Nel definire il contributo “agricolo” al PNRR, ci siamo attivati immediatamente dopo l’accordo raggiunto dal Vertice europeo del 21 luglio 2020, nella consapevolezza che il settore agricolo, pur disponendo di importanti risorse europee messe a disposizione dalla Politica agricola comune post 2020, possa e debba giocare un ruolo determinante anche all’interno del PNRR, proprio per il contributo che può offrire al rilancio economico del Paese e al processo di transizione verde e digitale dell’intera economia.
Più e più volte in questi mesi ho parlato di Filiera della vita, rimarcando l’enorme contributo garantito da questo straordinario segmento al Paese nei mesi della pandemia e sottolineando la evidente coincidenza tra strategicità del settore e interesse nazionale. 
In termini produttivi ed economici, e in termini di sovranità, qualità e sicurezza alimentare, garanzia degli approvvigionamenti, diritto al cibo, e al cibo di qualità, per tutti, tutela e salvaguardia del territorio, del paesaggio, di risorse naturali preziosissime non rinnovabili come suolo, acqua, aria.
La Strategia nazionale per il Sistema Agricolo, Agroalimentare, Forestale, della Pesca e dell’acquacoltura che passerò tra brevissimo ad illustrare nel dettaglio coglie per l’esattezza questi snodi e li dispiega.
Il nostro contributo al PNRR si declina dunque con un impianto strategico ancorato a tre parole chiave: visione, coraggio, scommessa, indicando una vera e propria policy per garantire al sistema agroalimentare nazionale quelle leve che lo possano sostenere nel riposizionamento evidenziando una semplice verità: futuro verde e agricoltura sono strettamente interconnessi. 
Se tutti noi siamo infatti fermamente impegnati a realizzare quel new green deal che l’Europa indica come condizione, destino e orizzonte, ebbene, non esito a dire che non potrà accadere nel nostro paese come in Europa senza il ruolo centrale, strategico, dell’agricoltura, della pesca, della filiera alimentare. 
I passaggi obbligati attraverso cui dare corpo e gambe alla strategia Farm to fork come alla Strategia per la biodiversità si radicano in questa premessa.
Per questo accanto alle parole chiave indicate precedentemente ne indico un’altra: rigenerazione. Che a mio avviso dovrà senz’altro caratterizzare l’impianto progettuale più complessivo ma di sicuro individua la nostra Strategia. 
Rigenerazione del sistema agricolo e alimentare nel nostro paese attraverso il potenziamento delle imprese e delle filiere; la lotta al dissesto idrogeologico; la tutela delle risorse non rinnovabili; la tutela e la valorizzazione delle foreste; la tracciabilità e trasparenza sull’origine dei cibi; la promozione internazionale; la sostenibilità integrale e sicurezza nei controlli, la tutela del lavoro; la centralità che la nostra Strategia assegna alle aree interne.

Non a caso lego agricoltura e tutela delle risorse non rinnovabili, agricoltura e crisi climatica. Perché proprio su questi due sensibilissimi terreni l’agricoltura è parte della soluzione. All’appuntamento con la sfida epocale delle trasformazioni climatiche e del futuro verde, quella italiana si presenta con le carte più che in regola. 
Nessuno sviluppo sostenibile si può dunque immaginare senza garantire al settore la centralità, adeguatamente sostenuta, che merita e ad agricoltori, allevatori e pescatori la giusta tutela del reddito. 
L’Italia, se fa sue queste premesse, può giocare da protagonista la partita del Green deal europeo, esserne uno dei veri motori di proposte.
Ecco perché diciamo che il PNRR dovrà avere, assolutamente, un cuore agricolo.
Il che obbliga automaticamente tutti noi, ovvero il sistema-paese che siamo occupati a indicare nel Piano nazionale di rilancio e resilienza, a scommettere sull’ammodernamento dei sistemi di produzione di questo settore come delle reti logistiche, sul sistema della qualità territoriale che non può prescindere dall’agricoltura e dalla tutela e valorizzazione della biodiversità come dal contrasto al dissesto idrogeologico o da una nuova vita per le aree interne anche in termini di  infrastrutturazione materiale e immateriale.
Dunque, un’agricoltura che diviene paradigma di un modello di sviluppo e una strategia fortemente coerente proprio con quelle premesse che l’Europa pone a fondamento dell’utilizzo delle risorse del Ricovery Fund.
Nel definire i progetti strategici per il settore, tenuto conto delle indicazioni della Commissione europea, ho chiesto agli uffici di lavorare tenendo sempre presenti sei priorità:
1. Proposte in grado di intercettare gli obiettivi strategici contenuti nei diversi documenti di indirizzo e programmazione elaborati dalla Commissione europea, come il “Green deal”, “Farm to Fork”, “Biodiversità” e le proposte di riforma della PAC post 2020, caratterizzate dal cosiddetto “New delivery model”;
2. Proposte complementari e sinergiche a quelle che saranno inserite dalle Regioni nell’ambito dei futuri Programmi di sviluppo rurale;
3. Proposte che non potranno essere inserite nei futuri Programmi di sviluppo rurale, in quanto di rilevanza nazionale o sovra regionale o perché difficilmente finanziabili, se non in tempi lunghissimi;
4. Proposte in grado di affrontare e risolvere carenze strutturali storiche e di imprimere un impulso decisivo allo sviluppo economico del settore;
5. Proposte concrete ed innovative in grado di essere realizzate in tempi compatibili con quelli strettissimi che saranno imposti dalle regole comunitarie;
6. Proposte in grado di incidere in maniera permanente sull’economia e sull’occupazione dei settori a monte e a valle di ciascun investimento.
Sulla base di queste priorità, abbiamo elaborato un parco progetti, per un ammontare di circa 17 miliardi di euro. Altre proposte sono invece confluite nelle schede progettuali di cui sono capofila altri Ministeri, come quello sulla banda larga nelle aree rurali, capofila Mise, quello sul recupero dei borghi rurali, capofila Mibact, quello sulla digitalizzazione della pubblica amministrazione e dei servizi ai cittadini, capofila Ministero dell’innovazione, quello sui progetti di osservazione della terra, Capofila Presidenza del Consiglio. Una trasversalità e una connessione non casuali, perché l’interconnessione tra i quadri di conoscenza e tra i relativi programmi è condizione essenziale della bontà e realizzabilità del Piano più complessivamente intenso.
Per questo diciamo che quello che importa in questa sede, al di là dei singoli progetti su siamo ancora impegnati, è la complessiva visione strategica declinata in tre grandi macro-obiettivi:
-competitività del sistema alimentare
-produzione energetica da fonti rinnovabili e al tempo stesso riduzione delle emissioni e miglioramento della sostenibilità dei processi produttivi
-miglioramento della capacità di adattamento ai cambiamenti climatici e prevenzione del dissesto idrogeologico.
Passo adesso ad illustrare più diffusamente i macro-obiettivi.
Come ho detto, il primo ha come finalità il:
1. Miglioramento della competitività del settore agroalimentare
Qui i cluster di progetti includono i contratti di filiera del settore agricolo e della pesca. Si tratta di interventi sovra-regionali, volti al potenziamento delle relazioni verticali in filiere strategiche, che difficilmente potrebbero essere realizzati con i fondi regionalizzati dello sviluppo rurale. Il fabbisogno di intervento pubblico in questo ambito è emerso, recentemente, quando sono state attivate specifiche iniziative con il Fondo di Sviluppo e Coesione (FSC), ricevendo un riscontro molto positivo in termini di qualità progettuale e richieste di finanziamento. 
Altri progetti in questo ambito riguardano le infrastrutture logistiche agroalimentari e della pesca, che mirano alla creazione e al rafforzamento di infrastrutture logistiche per favorire lo sviluppo del potenziale esportativo delle piccole e medie imprese agroalimentari italiane. Anche in questo caso, la natura sovra-regionale dell’iniziativa renderebbe assai complessa la realizzazione con i fondi dello sviluppo rurale. 
Quindi, rigenerazione dei sistemi produttivi, ad iniziare da quelli che possono permettere al nostro Paese di riconquistare una posizione leader a livello mondiale facendo leva sullo straordinario patrimonio di biodiversità che caratterizza il nostro Paese e deve divenire driver di futuro.
Ecco perché  una delle proposte progettuali inerisce gli impianti di molitura delle olive, prevedendo l’ammodernamento degli impianti di trasformazione, stoccaggio e confezionamento dell’olio extra vergine di oliva, con l’obiettivo di migliorare la sostenibilità del processo produttivo, la competitività della filiera e la qualità del prodotto finito, favorendo il riutilizzo di tutti i sottoprodotti del processo di lavorazione e la riduzione delle emissioni. 
Questa iniziativa, se fosse finanziata con i soli fondi dello sviluppo rurale, richiederebbe un tempo minimo di “rottamazione” di oltre 20 anni. Il settore dell’olio d’oliva ha invece bisogno di un intervento immediato, per recuperare anni di progressivo declino nella produzione di un prodotto così importante e caratteristico per la nostra cultura e per l’economia del Paese. L’intervento nella fase di trasformazione dovrà però essere accompagnato, in questo caso attraverso il nuovo Piano strategico della PAC, da misure specifiche di rinnovo e reimpianto degli uliveti.
In questo quadro rientra anche la proposta destinata alla meccanizzazione in agricoltura. Per promuovere un’accelerazione della transizione verde e digitale anche nel settore primario, con particolare riferimento alla meccanizzazione agricola ed alle più moderne tecnologie in materia di agricoltura di precisione, digitalizzazione, interconnessione, miglioramento delle prestazioni, riduzione dei consumi e delle emissioni, maggiore sicurezza sul lavoro per gli operatori, con conseguente riduzione degli infortuni, miglioramento della produttività e della sostenibilità alimentari.
Il secondo macro-obiettivi riguarda:

2. Incremento di energia prodotta da fonti rinnovabili, riduzione delle emissioni, miglioramento della sostenibilità dei processi produttivi
In questo ambito i progetti riguardano lo sviluppo del biometano, attraverso la riconversione e il potenziamento degli impianti di digestione anaerobica agricoli. Il progetto include la riconversione di impianti di biogas, la realizzazione di nuovi impianti per la produzione di biometano e la sostituzione di mezzi meccanici obsoleti e a bassa efficienza con mezzi alimentati a metano/biometano. Gli interventi consentirebbero di risolvere, sulla base dei criteri di promozione dell’economia circolare, anche diversi aspetti legati alla gestione delle deiezioni animali, in particolare nelle Zone Vulnerabili ai Nitrati.
L’altro progetto in questo contesto riguarda la realizzazione di un Parco AgriSolare, mettendo a valore i tetti degli edifici produttivi agricoli distribuiti su tutto il territorio nazionale e favorendo parallelamente il loro efficientamento energetico (es. coibentazione), anche nell’ottica del miglioramento del benessere animale. Dal punto di vista micro-economico, la realizzazione del Parco AgriSolare Italia consentirebbe di migliorare la competitività delle aziende agricole, riducendo i costi di approvvigionamento energetico, che complessivamente rappresentano oltre il 20% dei costi variabili; dal punto di vista macro-economico, il progetto contribuirebbe alla decarbonizzazione del sistema energetico del Paese.
Il terzo macro-obiettivo riguarda il:  

3. Miglioramento della capacità di adattamento ai cambiamenti climatici e prevenzione dal dissesto idrogeologico
In questo ambito, una proposta progettuale si basa sull’esperienza maturata con l’attuazione del primo Piano Invasi, coordinato dal MIT, con l’obiettivo di realizzare il Piano di azione nazionale per aumentare la resilienza dell’agroecosistema irriguo. La proposta mira ad integrare gli investimenti in corso e in programmazione ad opera di altri Ministeri sulle grandi reti di accumulo e distribuzione delle acque, con interventi di manutenzione sul reticolo minore di scolo e di efficientamento della gestione irrigua.
L’altro progetto riguarda, invece, la gestione forestale sostenibile, volto a sviluppare una filiera foresta-legno-energia attraverso l’incentivazione dell’utilizzo a cascata della materia prima “legno nazionale”, con la creazione di reti di impresa forestali (che notoriamente non sono finanziabili con la PAC), a fianco dell’attività di rimboschimento e miglioramento dei boschi esistenti. 
A questi tre macro-obiettivi se ne aggiunge un quarto rivolto al rafforzamento della resilienza e vitalità dei territori rurali, a fronte del quale – come accennato poco fa – va letto il lavoro fatto con altri Ministeri sui borghi rurali e sulla banda larga in tutte le aree, comprese quelle a fallimento di mercato.
Questo, in sintesi è il quadro delle proposte progettuali presentate nel corso dei lavori avviati alla fine di luglio. 
In questa fase, inoltre, ho dato mandato agli uffici di avviare un lavoro di armonizzazione di alcune proposte con quelle di altri Ministeri. 
Mi riferisco, in particolare: 
– al coordinamento con il MIT e il MATTM su proposte volte ad aumentare la resilienza dell’agroecosistema irriguo agli eventi climatici estremi, quali dissesto e siccità;
– alla condivisione con il MISE della proposta volta alla realizzazione di impianti per la produzione di biometano; 
– allo sviluppo di sinergie con il MATTM sulla realizzazione di impianti fotovoltaici sui tetti delle strutture produttive agricole e zootecniche, sfruttando edifici esistenti (che verrebbero rinnovati) e senza causare consumo di suolo.
Nei prossimi giorni avvieremo le consultazioni con i diversi portatori di interesse ed affineremo le varie proposte, alla luce delle ulteriori linee guida della Commissione europea divulgate nella giornata di ieri.
Passo ora a evidenziare alcuni aspetti delle linee guida per la redazione del Piano.
Il documento sottoposto al parere del Parlamento deve essere necessariamente affinato, in quanto occorre garantire maggiore coerenza con le altre politiche che verranno decise nei prossimi mesi, in particolare attraverso i fondi strutturali, il futuro Fondo sviluppo e coesione ed il Piano nazionale di riforma che, come il PNRR, dovrà essere presentato alla Commissione europea.
Sui criteri di scelta permangono infatti alcuni dubbi di fondo, in particolare sul significato del principio generale di esclusione dei “progetti che possono essere finanziabili integralmente tramite altri fondi UE e QFP 2021 – 2027”. 
In linea di principio, tutte le proposte del PNRR possono essere finanziate con fondi UE. 
A mio avviso, andrebbe precisato che sono da escludere i progetti che possono beneficiare di fondi UE, nella misura in cui questi sono già previsti da misure inserite in programmi nazionali.
Sui tempi di esecuzione è necessario essere molto più precisi. Nel PNRR non si possono inserire proposte non ben definite o con livelli di progettazione non adeguata. Il PNRR dovrà contenere solo proposte realizzabili in tempi certi.
Per quanto concerne le opere pubbliche, è necessario prevedere solo progetti almeno definitivi, con priorità agli esecutivi, vale a dire progetti che hanno ricevuto tutti i pareri previsti e sono pronti a partire, altrimenti il rischio di perdere risorse è altissimo.
Questo discorso vale soprattutto per i cosiddetti “progetti storici”! Non si può rischiare di perdere questi fondi.
Per quanto concerne il consumo di suolo, non mi accontenterei di un criterio che preveda un “basso consumo di suolo”, in quanto difficilmente determinabile. Cosa vuol dire “basso”, chi lo determina?
A mio avviso, gli investimenti del PNRR non devono prevedere ulteriore consumo di suolo. 
Tra i criteri di selezione, occorre sottolineare una priorità fondamentale che è stata aggiunta – su mia richiesta – nell’ultima versione delle linee guida!
Vale a dire progetti che, oltre ad essere allineati agli obiettivi europei, comportino investimenti in mezzi e tecnologie italiane, che sono gli unici in grado di incrementare il reddito e l’occupazione in modo duraturo, a vantaggio anche dei settori a monte e a valle di quello direttamente beneficiario dell’intervento.
E’ chiaro, si tratta di un criterio non facilmente esplicitabile.
Faccio però un esempio, se scelgo di investire nel settore della meccanizzazione in agricoltura, per agevolare la transizione verde, sostenere l’agricoltura di precisione e migliorare la sostenibilità dei processi produttivi, so già che almeno l’85% della spesa andrà a beneficio dell’industria meccanica italiana.
In questo senso, a mio avviso, va interpretato l’obiettivo dell’impatto duraturo sul reddito e sull’occupazione!
Un discorso a parte va fatto sulle risorse disponibili e sulla interazione tra PNRR e risorse ordinarie.
La mia grande preoccupazione è dovuta al fatto che il sistema Paese non riesca a spendere i fondi disponibili nei tempi assegnati. Tra l’altro, non credo si possa contare su proroghe rispetto ai tempi previsti, tenuto conto dell’attenzione dedicata a questo capitolo dai Paesi cosiddetti “frugali”, con i quali lo scontro al Vertice europeo del 21 luglio scorso è stato molto aspro.
Ritengo quindi necessario prevedere una programmazione delle risorse ordinarie dei prossimi anni in “overbooking” rispetto al PNRR, in modo da disporre di “progetti sponda”, nel caso alcuni di quelli finanziati con il PNRR, per qualche ragione, non dovessero andare a buon fine.
Chiudo su due aspetti che ritengo altrettanto fondamentali.
Il rinnovamento della Pubblica Amministrazione, in termini di personale, competenze e strutture. Si tratta di un aspetto determinante, senza il quale non si può pensare di affrontare una programmazione di questa portata.
Da ultimo, la questione aree interne, che il documento sottoposto all’attenzione del Parlamento non affronta in modo organico.
La pandemia ha amplificato un problema che il Paese aveva già, evidenziato dalla incapacità di invertire il fenomeno dello spopolamento e dell’impoverimento delle aree interne, che prosegue inesorabilmente da oltre mezzo secolo.
L’occasione offerta dal Recovery non può essere sprecata. Quando si parla di sanità, educazione, trasporti, comunicazioni e servizi, dobbiamo pensare che la parte del Paese oggi più fragile può e deve poter offrire nuove opportunità di vita e di lavoro ai cittadini.
Non possiamo continuare a lamentarci delle calamità naturali e dei conseguenti fenomeni di dissesto idrogeologico che regolarmente colpiscono vaste aree del nostro Paese se, al momento di programmare investimenti strategici come quelli del Recovery, non facciamo altro che spingere i cittadini verso le aree più densamente popolate, perché quelle rurali non sono dotate dei più elementari servizi, come ospedali, infrastrutture viarie, scuole e connettività all’altezza delle sfide future.
L’agricoltura, attraverso i Programmi regionali di sviluppo rurale, farà sicuramente la sua parte. Penso, in particolare, a nuove possibilità imprenditoriali e di lavoro per giovani e donne, che proprio su questi territori potrebbero valorizzare moderne iniziative di sviluppo, modelli di impresa sostenibile nel settore agricolo e zootecnico, rispettosi dell’ambiente e basati sull’economia circolare e sulla bioeconomia.
Occorre però che questi obiettivi siano condivisi a livello generale, e in questo senso mi aspetto un segnale deciso dal Parlamento, altrimenti non è possibile creare alcuna condizione per lo sviluppo di questi territori.
Grazie
Fonte Mipaaf

AGRICOLTURA E IMPRENDITORIA FEMMINILE
E’ stato pubblicato il Decreto del Ministero delle Politiche Agricole del 9 luglio 2020, recante le misure a favore dell’imprenditoria femminile in agricoltura avente come fine lo sviluppo dell’imprenditoria femminile e sono stati definiti i criteri e le modalità per la concessione di mutui a tasso zero in favore di iniziative finalizzate allo sviluppo o al consolidamento di aziende agricole da queste.
Per l’attuazione di quanto sopra il Ministero stipulerà con ISMEA una convenzione che porterà, una volta predisposti e definiti i criteri applicativi, ad uno schema per le attività di istruttoria, concessione ed erogazione delle agevolazioni e al costante monitoraggio e controllo previste in decreto.
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DECRETO SEMPLIFICAZIONI
La legge di conversione del D.L. Rilancio (L. 77/2020) pubblicata in G.U. n. 180 del 18-07-2020 prevede che fino al 31 ottobre il giudice può disporre che, al posto di quanto previsto in udienza, il giuramento del CTU possa essere reso da dichiarazione sottoscritta con firma digitale da depositare nel fascicolo telematico.
L’art. 221 prevede una serie di altre previsioni riguardanti il deposito telematico e da la facoltà al Giudice di non effettuare le udienze civili ed autorizzare lo scambio e il deposito telematico di note scritte delle istanze e conclusioni e la adozione fuori udienza del provvedimento del giudice.
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DECRETO SEMPLIFICAZIONI
Il  DECRETO-LEGGE  16 luglio 2020 , n.  76 recante “ Misure urgenti per la semplificazione e l’innovazione digitale” tra gli altri obblighi, all’art.37,  prevede la Posta Elettronica Centrificata ( PEC) e domicilio digitale obbligatori tra imprese, professionisti e Pubblica Amministrazione e quindi con l’obbligo di comunicarlo con, in difetto, diffida ad adempiere e in ulteriore mancanza altrimenti :
Art.37
…… omissis …….
e) il comma 7-bis è sostituito dal seguente: “7-bis. Il professionista che non comunica il proprio domicilio digitale all’albo o elenco di cui al comma 7 è obbligatoriamente soggetto a diffida ad adempiere, entro trenta giorni, da parte del Collegio o Ordine di appartenenza. In caso di mancata ottemperanza alla diffida, il Collegio o Ordine di appartenenza commina la sanzione della sospensione dal relativo albo o elenco fino alla comunicazione dello stesso domicilio. L’omessa pubblicazione dell’elenco riservato previsto dal comma 7, il rifiuto reiterato di comunicare alle pubbliche amministrazioni i dati previsti dal medesimo comma, ovvero la reiterata inadempienza dell’obbligo di comunicare all’indice di cui all’articolo 6– bis del decreto-legislativo 7 marzo 2005, n. 82 l’elenco dei domicili digitali ed il loro aggiornamento a norma dell’articolo  6 del decreto del Ministro dello sviluppo economico 19 marzo 2013, costituiscono motivo di scioglimento e di commissariamento del collegio o dell’ordine inadempiente ad opera del Ministero vigilante sui medesimi.”;
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STATI GENERALI
“E’ l’avvio di un percorso, importante e necessario perché il Paese ha bisogno di una strategia lungo cui orientare tutti i segmenti e che avrà nel confronto parlamentare uno degli epicentri di discussione e costruzione. Già nel Masterplan alcune priorità sono indicate e sono soddisfatta della centralità riconosciuta alla filiera agroalimentare e alla sua strategicità. In questo lavoro c’è un’idea di Paese, ci sono proposte utili per rendere l’Italia forte, sostenibile e moderna. Possiamo essere un’avanguardia nel mondo per come sapremo affrontare il rilancio post Covid e per la transizione ecologica”. Così la Ministra Teresa Bellanova a proposito del Masterplan “Progettiamo il rilancio”.
“Lo avevamo detto presentando le Linee programmatiche nell’ottobre scorso: Agricoltura, Foreste, Pesca e Agroalimentare al centro dell’Agenda politica e sociale del Paese”, prosegue la Ministra Bellanova, “non abbiamo dunque dovuto aspettare la drammatica emergenza – prima potentemente sanitaria adesso anche produttiva, economica e sociale – determinata dal Covid 19 per aver ben chiare la strategicità di questa filiera per il nostro Paese. Lo dicono i fatti: dalle risorse e misure presenti nella Legge di bilancio agli interventi emergenziali. Doveroso riconoscimento alla filiera della vita che anche nelle difficoltà ha sempre garantito l’approvvigionamento di cibo.
Che questo settore rappresenti una parte rilevante dell’interesse nazionale è indubbio, e così il suo essere determinante in molti degli snodi che dovremo affrontare, dal rilancio economico al futuro verde come lo stesso Masterplan restituisce.
Una filiera determinante, lo voglio ribadire, cruciale in termini produttivi ed economici, corrispondendo al 14 per cento del Prodotto Interno Lordo. E in termini di sovranità, qualità e sicurezza alimentare, tutela e salvaguardia del territorio, del paesaggio, e di risorse preziosissime come suolo, acqua e aria.
La Strategia Nazionale per il Sistema Agricolo, Agroalimentare, Forestale, della Pesca e dell’Acquacoltura, presentata al Governo e ripresa nel Masterplan, guarda al futuro del settore e del Paese. La illustreremo nelle sue linee essenziali nei prossimi giorni, convinti che da qui passa davvero la strada per lo sviluppo dell’economia circolare e di un nuovo modello di società. Dove inclusione, competizione e cooperazione possano essere parole di pratica quotidiana”.

ANCORA DISCRIMINAZIONI
Essere libero professionista iscritto in una delle Casse pensionistiche private significa subire continuamente discriminazioni da chi non ci considera (almeno) uguali agli altri professionisti e/o cittadini.
Hanno cominciato con l’importo di € 600,00 che, oltre ad essere assolutamente irrisorio , e a livello di elemosina, è addirittura al di sotto del reddito di cittadinanza, pagato dallo Stato a chi non fa niente e che è alla ricerca di qualcosa da fare. Basta essere cittadini italiani ma non liberi professionisti  che invece,  come  è noto,  corrono tutto il giorno.
Inizia l’umiliazione che oggi prosegue perché i liberi professionisti hanno avuto diritto ai € 600,00 per aprile e maggio ma non quello aumentato a € 1000,00 che percepiranno i professionisti e gli autonomi iscritti all’INPS nel mese di maggio così come non è consentito ai liberi professionisti iscritti alle casse private di poter accedere ai contributi a fondo perduto previsti per gli aderenti all’INPS.
Il c.d. Decreto di rilancio deve, comunque, avere ancora  un passaggio parlamentare nel quale è ancora possibile che l’art.25 possa essere modificato. E su questo ci concenteremo.
Andrea Bottaro
La documentazione è stata inviata agli Associati

PROFESSIONALMENTE IMPORTANTE – Processo Tributario – Elenco nazionale dei soggetti abilitati alla difesa del contribuente innanzi alle Commissioni Tributarie – articolo 12 del decreto legislativo 31 dicembre 1992 n. 546 e decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 5 agosto 2019 n. 106.

PROFESSIONISTI KO
Il Decreto “Cura Italia” di cui al DECRETO-LEGGE 17 marzo 2020, n. 18 recante “  Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19. “, non contento della disparità di trattamento già operata dall’art.16 del DL 9/2020 tra i lavoratori autonomi assoggettati alla Gestione separata INPS e quelli iscritti alle Casse di Previdenza privatizzate,  ha proprio ignorato i liberi professionisti iscritti alle casse di previdenza private, e ricordati sporadicamente solo all’art.23 recante Art. 23 (Congedo e indennità per i lavoratori dipendenti del settore privato, i lavoratori iscritti alla Gestione separata di cui all’art. 2, comma 26 della legge 8 agosto 1995, n. 335, e i lavoratori autonomi, per emergenza COVID -19) , co.9 di riferimento al co.8 che così recitano:
“8. A decorrere dall’entrata in vigore della presente disposizione, in alternativa alla prestazione di cui ai commi 1, 3 e 5 e per i medesimi lavoratori beneficiari, è prevista la possibilità di scegliere la corresponsione di un bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting nel limite massimo complessivo di 600 euro, da utilizzare per prestazioni effettuate nel periodo di cui al comma 1. Il bonus viene erogato mediante il libretto famiglia di cui all’articolo 54-bis, legge 24 aprile 2017, n. 50.
9. Il bonus di cui al comma 8 è altresì riconosciuto ai lavoratori autonomi non iscritti all’INPS, subordinatamente alla comunicazione da parte delle rispettive casse previdenziali del numero dei beneficiari. “
Ma anche l’art. 44 Art. 44  recante “  (Istituzione del Fondo per il reddito di ultima istanza a favore dei lavoratori danneggiati dal virus COVID-19) potrebbe riguardare i liberi professionisti perché recita che :
1. Al fine di garantire misure di sostegno al reddito per i lavoratori dipendenti e autonomi che in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID 19 hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività o il loro rapporto di lavoro è istituito, nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, un Fondo denominato “Fondo per il reddito di ultima istanza” volto a garantire il riconoscimento ai medesimi soggetti di cui al presente comma, di una indennità, nel limite di spesa 300 milioni di euro per l’anno 2020.
2. Con uno o più decreti del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro trenta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, sono definiti i criteri di priorità e le modalità di attribuzione dell’indennità di cui al comma 1, nonchè la eventuale quota del limite di spesa di cui al comma 1 da destinare, in via eccezionale, in considerazione della situazione di emergenza epidemiologica, al sostegno del reddito dei professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509 e 10 febbraio 1996, n. 103.
3. Alla copertura degli oneri previsti dal presente articolo si provvede ai sensi dell’articolo 126.
Qualche considerazione è d’obbigo e, al di la dell’importo di € 600, elemosina che non basta nemmeno per l’affitto e le bollette,  ho trovato offensivo il fatto della noncuranza con cui vengono trattati oltre 2 milioni di professionisti non iscritti all’INPS che, pare non esistano o che sono ritenuti così marginali nell’ambito della economia nazionale da essere oggetto di “eventuale quota del limite di spesa di cui al comma 1 da destinare, in via eccezionale……… termini questi da risultare oltraggiosi per quanti sono quotidianamente impegnati a risolvere problemi sociali ma forse non sono supportati da sindacati di categoria sufficientemente autorevoli a livello governativo.
Nel frattempo, per noi professionisti non iscritti all’ INPS, però si sono attivate le Casse di Previdenza Architetti, Ingegneri (con una variazione è stata apportata una variazione  “al Bilancio di previsione 2020 una variazione di 100 milioni di euro, destinando una quota corrispondente dell’avanzo economico alla voce B.7.a.2 “Prestazioni Assistenziali” a favore degli iscritti), Geometri e Periti Industriali hanno sospeso tutti i pagamenti mentre i Geologi hanno differito al post-codiv le attività di recupero coattivo di crediti pregressi.
Insomma hanno fatto del loro meglio; l’Enpaia ancora non ha comunicato ancora nulla delle sue intenzioni in proposito.
Ma ci sono altre occasioni positive quali:
1.Fondo centrale di garanzia PMI anche per i professionisti la cui attività d’impresa è stata danneggiata dall’emergenza COVID-19.
2.Fondo mutui “prima casa” o “Fondo Gasparrini” anche per i professionisti che autocertifichino di aver registrato, in un trimestre successivo al 21 febbraio 2020 un calo del fatturato, superiore al 33% del fatturato dell’ultimo trimestre 2019 in conseguenza della chiusura o della restrizione della propria attività per l’emergenza coronavirus.
3.Sospensione termini adempimenti dei versamenti fiscali e contributivi da autoliquidazione che scadono tra l’8 marzo 2020 e il 31 marzo 2020 relativi a:
a) ritenute alla fonte di cui agli articoli 23 e 24 del dPR 600/1973 e trattenute relative all’addizionale regionale e comunale, che essi operano in qualità di sostituti d’imposta;
b) imposta sul valore aggiunto;
c) contributi previdenziali e assistenziali e premi per l’assicurazione obbligatoria.
Vero è che la speranza è l’ultima a morire ma è certo che oggi, dopo il codiv-19 e a seguito della disattenzione del Governo,  nell’attesa delle misure necessarie a far fronte ai mancati redditi a causa dell’emergenza sanitaria, versa in brutte condizioni.
Domani riprenderemo i colloqui con i nostri Parlamentari di riferimento per continuare la protesta e riparleremo anche di equo compenso .
Andrea Bottaro

P.S. ULTIMA ORA : Il nuovo decreto del 22 marzo, non ancora in GU ma di seguito pubblicato, consente ai Periti Agrari liberi professionisti dotati di partita IVA cod 74………. di continuare ad operare professionalmente.

DECRETO MINISTERIALE – AVIARIA
Il Ministro delle Politiche Agricole ha firmato il Decreto di attuazione e modalità di attuazione del Regolamento di esecuzione (UE) n.2019/1323 della Commissione, relativo a misure eccezionali di sostegno del mercato nei settori delle uova e delle carni di pollame in Italia.
Il documento è stato inviato agli Associati

LEGISLATURA 18ª – AULA – RESOCONTO STENOGRAFICO DELLA SEDUTA N. 180 DEL 14/01/2020
CANDURA
 – Al Ministro della giustizia. – Premesso che:
tutti i collegi e gli ordini professionali, provinciali o nazionali, sono enti di diritto pubblico sotto il diretto controllo del Ministero di Giustizia;
annualmente sono tenuti a redigere un bilancio economico e a stabilire il contributo annuo che ogni iscritto è tenuto a versare per l’ordinaria gestione dell’organismo stesso. Tale contributo deve essere fissato nei limiti della normale funzionalità dell’ente (art. 26 della legge n. 434 del 1968) e non per “fare cassa”. Concetto questo ultimo più volte ribadito anche dal Consiglio di Stato;
considerato che:
il Consiglio nazionale dei periti agrari e periti agrari laureati annualmente stabilisce l’ammontare massimo annuale della tassa che un singolo iscritto deve versare al proprio Collegio provinciale, nonché la quota parte della tassa stessa che deve essere versata al Consiglio nazionale. Le proposte (delibere) del Consiglio nazionale relative alla tassa suddetta, sono vagliate dal Ministero di giustizia che, visto il bilancio annuale del Consiglio nazionale, considerata anche l’inflazione, approva o rigetta la proposta. Approvata la proposta da parte del Ministero, il Collegio nazionale lo comunica ai singoli collegi provinciali, che ne prendono atto e sono tenuti all’applicazione;
il Consiglio nazionale con proprie delibere n. 40/2017 e n. 41/2017 ha chiesto al Ministero di elevare il contributo di ogni singolo iscritto al Consiglio nazionale da euro 40 a euro 130 per coloro che sono iscritti alla cassa di previdenza autonoma, da euro 40 a euro 30 per coloro che non sono iscritti alla cassa di previdenza autonoma;
la legge n. 434 del 1968, istitutiva della libera professione di perito agrario, non prevede l’imposizione di una tassa di iscrizione annua differenziata, bensì unica per tutti gli iscritti al Collegio, esercenti o non esercenti la libera professione,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno agire per l’annullamento delle delibere n. 40 e 41 del 2017 del Consiglio nazionale per quello che l’interrogante considera una manifesta violazione della legge n. 434 del 1968 e per la mancanza di giustificazione dell’eccezionale aumento della tassazione.
 (4-02698)

159ª SEDUTA PUBBLICA MARTEDÌ 29 OTTOBRE 2019
BINETTI
Al Ministro della giustizia. – Premesso che:
il Consiglio del collegio nazionale dei periti agrari (CNPA), ad avvi- so dell’interrogante andando oltre i poteri conferitigli dall’articolo 26 della legge n. 434 del 1968, recante “Ordinamento della professione di perito agrario”, nella seduta di Consiglio tenutasi il 17 luglio 2019, con delibera n.
11, ha disposto la soppressione dell’elenco speciale, sancito all’articolo 4 della legge sull'”Esercizio della libera professione Elenco dei non esercenti”, pubblicato il 2 agosto 2019;
il CNPA ha rilevato la necessità di adeguamento all’art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica 7 agosto 2012, n. 137, ma i consiglieri na- zionali e i collegi provinciali hanno reagito con proprie note di protesta in quanto dalla lettura dell’art. 4 non possono esservi riscontrate quelle richia- mate in decreto del Presidente della Repubblica n. 137 del 2012 che, al comma 3, stabilisce: “Non sono ammesse limitazioni, in qualsiasi forma, anche attraverso previsioni deontologiche, del numero di persone titolate a esercitare la professione, con attività anche abituale e prevalente, su tutto o parte del territorio dello Stato, salve deroghe espresse fondate su ragioni di pubblico interesse, quale la tutela della salute. È fatta salva l’applicazione delle disposizioni sull’esercizio delle funzioni notarili”;
non appare chiaro come la delibera del Consiglio nazionale di un or- dine possa modificare una legge;
i consiglieri nazionali e dei collegi territoriali, protestano anche con- tro il “decreto presidenziale n. 1/2018”, motu proprio del 27 febbraio 2018 del presidente pro tempore dei periti agrari, Mario Braga, che contrasta con la legge n. 434 del 1968, prorogando i termini dello svolgimento delle as- semblee territoriali per l’approvazione dei conti che, secondo la legge n. 434 del 1968, all’art.17, devono tenersi obbligatoriamente nel mese di marzo di ogni anno;
le note dei consiglieri nazionali e dei collegi territoriali inviate al Ministero per segnalare anche altre gravi irregolarità, sono rimaste al mo- mento senza riscontro; ad esempio il presidente pro tempore Mario Braga, insieme ad una parte del Consiglio nazionale, venuto a conoscenza di possi- bile incompatibilità tra l’ente e un collaboratore esterno non ha messo in atto comportamenti rispondenti a criteri di netta separazione tra interessi propri e quelli dell’ente;
il Ministero, nonostante le numerose segnalazioni ricevute, ha trala- sciato di verificare e vigilare sull’operato del collegio nazionale dei periti agrari e dei periti agrari laureati, così come prevede il compito istituzionale di vigilanza attribuitogli dalla legge n. 434 del 1968, e soprattutto non ha considerato le richieste e le memorie depositate in proposito dai richiedenti,
si chiede di sapere:
per quale motivo, il Ministro in indirizzo non abbia assunto iniziative legate all’esercizio delle proprie prerogative di vigilanza sul CNPA, né alcun provvedimento di commissariamento del CNPA;
se il Ministro, quale ente preposto all’alta vigilanza ed al controllo sugli ordini professionali, non ritenga opportuno intraprendere adeguate e necessarie procedure di verifica sull’operato del Collegio nazionale dei periti agrari e dei periti agrari laureati, anche al fine di accertare la liceità di quan- to segnalato;
se intenda adottare idonei provvedimenti e attivare le conseguenti azioni disciplinari, finalizzate a ricondurre la gestione della categoria a quei principi deontologici di imparzialità, dignità e decoro che le si addicono. (4-02387).
Un sentito GRAZIE all’on. Massimo CANDURA e alla Sen.ce Paola Binetti che con le loro interrogazioni contribuiscono ad ottenere chiarimenti fondamentali rispetto alle norme di Legge ordinamentali.

LEGGE BILANCIO 2020:
La legge di bilancio 2020 appena approvata definitivamente e pubblicata in Gazzetta Ufficiale (tutto l’iter di predisposizione e di approvazione è già stato inviato agli Associati) prevede variazioni al sistema vigente con alcune delle novità di seguito riportate:
PER IL PROFESSIONISTA
spostamento al 30 settembre del termine di presentazione del modello di dichiarazione dei redditi 730 ;
– modifiche alla fattura elettronica, prevedendo il versamento dell’imposta di bollo semestrale se di importo inferiore a 1.000 euro annui;
– stretta sulla responsabilità per reati tributari e la possibilità di utilizzare il ravvedimento operoso per tutti i tributi;
modifica della disciplina del Piano di Risparmio a Lungo termine  previsto per gli enti di previdenza obbligatoria e le forme di previdenza complementare;
modifiche alla dichiarazione IVA precompilata da parte dell’Agenzia delle Entrate e alle scadenze dell’esterometro .
per chi accetta i pagamenti con mezzi elettronici (POS) è consentita la possibilità di non trasmettere i dati dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate in quanto sarà attività propria delle società di gestione delle carte di debito e di credito o bancomat ;
ai fini della proroga dell’agevolazione c.d. “Sabatini – ter” viene prevista un’integrazione all’autorizzazione di spesa per il periodo 2020 – 2025.

AGEVOLAZIONI AGRICOLTURA
agevolazioni  per l’agricoltura sia nuove che provenienti dagli anni precedenti, sinteticamente riportate,  e che necessitano di approfondita lettura del testo  che sono :
Esonero contributivo  under 40 : (già previsa dalla legge di bilancio 2018) prevede l’esonero dal versamento contributivo a favore dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli professionali, con età minore di quarant’anni.
Fondo per gli investimenti innovativi delle imprese agricole :-   E’ istituito per il 2020  un Fondo   di € 5.000.000 a favore degli investimenti in innovazione nel settore agricolo quali beni strumentali nuovi e di software.
Proroga esenzione IRPEF redditi dominicali e agrari:  viene confermata l’esenzione IRPEF  dei redditi dominicali e agrari relativi ai terreni dichiarati da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola che torneranno nel 2021 a concorrere, in misura del 50%, alla formazione della base imponibile ai fini IRPEF.
Determinazione  reddito degli imprenditori agricoli florovivaistici:  viene previsto un nuovo metodo di determinazione reddito d’impresa distinto nei limiti del 10 e del 5%  per cento del volume di affari a seconda della provenienza del materiale da commercializzare.
Sono poi previste altre forme di incentivazione per le attività nel settore biologico e per l’imprenditoria femminile.

IL DECRETO LEGGE FISCALE
La Camera ha approvato, il testo di un decreto Fiscale recante “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, recante disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili.” che  è stato trasmesso al Senato il 6 dicembre 2019 ( atto inviato agli Associati) con le modifiche e novità rispetto al testo originario tra le quali , che possono interessare le professioni :
– la stretta sulle compensazioni indebite per le quali sono previste sanzioni in percentuale dell’importo;
– ampliato il ravvedimento operoso in versione “estesa” a tutti i tributi;
– slitta al 1° luglio 2020 l’entrata in vigore della mancanza di sanzioni per i professionisti che non accettano i pagamenti elettronici.

LE LINEE PROGRAMMATICHE PRESENTATE IL 09.10.2019  ALLE COMMISSIONI AGRICOLTURA DI CAMERA E SENATO
Signori Presidenti, stimati Colleghi e Colleghe 
Vi ringrazio per la possibilità di condividere con voi le priorità e le linee programmatiche dell’azione che il Ministero porterà avanti nel corso del nostro mandato. In premessa credo sia opportuno ribadire l’importanza di rimettere al centro dell’agenda politica, economica e sociale l’agricoltura. Parliamo di un settore dove l’Italia detiene alcuni primati europei, a partire dal valore aggiunto, pari a 33 miliardi di euro, che ci mette prima della Francia e della Spagna. Ai prodotti agricoli italiani spettano diversi primati nell’UE: è italiano oltre il 35% del valore commercializzato dell’UE di mele e uva, il 47% di kiwi, il 61% di nocciole sgusciate, il 35% di prodotti vivaistici. 

E l’agricoltura rappresenta il cuore pulsante del sistema agroalimentare nazionale, che conta oltre 1 milione di imprese che danno lavoro a più di 1,4 milioni di persone (917 mila in agricoltura e 486 mila occupati nell’industria di trasformazione). Parliamo di circa il 14% del PIL con 219,5 miliardi di euro, compresa la ristorazione. 
Le esportazioni di prodotti agroalimentari assumono un ruolo di primaria importanza negli scambi con l’estero dell’Italia: hanno raggiunto un valore di 41,8 miliardi di euro nel 2018, pari al 9% delle esportazioni totali nazionali.

Il made in Italy agroalimentare è protagonista anche nel mercato dei prodotti certificati biologici e in quello delle Indicazioni geografiche, dove vantiamo il primato mondiale dei riconoscimenti, con un fatturato di 15 miliardi di euro all’origine.

Dobbiamo essere consapevoli di questi punti di forza, anche per essere all’altezza delle aspettative di imprese e cittadini. La nostra azione di Governo intende valorizzare e far conoscere di più e meglio il potenziale del settore, affrontando anche le tante aree da migliorare.  

Penso ad esempio al calo delle redditività a causa del notevole differenziale di crescita tra i prezzi dei prodotti ed i costi di produzione. Penso ai forti squilibri strutturali che penalizzano la componente produttiva e i consumatori.  Su 100 euro spesi dal consumatore per prodotti agricoli trasformati appena 3,3 euro sono destinati alla componente produttiva a vantaggio di commercio, logistica e grande distribuzione.

Penso allo scarso livello di aggregazione dell’offerta: il sistema delle Organizzazioni di produttori ha un ruolo solo nel settore ortofrutticolo spinto dall’OCM, dove comunque, ancora copre circa la metà del valore della produzione ortofrutticola totale.

Sebbene sia in crescita l’interesse dei giovani verso l’agricoltura, testimoniato anche dall’aumento del numero di imprese «giovanili» e dall’aumento delle immatricolazioni alle facoltà di agraria, l’agricoltura italiana soffre particolarmente del fenomeno della senilizzazione: solo l’8% delle aziende agricole ha un capo azienda under 40, per ogni giovane imprenditore ce ne sono 5 anziani.

Ho voluto sottolineare questi dati per condividere con voi la necessità di uscire da una logica emergenziale per agire con una visione progettuale di lungo periodo. L’Italia ha bisogno di una nuova strategia agricola da scrivere insieme. 
La crisi climatica in atto merita risposte urgenti e una transizione economica e sociale che va affrontata con strumenti rinnovati. Anche in agricoltura.

Allo stesso modo la crisi del sistema delle relazioni commerciali internazionali ci mette davanti a nuovi pericoli. Proprio in questi giorni i dazi dell’Amministrazione Usa mettono in grave difficoltà molte filiere di produzione dei nostri territori, totalmente incolpevoli. Ho chiesto alla Commissione europea di prevedere fin da subito un fondo per gli interventi di compensazione, per salvaguardare le imprese eventualmente colpite. Abbiamo già pagato 1 miliardo di euro per gli effetti dell’embargo russo e il pericolo della Brexit accresce l’incertezza. Non possiamo aspettare che le aziende chiudano per garantire una protezione. 

Davanti allo scenario delineato, ho ritenuto necessario stilare una serie di priorità e obiettivi concreti per l’azione di Governo. 
1)  Rafforzare la competitività delle imprese garantendo l’invarianza fiscale, rilanciando gli investimenti, favorendo la digitalizzazione e la propensione all’export ed eliminando le barriere di accesso ai fattori terra, credito e capitali in particolare in favore dei giovani e delle donne.
2) Promuovere e valorizzare il Made in Italy nel mondo e impedire i fenomeni che minacciano il valore e la reputazione dei prodotti italiani.
3) Garantire trasparenza ai cittadini sulla qualità e provenienza di alimenti e materie prime utilizzate.
4) Contrastare le posizioni dominanti nella filiera e assicurare una più equa distribuzione dei margini.
5) Assicurare il rispetto dei diritti dei lavoratori con la piena applicazione della normativa sul caporalato.
6) Arginare gli effetti dei cambiamenti climatici sulle produzioni e rafforzare gli strumenti a tutela dei redditi degli agricoltori, valorizzando il ruolo attivo dell’agricoltura nella salvaguardia dell’ambiente e nella prevenzione del dissesto idrogeologico.
7) Favorire processi di innovazione sostenibile, di riduzione degli sprechi alimentari e una più oculata gestione delle risorse naturali anche attraverso lo sviluppo dell’agricoltura di precisione.
8)   Accelerare azioni organiche per la difesa del suolo agricolo, per la permanenza dell’agricoltura nelle zone montane e per la conservazione e valorizzazione del patrimonio paesaggistico agricolo e forestale.
9) Favorire l’inclusione attraverso la valorizzazione dell’agricoltura sociale.
10) Tutelare il reddito dei pescatori e garantire lo sviluppo di un’economia sostenibile del mare attraverso la salvaguardia delle specie marine.

Metodo di lavoro
Per riuscire a rendere concreti gli impegni elencati, credo sia necessario partire da un metodo di lavoro condiviso. Credo in una stretta collaborazione con il Parlamento per dare prospettiva all’attività quotidiana di agricoltori, pescatori, allevatori, produttori di cibo e vini di qualità italiani. Sono convinta che davanti alle necessità di questo settore non ci siano colori politici, ci sono soluzioni da mettere in campo. Costruirle insieme è la sfida che ci aspetta nei prossimi mesi. Ci sono molte proposte di legge di fondamentale importanza da portare a compimento come quella sulle semplificazioni, la proposta sul biologico, il divieto delle aste al doppio ribasso, il contenimento del consumo di suolo, solo per citarne alcune.  Dichiaro fin da ora la mia massima disponibilità e quella di tutta la struttura ministeriale. Allo stesso modo ho già incontrato gli assessori regionali per costruire un rapporto nuovo con le Regioni.

Il Piano strategico nazionale, che rappresenta uno dei tratti caratterizzanti della proposta di riforma della PAC post 2020, dovrà essere un’opportunità anche per le regioni. Per il nostro Paese rappresenta la possibilità di dare risposte alle diverse realtà produttive, valorizzando le differenze e allo stesso tempo tenendo alta l’ambizione di costruire politiche di lungo respiro per il settore primario.

È mia intenzione dare vita al Ministero a una Consulta permanente per la crisi climatica e le priorità agricole, per costruire insieme il piano strategico nazionale, coinvolgendo anche Enti, Università, imprenditori, organizzazioni agricole e industriali, sindacati, parlamento, regioni, cittadini, in un processo partecipativo di scrittura del futuro agricolo, alimentare e ambientale del Paese. Il nostro faro sono gli Obiettivi sostenibili dell’Agenda 2030 delle Nazioni unite, all’interno dei quali l’Italia e la sua agricoltura devono ritrovare un ruolo guida. 

La nuova Pac post 2020
Allo stesso modo ritengo fondamentale il lavoro in ambito europeo, per riaffermare il ruolo e il modello di agricoltura italiano, soprattutto in vista della riforma delle Politica Agricola Comune e nella definizione degli accordi commerciali.

Partiamo da un elemento chiave: i fondi europei per la PAC 2020 non devono prevedere tagli. Si tratta di una delle sfide fondamentali per lo sviluppo e il futuro del settore. È necessario:
– Assicurare al settore agricolo e agroalimentare le risorse comunitarie necessarie per attuare politiche volte al rafforzamento della competitività del Made in Italy, al miglioramento della sostenibilità dei processi produttivi e proprio al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibili dell’Agenda 2030.
– Migliorare l’attuale proposta di riforma della PAC post 2020 in modo da salvaguardare il ruolo delle Regioni nella programmazione e gestione delle politiche, in particolare dello sviluppo rurale.
– Negoziare a livello UE politiche volte al rafgorzamento del sostegno al reddito delle imprese agricole, in particolare a carico dei settori produttivi più rilevanti per il Made in Italy, rivedendo ed estendendo il modello delle Organizzazioni Comuni di Mercato.
– Riorientare il sostegno della PAC in modo da privilegiare i settori più strategici ed evitare lo spopolamento delle aree rurali.
– Tutelare tutto il Made in Italy e garantire trasparenze e reciprocità negli accordi commerciali.

Su tutti questi punti il dialogo con voi sarà costante per aggiornarvi sull’avanzamento delle trattative e per verificare i progressi del negoziato, così come condividere i miglioramenti da apportare ad alcuni accordi per una più forte salvaguardia del Made in Italy. 
Ora vorrei passare rapidamente in rassegna i punti chiave che ho elencato poco fa per approfondire gli obiettivi con alcune prime indicazioni di lavoro. 

1) Rafforzare la competitività delle imprese
La nostra priorità assoluta è tutelare il reddito degli agricoltori. La via primaria è garantire competitività alle imprese, a partire dall’utilizzo della leva fiscale. Anche in questa sede voglio ribadire che, come concordato con il Ministro dell’Economia Gualtieri, è escluso un taglio delle agevolazioni per il gasolio agricolo. La missione complessiva del governo è quella di garantire una diminuzione della pressione fiscale e in questo contesto credo vada assicurata attenzione alle esigenze del comparto agricolo. 

Allo stesso tempo lavoriamo per il rilancio degli investimenti attraverso il potenziamento dei contratti di filiera e di distretto, individuando nuove forme incentivanti per la digitalizzazione, l’export e l’e-commerce. Abbiamo bisogno di rendere più forti, equi e stabili i rapporti tra agricoltori e trasformatori, consentendo così al Made in Italy di crescere dal campo fino alla tavola del consumatore. In questa chiave utilizzeremo anche uno strumento di progettazione territoriale come i distretti del cibo, sul quale siamo pronti a dare seguito alla fase attuativa. È mia intenzione convocare con costanza a livello politico e tecnico tavoli per singola filiera, che possano diventare luogo dove affrontare le urgenze dei vari settori produttivi ed elaborare proposte operative. Abbiamo già avviato le prime riunioni e proseguiremo nelle prossime settimane con incontri dedicati alla filiera zootecnica, all’olio, al vino, al grano, al riso, agli agrumi e all’ortofrutta e via via su tutti i comparti, compreso quello ippico. Vogliamo lavorare per anticipare l’insorgere di problemi e pianificare gli interventi necessari. 

Ovviamente seguiremo da vicino tutte le emergenze. In questa prima fase di Governo abbiamo portato avanti i lavori per il Piano di rigenerazione olivicola dell’area colpita da Xylella e per le azioni di contenimento dell’avanzata del batterio, stiamo confrontandoci con le regioni del Nord sul grave problema dei danni provocati dalla cimice asiatica. Sarò in Sardegna la prossima settimana per un tavolo sulla questione del latte ovino. Sono convinta però che sia davvero urgente uscire dalla logica delle emergenze e lavorare sulla costruzione di un progetto agricolo sostenibile sotto tutti i profili.
Intendo caratterizzare la mia azione da Ministro, poi, su due fronti: giovani e donne. Da un lato lavoreremo su tutti gli strumenti a disposizione per favorire il ricambio generazionale e sostenere gli investimenti da parte dei giovani, a partire dalle misure del subentro in agricoltura. Puntiamo a un incremento del credito e dei capitali per investimenti attraverso gli strumenti ISMEA, così come vogliamo rendere più accessibile la terra. 

Con gli stessi obiettivi intendiamo sostenere l’imprenditoria femminile, che oggi rappresenta il 30% circa dell’agricoltura nazionale. Possiamo e dobbiamo incrementare il numero di donne alla guida di aziende agricole e sostenere meglio chi già ha intrapreso questo percorso. 

Vorrei infine fare un passaggio sulla possibilità di realizzare un piano di interventi per le infrastrutture logistiche per i prodotti alimentari, in accordo con Ministero dei trasporti e Ministero del Sud. Si tratta di una sfida non più rinviabile. Senza logistica non possiamo pensare di competere. Nessuno ha la bacchetta magica e per questo credo serva l’impegno di tutte le forze, nazionali e locali, in una prospettiva di lungo periodo che ponga basi solide per consentire alle nostre merci di viaggiare lontano e in modo sostenibile. 

2) Promuovere e Valorizzare il Made in Italy
100 miliardi di euro. È questo il valore stimato del giro d’affari del falso Made in Italy agroalimentare a fronte dei circa 42 miliardi di euro di valore dell’export di quello autentico. Quello che subiamo ogni giorno su tanti mercati è un vero e proprio furto di identità.
Serve lo sviluppo di un’azione su più assi fondamentali.

Ho chiesto al Presidente Conte e al Ministro Di Maio un potenziamento del piano strategico per la promozione del Made in Italy agroalimentare: dobbiamo rafforzare il coordinamento, garantire risorse adeguate e puntare sulla commercializzazione e comunicazione del prodotto di origine italiana sui mercati più importanti. Le esportazioni dei prodotti agroalimentari italiani sono cresciute molto, ma i mercati esteri di sbocco sono molto concentrati: la metà del valore delle esportazioni italiane viene realizzata in 5 Paesi: Germania, Francia, USA, Regno Unito e Spagna. Mancano nazioni come la Cina, il Giappone, l’India. Sulla Russia abbiamo perso posizioni che oggi sono spesso occupate da imitazioni dei nostri prodotti. 

Dobbiamo cogliere al meglio anche l’occasione di Expo Dubai 2020, costruendo un ponte ideale con l’Expo di Milano del 2015 che ha rappresentato un momento di rilancio per tutto l’agroalimentare italiano. 

Parliamo di un potenziale inespresso ancora importante. C’è una domanda mondiale a cui rispondere (soprattutto nei Paesi asiatici) e le nostre imprese devono poter cogliere questa opportunità. È nostro compito affiancarle con le soluzioni più adeguate e nei mercati che loro stesse ci indicheranno come aree d’interesse. 

In questo quadro è opportuno puntare alla tutela del Made in Italy. A tale scopo servono strumenti per la salvaguardia anche legale delle indicazioni geografiche e il potenziamento dei consorzi di tutela. Un lavoro da affiancare ad una maggiore protezione delle Indicazioni geografiche nei trattati di libero scambio già in vigore e in quelli che l’Unione europea sta portando avanti, guardando alla salvaguardia degli interessi delle produzioni di qualità italiane. Voglio qui ricordare anche il grande lavoro fatto dall’Ispettorato repressione frodi in Europa e sul web per eliminare dal commercio il falso cibo italiano. Aver stretto accordi con le grandi piattaforme del commercio su internet consente all’Italia di garantire alle nostre denominazioni d’origine la stessa protezione contro la contraffazione prevista per i marchi privati. È un valore straordinario, che si basa proprio sulla tutela della reputazione dei siti, così come dei nostri produttori. Si parte da un principio semplice: il falso cibo è un inganno per il consumatore. Lo stesso principio vorremmo fosse applicato su tutti i mercati. È proprio di questi giorni la dichiarazione dei produttori di formaggi statunitensi che cercano di ribaltare la realtà, con l’ambizione di vendere in Europa le imitazioni di Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Asiago o mozzarella. Non succederà mai! E credo che su questo punto non troverò anche in questa sala nessuno in disaccordo. 

Per affrontare i mercati consolidati e soprattutto per aprire nuove rotte è necessario anche favorire lo sviluppo di piattaforme logistico distributive all’estero per il Made in Italy. Senza snodi per le nostre eccellenze autentiche, ogni sforzo di promozione sarebbe vano in quanto non supportato dal mercato. 
Valorizzare il Made in Italy, poi, significa anche sfruttare meglio l’opportunità che abbiamo quando un turista visita il nostro paese. Per questo puntiamo sullo sviluppo dell’agriturismo, dell’enoturismo e del turismo gastronomico, in coordinamento con Regioni e istituzioni competenti, per garantire maggiori fonti di reddito alle imprese e migliorare i servizi per i turisti italiani e stranieri. 

3) Garantire trasparenza in etichetta
La trasparenza è un valore irrinunciabile. Oltre il 90% dei cittadini italiani ha dichiarato di voler conoscere l’origine della materia prima degli alimenti in etichetta. Per questo sul piano europeo, puntiamo all’allargamento della lista dei prodotti per i quali è previsto l’obbligo di indicazione dell’origine delle materie prime, penso ad esempio alle sperimentazioni fatte in questi anni su latte, formaggi, pasta, riso, derivati del pomodoro. Sul piano nazionale, intendiamo procedere con l’attuazione della norma sull’etichettatura obbligatoria degli alimenti individuando le categorie di prodotto coinvolte e avviando il negoziato con l’Europa, puntando sulla richiesta dei cittadini e sul legame tra qualità e origine come previsto dalle norme UE. Il Regolamento 775 del 2018 non ci soddisfa, per questo chiederemo con urgenza un incontro con la nuova Commissaria alla salute dell’Ue.
Per tutelare i cittadini ed assicurare la tracciabilità dei prodotti alimentari, poi, vogliamo favorire l’utilizzo di tecnologie avanzate, inclusa la blockchain.

4) Garantire legalità e correttezza sui mercati
Commercializzare il cibo palesemente sotto i costi medi di produzione, come sapete, è vietato. Questo fenomeno genera un disequilibrio nei rapporti di filiera che si scarica principalmente sul mancato reddito delle aziende primarie e sul possibile sfruttamento dei lavoratori agricoli. 
Le priorità sono:
– Accelerare il recepimento della Direttiva europea UE 2019/633 sulle pratiche sleali, per tutelare di più e meglio il contraente debole, assicurando effettività ai controlli lungo la filiera e prevedendo il ruolo di Autorità di contrasto in capo all’Amministrazione.
– Confermare l’obbligatorietà dei contratti scritti, e l’ambito di applicazione rivolto a tutti i soggetti della filiera produttiva a prescindere dalla dimensione economica.
– Riformare il quadro penale dei reati agroalimentari, oggi fermo alle norme del codice del 1930 ed alla legge sull’igiene degli alimenti del 1962;
– Rafforzare il sistema dei controlli e delle sanzioni amministrative, in modo da renderli più rapidi, incisivi ed allo stesso tempo meno invasivi verso l’attività imprenditoriale.
Fatemi qui ringraziare le donne e gli uomini dei nostri organismi di controllo dall’ICQRF, Ispettorato centrale repressione frodi, al Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dei Carabinieri, alla Guardia Costiera – Capitanerie di porto. Siamo tra i primi al mondo per qualità e numero dei controlli proprio grazie al loro lavoro. Assicurare la legalità, contrastare le frodi, prevenire i crimini agroalimentari e ambientali sono premesse fondamentali per la credibilità del settore e la sicurezza dei cittadini.

5) Lottare contro il caporalato
Il caporalato è mafia. Come tale va combattuto per garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori e per salvaguardare migliaia di imprese oneste che subiscono la concorrenza sleale di chi sfrutta. Vogliamo lavorare per la piena applicazione della legge 199 del 2016, approvata senza voti contrari anche da molti di voi qui presenti oggi. Dobbiamo attuarla tanto nella parte della repressione quanto nella prevenzione del fenomeno.

Insieme alle Ministre Catalfo e Lamorgese abbiamo stabilito di attivare il Tavolo interistituzionale, che si riunirà il 16 ottobre, e adottare quanto prima il Piano nazionale triennale di contrasto e prevenzione del caporalato.

È necessario aumentare i controlli e il personale dedicato attraverso una collaborazione attiva tra Ispettorato nazionale del lavoro, Carabinieri, polizia locale per intervenire non solo nelle aziende, ma anche nell’impedire il trasporto illegale dei lavoratori.
Dobbiamo prevenire il fenomeno anche semplificando la vita delle imprese agricole, ad esempio favorendo l’utilizzo di nuove forme di intermediazione del lavoro attraverso piattaforme informatiche. Serve garantire il reperimento di manodopera legale in particolare durante i picchi stagionali, perché tante imprese oggi denunciano forti difficoltà su questo fronte.

6) Arginare gli effetti della crisi climatica
La crisi climatica è in atto. L’agricoltura è allo stesso tempo uno dei settori più esposti ai danni provocati dal riscaldamento globale e dall’altro lato uno dei possibili settori di più attivo contrasto alle emissioni di gas serra.

Come detto, l’Italia deve svolgere un ruolo guida in linea con quanto previsto dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. 

Si intende lavorare su:
– Tutela del reddito degli agricoltori colpiti da calamità, attraverso il potenziamento del Fondo di solidarietà nazionale e con un rinnovo degli strumenti pubblici di intervento.
– Diffondere lo strumento assicurativo per proteggere le imprese.
– Valorizzare il ruolo degli agricoltori nella salvaguardia dell’ambiente, anche iniziando a misurare gli effetti positivi di sequestro del carbonio dei suoli e di altri parametri utili.
– Prevenire il dissesto idrogeologico investendo in un Piano decennale sulle infrastrutture irrigue e migliorando così la gestione di una risorsa fondamentale come l’acqua.

7) Innovazione sostenibile
Per rispondere alla crisi climatica serve anche un cambiamento radicale con investimenti sull’innovazione sostenibile. La sostenibilità deve essere basata su tre pilastri: economica, sociale e ambientale. Bisogna passare da un’economia lineare, il cui destino finale è il rifiuto o lo spreco, a una vera economia circolare. Ci sono alcune parole chiave:
– Agricoltura di precisione. È necessario sostenere i progetti di diffusione di queste tecnologie per una migliore gestione dei suoli, degli allevamenti, dell’acqua per irrigare. La tecnologia al servizio dell’ambiente.
– Ricerca. Investire nella ricerca pubblica per tutelare le colture tradizionali italiane, anche alla luce del necessario adattamento climatico.
– Biologico. Si intende valorizzare le produzioni biologiche che vedono una crescita costante degli ettari dedicati alla coltivazione ora arrivati a 2 milioni, degli operatori che raggiungono quasi le 80mila unità e dei consumi nazionali. Oltre alla legge sul biologico che ho già citato, daremo nuovo impulso alla diffusione delle mense biologiche certificate nelle scuole e priorità al rafforzamento dei controlli contro il falso bio e alle frodi, anche internazionali, che rischiano di compromettere il legame fiduciario col consumatore. 
– Lotta agli sprechi alimentari. Un terzo del cibo prodotto nel mondo viene sprecato, con un fenomeno che solo in Italia vale 12 miliardi di euro. Bisogna rilanciare il lavoro avviato con la Legge 166 del 2016,  nella riduzione del fenomeno nelle filiere produttive e di educazione delle famiglie, tenuto conto che il 50% dello spreco avviene dentro le mura di casa. Vogliamo rilanciare anche il ruolo del Ministero in materia e nelle prossime settimane è mia intenzione convocare il Tavolo di contrasto agli sprechi alimentari e di assistenza alimentare agli indigenti per un confronto con i componenti e per stabilire un cronoprogramma dei lavori.
– Energia. L’economia è davvero circolare se trasforma lo scarto in risorsa. In agricoltura significa investire nelle bioenergie, valorizzando i sottoprodotti e puntando sulle rinnovabili.

8) Difesa del suolo agricolo
Contrastare l’abbandono e la cementificazione del suolo fertile. È tempo di passare dagli impegni ai fatti. L’Italia ha bisogno di terreni da destinare alla produzione di cibo, visto che non raggiunge l’autoapprovvigionamento in molti settori. Difendere il suolo, significa coltivare futuro. Credo che approvare la legge contro il consumo di suolo sia una scelta politica non rinviabile. Se ne discute da anni è ora di metterla in pratica.

Abbiamo da valorizzare uno strumento come la Banca delle terre. Bisogna avviare con urgenza in tutto il territorio italiano un censimento delle terre abbandonate o incolte, registrarle nella Banca delle terre e farle tornare produttive dando priorità a giovani e donne che vogliano diventare imprenditori agricoli.

Le aree interne e montane devono essere al centro delle politiche del ministero, tenuto conto delle particolarità di questi territori e della necessità di contenere il fenomeno di spopolamento in atto. 
Sul fronte delle foreste, in un mondo dove si bruciano milioni di ettari di boschi come accaduto in Siberia o in Amazzonia, l’Italia deve puntare a curare e valorizzare i propri boschi attraverso il Piano forestale nazionale coordinato con gli obiettivi europei del settore. La filiera bosco-legno è strategica per investire nell’economia circolare.

9) Agricoltura sociale
Ritengo la legge 141 del 2015 una conquista importante, perché per la prima volta è stata definita e valorizzata l’agricoltura sociale. C’è molto ancora da fare. È assolutamente necessario proseguire sulla strada della multifunzionalità delle imprese, enfatizzando attività come l’agriturismo o gli agriasili e agrinidi. Ma soprattutto vogliamo supportare i progetti di inclusione sociale, perché l’agricoltura possa rappresentare un’occasione per includere i soggetti più deboli, come dimostrano tantissime esperienze in giro per l’Italia che vanno rafforzate. Sarà al più presto convocato il tavolo previsto dalla norma e si valuteranno insieme i passi da compiere in questa direzione.

10) Pesca
Vogliamo tutelare gli interessi e il reddito dei pescatori italiani. Per farlo è necessario lavorare su tutti i tavoli che compongono il complesso sistema di governance di questo settore a partire dal livello europeo e in ambito FAO. È fondamentale sostenere e rafforzare gli strumenti a disposizione dell’Italia per promuovere il proprio interesse nazionale. La posizione centrale dell’Italia nel bacino del Mediterraneo va infatti ribadita, promuovendo il suo ruolo di guida e interlocutore privilegiato degli altri Paesi rivieraschi, siano essi membri UE o meno.

  Nell’ambito di attuazione della Politica Comune della Pesca, l’indirizzo italiano è quello di sostenere le iniziative di salvaguardia delle risorse ittiche in maniera critica e propositiva, sempre con l’attenzione rivolta all’interesse del comparto nazionale. Ciò non solo in termini di sostenibilità ecologica, ma anche di sostenibilità economica e sociale per imprese e lavoratori, nonché di sicurezza e informazione dei consumatori.  

Crediamo che puntando soprattutto sulla sicurezza delle nostre produzioni e sull’informazione ai consumatori, in un’ottica complessiva di filiera, potranno essere riconquistati spazi di mercato oggi occupati dalle importazioni dai Paesi terzi. 
Devono essere utilizzate al meglio le risorse finanziarie del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP), che vede impegnati assieme le Regioni e l’Amministrazione centrale che è l’autorità di gestione. Sul punto credo sia importante sottolineare il conseguimento dell’obiettivo N+3, che ha permesso all’Italia di non perdere fondi.

Conclusioni
In conclusione spero di aver potuto rendere qui un quadro il più completo possibile delle azioni che intendo portare avanti con il massimo impegno. Consentitemi due ultimi passaggi. Uno riguarda il Ministero. È mia intenzione provvedere quanto prima a completare la riforma del Dicastero per potenziare il lavoro amministrativo, avvicinare gli uffici alle imprese, valorizzare le professionalità di tantissime donne e uomini nei diversi ruoli e responsabilità. Avremo bisogno sempre di più anche di energie giovani, di un ricambio generazionale che deve riguardare anche l’Amministrazione perché possa stare al passo dell’innovazione del settore. 

Un ultimo punto riguarda la semplificazione. Nessuno degli obiettivi citati si affronta senza questo. Semplificare è la prima parola che ognuno di noi ascolta da qualsiasi interlocutore del settore. Semplificare è anche una delle missioni più complicate a livello politico. Perché se l’etichetta della burocrazia è semplice da evocare, è molto complicato eliminarla. Su questo non vorrei prendere impegni generici. Credo sia il momento di aprire la possibilità alle aziende di segnalare direttamente e puntualmente quali circolari, quali adempimenti vanno a far sì che più che coltivare cibo, gli agricoltori facciano crescere montagne di carta. 

Ad esempio chiedendo loro più volte dati che sono già in possesso di una Amministrazione pubblica. Su questo aspetto dobbiamo intervenire il più rapidamente possibile, anche grazie alla tecnologia, con la condivisione dei dati tra articolazioni dello Stato. 

Togliamo il freno al sistema agroalimentare italiano, io ci credo. Sono certa che potremo contare su una leale collaborazione con tutti voi, nell’interesse di migliaia di aziende che aspettano soluzioni e risposte.
Grazie a tutti per la vostra attenzione.
Fonte : Mipaaf

RIFORMA DELL’AGEA
“In questo modo rafforziamo l’efficacia e l’operatività di AGEA, razionalizzandola, perché possa rispondere più coerentemente alle esigenze del mondo agricolo e delle imprese”.
Così la Ministra Teresa Bellanova commenta il via libera nel Consiglio dei Ministri alla Riforma dell’Agea.
Un provvedimento che ridisegna il riparto di competenze tra Ministero e Agenzia, anche su controlli, gestione e sviluppo del Sistema Informativo Agricolo Nazionale, e individua ruolo e funzioni della SIN Spa, da adesso integrata con Agecontrol in una società in house controllata da Ministero e AGEA.
Rimodulato nell’iter grazie ai significativi apporti della Conferenza Stato-Regioni e delle Commissioni Agricoltura di Camera e Senato, il testo approvato chiarisce, tra l’altro, che tutti i dati raccolti per la gestione e lo sviluppo del SIAN sono di titolarità esclusiva del Ministero e anche di AGEA, regioni, province autonome di Trento e Bolzano, Organismi Pagatori. Inoltre indica l’opportunità di prevedere l’integrale conservazione dei rapporti giuridici ed economici del personale dipendente di Agecontrol che confluirà nel SIN.
Fonte : mipaaf

NUOVO GOVERNO DELLA REPUBBLICA
Oggi il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto dal Presidente del Consiglio Prof. Giuseppe Conte la lista dei componenti del prossimo Governo, che ha prestato giuramento, al quale la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica sono chiamati a votare la fiducia nei giorni 9 e 10 settembre p.v.

AUDIZIONI INFORMALI
PROFESSIONALMENTE IMPORTANTE
Come abbiamo preventivamente comunicato nei giorni 5,12 e 21 del mese di giugno la XIII Commissione Agricoltura ha tenuto le programmate audizioni dei Consigli Nazionali dei Dottori Agronomi e Forestali, degli Agrotecnici e dei Periti Agrari che hanno trasmesso le relazioni qui allegate.

COMMISSIONE AGRICOLTURA
AUDIZIONI INFORMALI

PROFESSIONALMENTE IMPORTANTE
Oggi 12 giugno 2019, nell’ambito dell’esame delle proposte di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio di riforma della politica agricola comune (PAC) per il periodo 2021-2027 ( COM(2018)392 final, COM(2018)393final e COM(2018)394 final):
– Ore 14.30: audizione di rappresentanti del Consiglio dell’ordine nazionale dei dottori agronomi e dei dottori forestali (Conaf) e del Collegio nazionale degli agrotecnici e degli agrotecnici laureati
– Ore 15: audizione di rappresentanti dell’Associazione nazionale condifesa (AS.NA.CO.DI.)
– Ore 15.30: audizione di rappresentanti dell’Associazione rurale italiana (ARI)
Gli atti  (reperibili al link) trattano :
Atto numero: COM (2018) 392
“Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO recante norme sul sostegno ai piani strategici che gli Stati membri devono redigere nellambito della politica agricola comune (piani strategici della PAC) e finanziati dal Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA) e dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e che abroga il regolamento (UE) n. 1305/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (UE) n. 1307/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio”

Atto numero: COM (2018) 393
“Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO sul finanziamento, sulla gestione e sul monitoraggio della politica agricola comune e che abroga il regolamento (UE) n. 1306/2013”

Atto numero: COM (2018) 394
“Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO che modifica i regolamenti (UE) n. 1308/2013 recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli, (UE) n. 1151/2012 sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari, (UE) n. 251/2014 concernente la definizione, la designazione, la presentazione, letichettatura e la protezione delle indicazioni geografiche dei prodotti vitivinicoli aromatizzati, (UE) n. 228/2013 recante misure specifiche nel settore dell’agricoltura a favore delle regioni ultra periferiche dell’Unione e (UE) n. 229/2013 recante misure specifiche nel settore dell’agricoltura a favore delle isole minori del Mar Egeo ”

alle 14.30 http://webtv.camera.it/evento/14556

PROFESSIONALMENTE IMPORTANTE COMMISSIONE AGRICOLTURA
AUDIZIONI DI ORDINI NAZIONALI E ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA SU PESCA E ACQUACOLTURA –
Ieri mercoledì 5 giugno, alle ore 15, in Commissione XIII Agricoltura, si è svolta un’audizione informale di rappresentanti del Consiglio dell’ordine nazionale dei dottori agronomi e dei dottori forestali (Conaf), del Collegio nazionale degli agrotecnici e degli agrotecnici laureati, di Agriturist – Associazione nazionale per l’agriturismo, l’ambiente e il territorio, di Turismo Verde e dell’Associazione Terranostra – Agriturismo e ambiente, nell’ambito dell’esame della proposta di legge Gallinella recante disposizioni per la semplificazione e l’accelerazione dei procedimenti amministrativi nelle materie dell’agricoltura e della pesca nonché delega al Governo per il riordino e la semplificazione della normativa in materia di pesca e acquacoltura.
Ci auguriamo che l’assenza dei Periti Agrari sia solo un refuso di stampa e che la nostra presenza sia divulgata nei contenuti dell’audizione, altrimenti c’è da riflettere sul perché della nostra assenza e chiederne al CNPA le motivazioni .  vai al link https://webtv.camera.it/evento/14509
https://www.youtube.com/watch?v=qsboxJeWDFc#action=share


AsPerA

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